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La vignetta di Arnaldo Amabile

Inserito da on 21 giugno 2010 – 09:1747 Comments

47 Comments »

  • don alfonso d'alessio scrive:

    La notizia del coinvolgimento del Cardinale Sepe nelle indagini fa tristezza anche in riferimento all’uso propagandistico e generalistico che se ne farà, e la vignetta ne è squallido esempio. Essere indagati non vuol dire essere già condannati. Questa certezza e il rispetto di essa non può farci comodo a seconda dell’utilità per le nostre idee. Tutti, laici e credenti, dovremmo sperare nell’innocenza del cardinale e comunque dovremmo giudicare solo a fatti accertati, altrimenti ci omologhiamo allo stesso andazzo che critichiamo. Un motivo di più per rimboccarci le maniche al fine di far risplendere il volto raggiante della Chiesa. immaginate un mondo senza di essa? Io purtroppo lo immagino e non sarebbe certo bello. Pace e bene.

    don alfonso d’alessio
    presbitero

  • Arnaldo Amabile scrive:

    Reverendissimo Monsignore,

    leggo il Suo intervento e ne rispetto il risentimento. Tuttavia dirò subito che la Sua tristezza è anche mia perché figure come quella del Cardinale Sepe meritano di essere idealizzate. Purtroppo talvolta i fatti ci dicono il contrario (o quasi).

    L’Arcivescovo di Napoli si è proclamato innocente (e devo credergli) come credo sia “innocente” la vignetta, nella quale Sua Eminenza appare non in paramenti sacri, nella celebrazione di solenni riti liturgici, bensì in un’istantanea di quotidianità manageriale. Lo spunto satirico è peraltro -credo- rispettoso di un miracolo che affascina milioni di fedeli, ma che attira anche l’incredulità -legittima- di chi cerca il trionfo della ragione.

    Come Lei, io spero che la Chiesa sia sempre di esempio. Confido anche nell’uscita immacolata del Cardinale Sepe dalla vicenda dell’avviso di garanzia, potendo alfine levare al Cielo la preghiera di ringraziamento “Laudetur Jesus Christus”.

  • don alfonso d'alessio scrive:

    La ringrazio per la promozione a Monsignore. Conosce la differenza tra un semplice prete e un monsignore? Nessuna, solo che il Monsignore non lo sa. Io per fortuna non posso nemmeno far finta di non saperlo. Notevole e arguta la Sua risposta che tuttavia non ha colto il mio sentimento che è ben lungi dall’essere di risentimento ma bensì di stupore rispetto a ciò che lei considera “spunto satirico … rispettoso”. Proprio perchè il Sangue del Santo attira fedeli e increduli io l’avrei lasciato a chi cerca il trionfo della ragione, e da essa si fa accecare, e a chi cerca con l’umiltà di superare gli stessi limiti della ragione e vedere oltre il materiale. Ma sono legittimi punti di vista che dovrebbero misurarsi con l’oggettività del pudore. La saluto cordialmente e mi raccomando alle Sue preghiere. Pace e bene.

    don alfonso d’alessio
    presbitero

  • Arnaldo Amabile scrive:

    Reverendo Don Alfonso,

    apprezzo la Sua disponibilità al dialogo e il dono di sintesi sui grandi temi fede e ragione.

    Circa la differenza tra un prete e un monsignore ho la convinzione che un umile sacerdote può essere migliore di un acclamato porporato o principe della Chiesa che dir si voglia.

    Lieto della possibilità di confronto che ha inteso offrirmi, La ringrazio e saluto con viva cordialità.

  • don alfonso d'alessio scrive:

    La battuta che ho inteso riferirLe sui monsignori evidenziava proprio uanto afferma. Condivido pienamente. Sono un profondo estimatore di don Tonino Bello che casomai non conoscesse La invito ad apprezzarlo. E’ stato vescovo vero pastore, povero e ricco della Grazia di stato del Suo Ministero.

    Sono io a ringraziare Lei che mostra di essere persona gentile e aperta all’onesto confronto. La saluto assicurandoLe la mia preghiera e raccomandandomi alle Sue. Pace e bene.

    don alfonso d’alessio
    presbitero.

  • civetta scrive:

    Chissà perchè,Io riesco ad immaginare un mondo senza le chiese e…. sinceramente lo trovo più bello, specie quando la chiesa non si fa più esempio del messaggio evangelico perchèle sue sono solo parole che ormai non toccano più nessuno.La religiosità è dentro di noi e non è certo con la chiesa che siamo più o meno buoni o più o meno cristiani. Ci sono tanti atei che danno esempio di comportamento cristiano meglio di tanti cristiani praticanti o meglio di tutte le cariche ecclesiastiche messe insieme.L’unico vero scopo della chiesa è sempre stato il potere temporale e lo vediamo tutti giorni, per non parlare di altro…
    Perciò, gentile Don Alfonso, siamo stufi di prediche,specie quando il pulpito non è più adatto. L’avete fatto per troppo tempo, adesso basta.Non siamo più nel medioevo.Abbiate voi l’umiltà di guardarvi un pò dentro e per una volta tanto fatevi voi l’esame di coscienza! Distinti saluti da un’ex cristiana praticante e devota.

