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Proverbi africani: la sofferenza

Inserito da on 28 novembre 2018 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro  

Cominciamo oggi un affascinante viaggio insieme ai PROVERBI AFRICANI. Ci farà entrare più profondamente nell’anima africana. Un aiuto ci verrà dato dal libro di J.SHAMUANA MABENGA, L’Africa che canta la vita, ed. Edupa-Roma.2006. L’autore, originaria del Congo RDC, vive e lavora in Italia da molto tempo.  E ha studiato anche all’Università di Padova, oltre che a Roma. Ci aiuta a capire la FUNZIONE SOCIALE DEI PROVERBI.

Essi parlano di tutti gli uomini e di ognuno nell’ottica africana, in tutti gli aspetti della vita. Dipingono verità universali, generali e circostanziate. Contengono la sapienza che emettono. Tutti in Africa vivono di proverbi, ne sono golosi. Il proverbio è la via più corta per raggiungere la mente e il cuore dell’uomo africano. Viene utilizzato da tutti (nelle omelie,  nei discorsi dei politici, nelle sentenze dei giudici…).

Essi custodiscono il codice sociale e giuridico dei cittadini africani. Sono la SINTESI della TRADIZIONE, condensando in poche parole tutto il vissuto di una società. Parlano dell’esperienza di vita quotidiana, dicono il fatto così come dicono il diritto, il bene come il male, la convinzione come lo scetticismo. Per capirli occorre una mente semplice. Ad esempio se una stessa norma (modo comportarsi) è rappresentata da molti proverbi (come rispettare il capo, la vita, come comportarsi nel villaggio…), vuol dire che è importante nel modo di vivere di quel popolo. Può essere sotto forma di consiglio, di legge, di ordine.

Come dicono gli Yoruba, “il proverbio è il cavallo della parola. Quando la parola si perde, il proverbio la ritrova”. Viene utilizzato spesso per chiudere un discorso.  Un giovane non continua più a discutere con un anziano  che dice “Il ferro non discute con il martello” (cioè discussione terminata). Il proverbio non viene più dall’individuo, ma è un modo di trasmettere la saggezza degli antenati e aiuta a far vivere nel mondo che viene da lontano. Infatti “Ogni uccello prende le piume di suo padre”. Il proverbio rimanda ad un ordine dei fatti, consuma l’attenzione dell’uditore e lo lascia alla sua riflessione. Fa capire all’individuo una situazione che non gli piace, ma non in modo diretto. In sintesi i proverbi sono la vita, fanno la vita. Passo dopo passo entreremo in tanti aspetti della vita. Sarebbe interessante, leggendo i proverbi, di fare un confronto con quelli ascoltati nella nostra giovinezza e che sono ancora presenti nella nostra cultura (attraverso racconti, favole…). Partiamo dal primo aspetto,  che è quello della SOFFERENZA.

Sappiamo che l’uomo non vuole soffrire, eppure è una esperienza che tutti, prima poi, facciamo. Il dolore può essere: fisico, morale, psicologico… L’uomo così scopre la sua posizione particolare nel mondo e il dolore non è uguale per tutti. I proverbi lo aiutano a sopportare la sofferenza e viverla come un’esperienza naturale per ogni uomo. Eccone alcuni. “Nessuno può dimenticare il giorno in cui fu bagnato dalla pioggia (Bamilèkè, Camerun).  In effetti, le sofferenze più atroci sono difficili da dimenticare. Spesso segnano tutta l’esistenza di una persona e se non accettate bene, possono portare a delle conseguenze gravi. Così come ci ricorda un altro proverbio “E’ meglio che ridano di voi, perché allora continuate a vivere; quando vi piangono, avete perso la vita” (Luluwa, Congo RDC). Qui ci viene detto che è meglio essere oggetto di umiliazioni, piuttosto che di sofferenze fisiche, capaci di portare alla morte. Certe non tutti possono arrivare a capire questo. Per concludere, ne citiamo un altro “La spina nella carne di un’altra persona è più facile da levare” (Hutu, Rwanda).  In effetti è facile capire la sofferenza di un’altra persona, invece capire la propria è la cosa più difficile. Punti di vista diversi? Proviamo a pensarci.

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