  • civetta scrive:

    A proposito del Cardinale Sepe trovo che sia bellissima la descrizione che ne fa Lidia Ravera su L’Unita’ del 23 giugno:”…Volto tondo, morbido, eccedente, illuminato da occhietti guardinghi.Sull’abito: strati di raso e seta, gonfiati da una protuberanza che suggerisce il buongustaio più del penitente. E il mercato più del Vangelo.”

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Gentilissima Civetta, Non c’è da immaginare un mondo senza chiesa, basta osservare i frutti della scristianizzazione e del relativismo imperante che lei incarna nei suoi scritti per vedere, e non immaginare, un mondo senza chiesa. Ha ragione quando ci invita ad un esame introspettivo, ma mi permetto di notare che l’esame reale e onesto è possibile dall’interno, restando nella realtà ecclesiale e non ponendosi come “ex cristiana praticante e devota”. Mi permetta di provocarla dicendo che lei può dichiararsi tale perchè molto probabilmente non ha assaporato mai l’identià vera del cristiano che nasce non solo dalla pratica ma dal contatto interiore e pubblico con Dio ci cui la pratica ecclesaiale è naturale conseguenza. Generalizza, e questo già di per se è poco corretto, ma la cosa più ingiusta è l’ingiusta detrazione di meriti che lei opera per quanti nella chiesa (cariche ecclesiastiche, laici, missionari, santi) operano con deidzione e sacrificio personale vissuto nel silenzio. Andrebbe precisato anche il concetto che lei tocca ma esprime in malo modo circa la religiosità e il cristianesimo. Prescindere dalla chiesa vorrebbe infatti dire seguire formalmente Cristo ma non vivere i Suoi insegnamenti tra i quali vi è: “Su questa pietra edificherò la mia chiesa”, e per sua buona pace continua affermando che le porte degli inferi non prevarranno su di essa. La nostra colpa è che il cattivo equilibrio che raggiungiamo tra la realtà temporale e l’annuncio del messaggio evangelico ha tolto smalto all’anticonformismo delle prediche verso il conformisco cui lei sembra soggiacere pacificamente. Demagogico, conformistico e di cattivo gusto è il contenuto del riferimento cui si richiama nel secondo suo messaggio. La saluto con ossequio e le auguro di potersi dire un giorno cristiana perchè ha incontrato il trasformante amore di Cristo che le farà nascere solo dopo l’esigenza doverosa della pratica religiosa. Pace e Bene.

    don alfonso d’alessio
    presbitero

  • civetta scrive:

    Gentile Don Alessio, la ringrazio per l’attenzione che ha dedicato al mio post. Vorrei sottolineare però alcune cose: Primo, la vita è un continuo “divenire” e dunque non riesco a vederla cristallizzata come pretende la Chiesa; ma non mi voglio soffermare su queste disquisizioni.Secondo, la invidio per tutte le sue certezze, perchè io vivo solo di dubbi.Però le chiedo di aver l’umiltà di non permettersi di esprimere giudizi sulla mia interiorità, nè tantomeno sul mio rapporto con Dio.Questo appartiene solo a ME e a Dio!!! Il contatto “pubblico” con Dio appartiene all’esteriorità e perciò ad un piano subordinato al primo.
    Terzo,Io non intendevo affatto generalizzare.Ho sempre apprezzato, ammirato e difeso, e continuerò a farlo, tutti quelli che nel mondo hanno operato mettendo a disposizione la propria vita a servizio degli altri, come anche chi vive semplicemente in modo onesto. Ma tra questi ci sono anche tanti laici,che la Chiesa ci tiene ad ignorare o addirittura a denigrare, di sicuro a giudicare.”Credere, o non credere, non significa disonestà: la disonestà è professare di credere in qualcosa in cui non si crede davvero”.Io penso che ognuno nei confronti di Dio debba essere quello che è e sentirsi libero di farlo senza essere per questo giudicato. Credo che sia proprio la “superbia” uno dei mali che affligge la ns Chiesa e che la sta distruggendo dal di dentro.Si ricordi inoltre che, di cattivo gusto, non è il mio messaggio, bensi le azioni abominiose di cui la chiesa troppe volte si macchia e si è macchiata nel corso della sua storia.Se vuole, la mia è anche rabbia e amara delusione!Io ho bisogno di sentirmi parte di una Chiesa che segua l’esempio di Cristo Salvatore, umile, accogliente, onesta,povera tra i poveri; una chiesa che non avalli il malcostume del potere,l’operato dei potenti mascalzoni e immorali stando dalla loro stessa parte per interessi di parrocchia, anzichè dalla parte dei più deboli e dei valori cristiani; una chiesa che soprattutto non approfitti dei minori pretendendo anche di sottrarsi al giudizio di un tribunale civile( il vs Sant’uffizio funzionava per tutti!!). Come si dice dalle mie parti, una Chiesa che (in italiano):”ha un orecchio per i buoni e uno per i fessi” non è la mia chiesa! Con grande rispetto, la saluto distintamente!

  • civetta scrive:

    Chiedo scusa, ma Per la fretta ho sbagliato il nome: Gentile
    DON ALFONSO D’ALESSIO….

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Gentilissima Civetta, ha ragione nell’affermare come diceva già Eraclito che la vita è un continuo divenire. Potrebbe dunque la chiesa cristallizzarsi e impedire il divenire? Se ha ragione nella premessa della sua affermazione cade in errore nella conclusione per oggettivi motivi e perchè la vita della chiesa stessa come Popolo di Dio in cammino è ontologicamente orientata l divenire che troverà compimento nell’eternità beata. Le mie certezze non sono propietà esclusiva ma possono appartenere a tutti perchè si trovano in Cristo che è Via Verità e Vita. Questo mi aiuta a vincere i dubbi ch pur mi assalgono. Ma il dubbio lascia aperte due vie: l’approfondimento e dunque l’inevitabile crescita oppure il pigro decadimento interiore. Commette un secondo errore, mi perdoni se lo sottolineo, che è comune alla cultura contemporanea. La confusione ciè che si opera tra umiltà e omertà, tra superbia e silenzio colpevole. Tento brevemente di spiegarmi. La chiesa non giudica mai l’interiorità della persona cha attiene al foro interno e che sicuramente giudicherà con maggiore cognizione di causa il Padre Eterno, piuttosto giudica le azioni. Il buon frutto è dato dall’albero buono e mai vicecersa. Ma il rapporto con Dio non è mai intimstico e privato, sicuramente ha una componente privata che è di base, ma si apre sempre al pubblico e dunue alla testimonianza. Infondo quando lei giudica pesantemente le azioni della chiesa, ahimè a volte a ragione, non esprime parere su una componente pubblica che mal legittima la componente interiore? Altimenti di cosa parleremmo? Di aria fritta e faremmo solo chiacchiericcio inutile. Similmente io non ho inteso avere la superbia di giudicarLa bensì, da pastore, di spronarla e provocarla affinchè ciò a cui anela, e cioè a sentirsi parte della chiesa “positiva” potesse avere anche in lei e grazie a lei una fioritura e non restare un pio desiderio di chi delegittima la sua azione degradandola a demagogia perchè si tira fuori dall’agone. Dice male anche quando afferma che la chiesa critica i laici seriamente impegnati. Le risulta che in altro periodo storico ci siano state canonizzazioni e dunque riconoscimenti di santità di tanti laici come in queato tempo? Ha visto i doni dello Spirito quanti movimenti e associazioni ecclesiali ha fatto fiorire che la chiesa apprezza e incoraggia? Mi sorprende davvero la sua posizione perchè denota attenzione, sensibilità e desiderio di santità e si perde in giudizi, questi sì poco umili, verso la chiesa di cui lei è parte prediletta. Ammiro, e la invito come tento del resto di fare io, a farsi portavoce dall’interno delle giuste istanze che sprime circ l’auspicio di una chiesa libera dal potere temporale e che scelga gli ultimi e i poveri. Conco0rdo pienamente con lei, anzi la esorto a venirmi a trovare in parrocchia e lavorare insieme su uesto campo. Prima le farò costatare quanti confratelli presbiteri si impegnao già in questo. Umiltà dunque non significa rinunciare alla funzione di educare ma l’esatto contrario.Così come superbia non è non dare un giudizio che avolte può risultare anche duro alle nostre orecchie che amerebbero il compiacimento. ma piuttosto dare un giudizio con il criterio dell’amore. E infine carissima Civetta, nessuno ha fatto coincidere il non credere con la disonestà. Io personalmente credo che non si possa relegare il rapporto con Dio al “sensazionalismo” del tipo: me la sento vado in chiesa, non me la sento non ci vado. L’amore non è mai part time, ma gratuito e totalizzante. Lei ama chi ama in modo part time? allora perchè dovrebbe usare uesto metro legittimandolo con Dio? L’aspetto. Pace e bene.

    don alfonso d’alessio
    presbitero

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Si figuri capita a molti. piacerebbe anche a me chiamarla per nome, infondo scrivere “gentile Civetta” non è piacebole ;)

  • Arnaldo Amabile scrive:

    E’ di grande soddisfazione constatare che una semplice esercitazione satirica abbia favorito l’incontro, su “fronti” opposti eppure idealmente legati, di due grandi intelligenze.

    Vorrei conoscere l’erudito “sacerdos” al passo con i tempi e la “pasionaria” pur ricca di fede.

    Un cordiale abbraccio nella certezza che c’è molto da apprendere dal pensiero dell’Uno e dell’Altra.

  • civetta scrive:

    Scusi, don Alfonso, ma l’andare in chiesa non è e non dovrebbe essere il metro di misura per sapere se uno è o non è un vero cristiano. Ciò alimenterebbe solo l’ipocrisia e una fede svuotata della sua essenza.Un essere umano può essere portato a fare del bene anche senza finalizzarlo alla vita eterna, al paradiso e cose di questo genere:questo sarebbe un amore quantomeno “opportunista”, calcolatore nei confronti di Dio.Amore, per me , non significa mercimonio.Io voglio credere ad un amore spontaneo, libero,puro perchè lo sento come PERSONA prima ancora che come CRISTIANO.Non mi va di immaginarmi un dio isolato nell’alto dei cieli che giudica severamente operando continue divisioni: buoni cattivi, cristiani noncristiani,destra sinistra,santi nullità,VERITA’ bugia, e che si lascia spesso tirare per la giacchetta da chi nel suo nome compie le peggiori stragi nel mondo.Dio non può essere questo e non possiamo avere la pretesa di conoscerlo perchè altrimenti saremmo DIO quanto Lui: in questo consiste la superbia della religione.Dio è dentro di noi e ci dobbiamo impegnare a testimoniarlo con le nostre azioni tutti i giorni perchè Dio io lo scopro nel mio prossimo non nel regno dell’alto di cieli.Non mi interessa la vita eterna: devo essere testimone di rettitudine in questa vita. Io credo all’uguaglianza degli uomini e all’affermazione dei diritti umani per tutti.Io credo al detto indiano secondo cui “tra tutte le strade che l’uomo ogni giorno percorre, l’unica che porta a Dio è quella che porta all’Uomo!” Tutto il resto è religione!

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Conoscermi è semplice, opero nella parrocchia di S. Eustachio nell’omonimo quartiere di Salerno e la sera sono quasi sempre in chiesa. Potremmo prendere un caffè insieme e coinvolgere anche Civetta. Sarebbe un piacere, infondo nella Chiesa di oggi un pò di passionarietà non guasterebbe. Vi attendo con gioia. ciao.

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Se non altro la “provocatoria” vignetta dell’Amabile (?) Arnaldo ha avuto il merito di avviare un serrato dialogo tra una pecorella (pardon, una dubbiosa e risentita civetta) smarrita e un presbitero che vorrebbe paternamente, amorevolmente e umilmente ricondurla all’ovile. Potrebbe essere la trama in nuce di un romanzo, magari epistolare, sul rapporto tra interiorità e dimensione pubblica della fede. Anch’io sono persuaso, come don Alfonso, che non è possibile ridurre la fede, quindi il rapporto tra un’anima e Dio, alla sola dimensione dell’interiorità. Va bene che Sant’Agostino raccomandava “rientra in te stesso”, a chi vuole trovare la verità, ma, una volta trovata, è lei stessa che ci fa “trascendere noi stessi”: la verità non vuole (e non può)rimanere nascosta. Altro discorso è quello sulla Chiesa cattolica, oggi. Su questo tema attualissimo, tutto è, mi pare, “in divenire”.
    Un sincero ringraziamento da Fulvio Sguerso

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Gentilissima Civetta, posso osare chiederLe di togliermi una curiosità? Perchè nei suoi incisi pone delle premesse stupende che poi indirizza a conclusioni inefficaci? Non se la prenda a male, ma con amore fraterno mi tocca risponderLe confutandola anche questa volta. Eppure vedo che condividiamo le stesse passioni per i diritti dell’uomo e la vita retta già da quì giù, cose che sto con fierezza pagabndo personalmente e che ho reso caratterizzanti nella mia vita. L’andare in chiesa non è unità di misura del prorpio essere essenzialmente cristiano. Ma ritenere di essere cristiani senza andare in chiesa è possibile solo col beneficio della buona fede in chi lo asserisce. Esempio banale ma efficace. Se io dicessi che con lei sono legato da amicizia fortissima sarebbe questo credibile visto che non ci siamo frequentati mai? E’ senz’altro credibile che io l’ami come una sorella ma il rapporto di amicizia e la messa in pratica di tale amore. Dunque similmente dire di amare Dio e non praticare tale amore è come dire che amo platonicamente il signore ma non incide concretamente nella mia vita, e l’amore platonico è più facile dell’amore coinvolgente. Da dove nasce l’impossibilità dell’equivoco? E’ Gesù e non noi preti a dire: Fate questo in memoria di me. E’ Dio a dire Ricorda di santificare le feste. Ergo…. Affermare come fa lei di voler credere in un “amore spontaneo” è contraddizione in termini pura. Infatti l’amore, quello vero e credo che almeno su questo siamo in armonia riconoscendo l’amore di Cristo come autentico, è per forza spontaneo. Si immagini che Dio ama così tanto la libertà da averne fatto il dono più grande per noi, rispettandola a tal punto da non abbandonarci nemmeno quando lo tradiamo e lo cacciamo dalla nostra vita per esempio con una fede “sensazionalistica”. E’ in uesto amore che non esise più e giudeo ne greco ne bianco ne nero etc etc. E’ in questa fede che si trova l’unità pur nelle oggettive diversità perchè ciò ch unisce e permette il rispetto delle diversità vissute come carismi e doni èm l’amore cristiano e non filantropico. Quest’ultimo si scontra con l’oggettivo limite del fermarsi all’uomo inteso come proprio simile e non come fratello perchè figlio di Dio. Superare la filantropia significa non vedere come il proverbio indiano l’uomo come termine ultimo di tutte le strade, bensì vederlo al centro del Creato, posto l’ da Dio affinchè fosse via per giungere a Dio. Im creato narra di Dio e l’uomo è stato fatto poco meno degli angeli. Ecco la grandezza del prossimo nostro da amare come noi stesso, ecco perchè ha ragione quando dice che nell’uomo si scopre il volto di Dio: ogni volta che farete qualcosa alm più piccolo è come se l’aveste fatta a me. Brava, non si immagini Dio isolato nell’alto dei cieli, nessuno, tanto meno la Chiesa le dirà che Dio è “monos”, Dio è Trinità, dunque relazione circolare d’amore che si è incarnato per essere con noi e in noi fino alla fine dei tempi. Grazie ancora della sua stupenda attenzione. ciao ;)

  • civetta scrive:

    Ciao, Amabile. Ricambio il cordiale abbraccio.

  • civetta scrive:

    Grazie dell’invito, don Alfonso. Ma io abito a circa 1000 km di distaza!

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Grazie Fulvio. Mi spiace invece che Civetta abiti così lontano. ma infondo il mondo è piccolo e non si sa mai che un giorno ci incontreremo. Ciao.

  • Arnaldo Amabile scrive:

    Invito accolto Don Alfonso,
    passerò a salutarLa con molto piacere.
    Ho conosciuto la Sua grande nuova Chiesa, originale nell’architettura, nello scorso periodo natalizio. Ero tra il pubblico intervenuto al concerto di Gospel, un genere che si segue davvero con religiosa attenzione. Ricordo che nel complimentarmi con una “negretta” dalla voce stupenda le dissi: “You are my sister”.

    Un saluto in tempo reale a Civetta, così lontana eppure molto vicina. Un saluto, amabile (!), al Prof. Sguerso.
    A presto Don Alfonso.

  • don alfonso d'alessio scrive:

    L’aspetto con gioia. A presto allora. Pace e bene.

  • civetta scrive:

    Buon caffè ad entrambi!
    Se dovessi fare un giro da quelle parti, mi ricorderò di Don Alfonso e probabilmente potremo incontrarci per una cordiale conversazione !

  • Arnaldo Amabile scrive:

    In attesa del “summit” de visu con Don Alfonso questa eccezionale Civetta che entra “Dentro Salerno” da 1000 chilometri di distanza ci parli un po’ della sua vita, dei suoi interessi.
    E’ davvero il caso di dire: “Dentro Salerno” senza confini…

  • civetta scrive:

    Vorrei rispondere all’ultimo post di Don Alfonso (25 giugno 17.07), ma temo di tediarvi, perchè sarebbe troppo lungo,e poi perchè ho poco tempo disponile oggi.
    Purtroppo, caro don Alfonso, le nostre conclusioni non saranno mai corrette perchè sono sempre spettate a voi per diritto divino…!

  • civetta scrive:

    Caro Amabile, non credo che la mia vita sia poi così diversa da quella di tante altre persone:famiglia,lavoro,impegno sociale e ambientale,informazione,letture,interesse per la satira,la poesia,la musica, con gioie( poche,ma grandi) e dolori e amarezze(tante)…
    Non riesco a concepire la vita fatta di stretto privato e senza interesse per quello che va al di là di questa sfera,come spesso vedo fare da queste parti dove abito, al punto che provo sofferenza anche per tutte le ingiustizie che si perpetrano nel mondo. Una curiosità: i nostri amici parlano di noi come CASA DEL POPOLO,perchè nella mia casa c’è sempre un posto a tavola per tutti di qualunqe provenienza (e religione)!

  • lupo solitario scrive:

    gent.ma civetta(le scrivo al femminile perchè penso lo sia), lei dice:”i nostri amici parlano di noi come CASA DEL POPOLO,perchè nella mia casa c’è sempre un posto a tavola per tutti di qualunqe provenienza (e religione)!”.
    Mi permetto di farle un’osservazione: lei ORA pensa, per quel che scrive, in modo giusto.
    Domani potrebbe pensarla ancora come oggi scrive, ma anche in modo diverso.
    Spero di essere stato chiaro.
    E’ Lei, con la sua coscienza(ragione), che decide quale è il bene e quale è il male?
    Ecco la differenza fra una persona perbene e non credente ed un Cristiano.
    Per noi fare il bene è un dovere: siamo LIBERI di FARE il BENE.
    in bocca al lupo

  • civetta scrive:

    Gentile Lupo Solitario (come mai?),
    le chiedo scusa, ma il suo post mi crea un pò di confusione. Potrebbe chiarirmi meglio il suo pensiero, che ad una prima lettura, mi sembra di trovarlo alquanto contraddittorio.Ma non vorrei sbagliarmi.
    Poi vorrei sottolineare che io non mi sono mai definita NON CREDENTE, nè tantomeno NON CRISTIANA,ma solo NON MOLTO PRATICANTE,se vuole, una cristiana POCO ORTODOSSA, perchè ho purtroppo il vizio della ragione che non mi abbandona mai.
    Infine ribadisco che per me FARE IL BENE, rispettare il PROSSIMO non è un DOVERE (che implica l’obbligo della convenienza), è un atteggiamento naturale. Distinnti saluti

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Gentile Civetta (ma perché, detto per inciso e “amabilmente”, una persona così impegnata nel sociale ha scelto come pseudonimo il nome di un piccolo rapace notturno?), come vede la sua garbata polemica epistolare con don Alfonso ha aperto un dibattito sui massimi problemi della fede e della ragione, del pubblico e del privato, del bene e del male. Sono d’accordo con lei quando dice che il bene va fatto perché è bene, non per altro (paradiso compreso). Il bene è premio a se stesso, diversamente è un falso bene, strumentale ad altri “beni” molto terra terra e spesso innominabili. E tuttavia non sarei così drastico nell’attribuire a don Alfonso conclusioni pre-determinate. Certo, un sacerdote è tenuto a osservare i dogmi della sua fede, ma sa, il cristianesimo significa anche liberazione dell’uomo (e della donna) da ogni servitù mondana e persino religiosa (“Il sabato è per l’uomo non l’uomo per il sabato”). Oggi potremmo dire: la domenica è per l’uomo, non l’uomo per la domenica. Inoltre io credo che si debba sempre distinguere, quando si perla di Chiesa, tra Chiesa come corpo vivente di Cristo, e Chiesa come apparato e struttura di potere temporale. Il Vangelo non è destinato al clero, anzi…
    Il romanzo epistolare continua. (E non me ne voglia per la “Civetta”). Un amicale saluto.

  • civetta scrive:

    Quali dogmi? quelli nati con il Concilio di Nicea (325 DC)voluto da Costantino e dallo stesso presieduto? Se proprio,io sto con la Chiesa che va da Cristo fino al 325 , che tra l’altro è la chiesa che ha avuto i suoi martiri…Ricordo che nel Concilio di Nicea, per omologare tutti i cristiiani al “pensiero unico”, sono stati riscritti non solo i Vangeli ma anche la Bibbia. In quello che resta dei 4 Vangeli poi non mi sembra ci sia traccia di distinzione tra una Chiesa come “corpo di Cristo” e Chiesa come “apparato” di una struttura temporale.Quest’ultima, nata dal connubio con il potere temporale,è stata da sempre nei secoli il vero problema della Chiesa dei fedeli.
    (Per quanto riguarda il mio nomignolo, non ci trovo niente di strano nell’avere scelto quello di un animale, la civetta, che io trovo invece bellissimo, enigmatico e soprattutto perchè VIGILA nella notte e noi stiamo attraversando LA NOTTTE DEI TEMPI!). Distinti saluti, prof.Sguerso

  • Arnaldo Amabile scrive:

    @ Civetta /

    Mi permetto di ricordare, a te erudita di Concili e Sacre Scritture (e per restare nel mio campo) che da queste parti la “ciucciuvetta” è un “auciello del malaugurio”…

    Visto che in questo forum c’è già un “lupo solitario” ma anche in considerazione del tuo pessimismo leopardiano sul potere temporale ti proporrei il nickname “passero solitario”, ma solo a vol d’uccello perchè sei davvero in buona e prestigiosa compagnia
    nello scambio d’idee sui massimi sistemi.

    Perciò: adelante, avanti Civetta. Con giudizio…

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Carissima Civetta, spero non le arrechi fastidio il tono confidenziale che assumo, ma l’affetto fraterno che mi sforzo di riservare ad ogni essere umano come figlio di Dio che ne sia consapevole o meno ne esce ancora più rafforzato dall’amicizia epistolare che ormai ci lega. Spero nessuno si tedi quando si parla di Cristo e della Chiesa. Ho letto il suo messaggio del 27 giugno e mi dona l’occasione per toccare un altro tema assai deleterio all’umo contemporaneo e ai sedicenti colti moderni di oggi. Quello del relativismo di pensiero che ahimè intacca anche noi cristiani a tal punto da costringere il Servo di Dio Giovanni Paolo II a parlare di “pensiero deBole”. La Sua affermazione “le nostre consclusioni non saranno mai corrette perchè sono sempre spettate a voi per diritto divino…” stimola alcune precisazioni utili per entrambi. La prima è che mi pare la tipica espressione di chi abdica al dialogo e sembra voler dire che non ha più argomenti per continuare a dialgare, ma allora se così fosse non sarebbe più bello trovare punti fermi di incontro piuttosto che restare nel vago sigillato da frasi che dicono tutto e niente? Ma è proprio questo atteggiamento e modo di dire che non fanno giustizia alla questione secolare delle proprietà della nostra conoscenza, se cioè quest’ultima si ha in modo mediato o immediato, e ci fa pionbare nel relativismo di una verità non più ricercata per cui ognuno la vede come vuole è questo assurge al rango della “propria verità”. Siamo alla negazione autentica del dialogo. Francamente non credo che lei volesse avallare questo sistema di pensiero, immagino più verosimilmente che volesse accusare noi preti ed ecclesiastici in genere di difenderci dietro al fatto di possedere la verità per il fatto stesso di essere “ministri” di Dio. La perdono perchè non mi conosce, ma tengo a sottolineare che io mai predicherei e testimonierei ciò di cui io per primo non ne fossi autenticamente convinto. Vivo ontologicamente il mio essere presbitero e questo me ne fa sperimentare anche tutto il terrore dell’esserne indegno, sensazione non dovuta ad una sorta di falsa umiltà ma alla consapevolezza della grandezza del ministero affidatomi e nello stesso tempo alla costatazione del povero mezzo e strumento umano che sono. Sarebbe atteggiamento poco onesto culturalmente nascondersi dietro lo scudo che lei pavente e i rutti concorrerebbero ad alimentare la confusione che c’è oggi dietro temi di siffatta levatura. Sia dunque certa che il mio parlare è frutto di convinzione personale certo alimentata dalla fede ma persuaso che questa non contrasti con la ragione, anzi. Buone cose e a presto.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria, ma il fatto che propaganda fide gestisca immobili per milioni di euro mi sconcerta.

    Angelo Cennamo

  • civetta scrive:

    Caro don Alfonso, non mi permetterei mai di avanzare dubbi di qualsiasi tipo nè sulla sua persona (che io non conosco) nè in quanto sacerdote convinto della sua missione (che non metto in dubbio e che gode di tutta la mia stima).Nei miei scrtti ho cercato sempre di fare dei riferimenti concreti, pratiici, così come li ha posti il sig. Cennamo.Però vedo che lei devia il discorso con ragionamenti filosofici che, seppur molto interessanti ed importanti, non danno una risposta sodisfacente e dunque non si focalizza il problema. Vorrei che lei fosse altrettanto concreto su certe tematiche.Detto questo
    provo a rispondere su qualche punto da lei posto senza però volere scendere troppo nel ragionamento sofistico, perchè non mi sembra la sede più opportuna.1)Relativismo= pesiero debole,se per pensiero debole si intende PENSIERO SENZA DOGMI io sono per il il pensiero debole o meglio per il PENSIERo LIBERO.Altrimenti come si potrebbe parlare del dono del LIBERO ARBITRIO senza LIBERO PENSIERo?
    2)Conclusione ultima sempre vs: la religione e dunque la Chiesa per sua natura ha sempre “preteso” l’ultima parola sulla vita e sulla morte dell’individuo in quanto tramite della parola di Dio. Quindi è difficile rinunciare a un attaggiamento atavico (ma non c’è in questo nessun attacco personale!).3)proverbio indiano:vuole esprimere proprio quello che lei ha sottolineato e cioè l’Uomo come massima espressione del creato,( quindi tramite per arrivare a Dio,) di cui è parte integrante.Da qui scaturisce il rapporto uomo-natura vista quest’ultima come fonte di vita, come madre generatrice e non come risorsa da sfruttare selvaggiamente.Oggigiorno, possiamo dire, assistiamo ad unatotale mancanza di rispetto sia verso l’uomo che verso la natura.Probabilmennte la chiesa nei suoi oltre 2000 anni di storia non ha fatto abbastaza in questo senso o ha svolto male il proprpio ruolo.E’ una domanda che possiamo porci? La ringrazio per il suo tono amichevole nei mie confronti e le chiedo scusa se il mio tono a volte sembra poco adeguato e più diretto, ma ciò non toglie la mia stima nei suoi confronti e nella sua opera di missione.Grazie per l’attenzione che mi dedica e grazie per quello che fa.

  • civetta scrive:

    @ Amabile
    Anche io so che la “ciucciuetta” porta “sfiga”, ma è solo un esempio di pregiudizio nei confronti di un animale bellissimo dallo sguardo fisso, indagatore, enigmatico e soprattutto VIGILE NELLA NOTTE! L’essere rapace per questo animale non è nient’altro che svolgere il ruolo che la natura gli ha affidato, qualcosa di ben diverso dalla RAPACITA’ dell’UOMO!
    Infine grazie per il tuo ruolo di moderatore in questo forum, senz’altro positivo!

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Carissima Civetta, basisco! Francamente sono stato abituto a pensare che la filosfia ancella della stessa teologia fosse cosa molto concreta oltre che importante. Credo con profonda convinzione che uno dei problemi odierni sia proprio l’incapacità di filosofora e la predilezione solo per i numeri, che tra l’altro letti nella giusta dimensione non dovrebbero prescindere anch’essi dal filosofare. Nel pensare dunque vedo l’estrema concretezza. Ora mi spiego perchè la concretezza le è mancata quando ho osato domandarle perchè pone delle premesse encomiabili ma giunge a definizioni contraddittorie. La sua affermazione “io sono per il pensiero debole dunque per il pensiero libero” mi sconcerta e di per sè chiuderebbe la porta ad ogni tentativo di dialogo. Ma forse è comprensibile per la premessa del tutto inesatta nell’identifiaczione del pensiero debole con il pensiero senza dogmi. Stranamente i dogmi più incomprensibili li pone la ragione uando tenta di prescindere dall’apertura al trascendente. Tuttavia per non andare oltre il pensiero debole è il pensiero incapace di riconoscere con chiarezza la propria identità sia essa con l’accettazione di dogmi o senza, e questa incapacità radicale lo condanna alla mancanza di vero dialogo e confronto. Senza dialogo non ci avvicineremo mai alla verità. Ora mi permetto di suggerirle un’altra chiave di lettura oltre quelle che sicuramente possiede circa il relativismo e quanto di cui sopra. Le è mai capitato di sperimentare il muro con i figli o le persone cha ama quando le rispondono che ognuno ha la sua verità e che ognuno la vede a modo suo? Si parte necessariamente dal vederla ognuno amodo suo, ma il filosofare arte del pensare ci aiuta ad avvicinarci alla verità, se manca questa ricerca, allora è meglio chiudere. Vede che dalle premesse dipendono le conclusioni? Il libero arbitrio poi sarebbe cosa addirittura sciagurata collegarla all’esclusivo libero pensiero. E’ limitante della grandezza della libertà dell’uomo di cui io libero pensiero è solo una delle tante espressioni. Godere dell’ultima paola potrebbe essere discutibile circa le idee e le opinioni negoziabili, ma vi sono dei valori come la vita che per la chiesa e auspicherei per ogni uomo non devono essere negoziabili come appunto la vita. Sulla vita nè io nè lei dovremmo avere l’ultima parola, ma spetta a Dio. Per chi non crede la questione diventa tragica e nella tragicità di una scelta può mai trovarsi la luce? mah! Sono io a doverla ringraziare, cercherò di essere anche io più diretto. Ha ragione e sostengo le sue affermazioni circa la gravità dei comportamenti dell’uomo che deturpano la natura e non rispettano gli animali. pace e bene.

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Ha ragione Sig. Cennamo, non possiamo entrare in merito alle vicende giudizirie, rischieremmo di fare fiato a corde già troppo fuori dal plausibile. Io però direi che a prescindere da Propaganda Fide o altra istituzione ecclesiastica, di per sè aventi ragione di esistere nella misura in cui sono a servizio del motivo nobile per cui la chiesa se ne è dotata, non è la gestiono del denaro che sconcerta, ma il modo di gestire che potrebbe sconcertare. Infondo anche per aiutare occorre muovere soldi. Sarebbe bello dunque affrontare il discorso più ad ampio respiro e parlare di un’economia alternativa possibile a quella perversa esistente che relega i poveri (maggioranza sul globo) alla marginalità. E noi come chiesa dovremmo con maggiore coraggio e senza vincoli fare la scelta di campo dei poveri. Mi permetto di ricordare però che Chiesa siamo tutti noi, non solo i cardinali e i preti. Buone cose.

  • civetta scrive:

    Caro don Alfonso, oggi sono presa dalla organizzazione per la partenza di domani per le vacanze.Sono fortunata a potermele ancora permettere, visto che tanti devono rinunciarvi, data la situazione economica e non solo del ns Paese, che per me è fonte di grande amarezza e preoccupazione.E ci vado anche con un’altro elemento di tristezza:
    Io e la mia famglia incontreremo anche quest’anno il ns amico senegalese, oppure è già rinchiuso dentro un qualche C.I.E.? E se verrà ancora a trovarci tra gli ombrelloni per venderci i suoi libri e parlare un pò di tutto,anche di Dio, come potremo farlo senza la paura che intervengano i vigili del comune o le ronde e senza rischiare una salatissima multa?
    A risentirci a presto e approfitto dell’occasione per augurare a lei, ad Amabile, al prof.Sguerso e anche al sig.Lupo Solitario e al sig.Cennomano, una buona estate e con essa tanta buona lettura, e perchè no, anche di qualche libro venduto da Mustafà!

  • Fulvio Sguerso scrive:

    “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato “Che cosa è la verità?” (Gv 18, 37-38). Eh già, che cosa è mai la verità? E siamo sicuri che esista una e una sola verità? E’ una domanda che risuona, possiamo ben dire, lungo tutto il corso della storia della filosofia,e non pare che possa mai giungere a una risposta definitiva e ultimativa, se non per scelta o decisione “dogmatica”, quindi non filosofica ma teologica. Eppure il cosiddetto “senso comune” pare non avere dubbi in proposito: ci deve essere la verità da qualche parte, altrimenti come potremmo distinguere il vero dal falso (o il falso vero dal vero falso?); eh sì, perché può anche succedere che si contrabbandi per verità la menzogna e la menzogna per verità. Chi giudica? I giudizi umani molto spesso sono pre-giudizi, oppure viziati da interessi di parte (o di partito), o da premesse o postulati non dimostrabili, soggettivi e arbitrari. Come uscirne? Il “pensiero debole” sostiene che per vivere bene (cioè eticamente) non occorrono certezze assolute, e che anzi le “certezze assolute” sono all’origine degli assolutismi e dei totalitarismi che hanno oppresso, e ancora in parte opprimono, l’umanità. Per Gianni Vattimo occorre guardarsi dall’abuso della ragione, e insiste sulla situazione “ermeneutica”, cioè interpretativa, dell’esistenza: il nostro rapporto con il mondo o, se si preferisce, con la realtà è madiato dal linguaggio, e il nostro linguaggio è uno strumento prezioso, certo, me non infallibile e, soprattutto, storicamente determinato, quindi risulta vana la pretesa di giungere alla “verità in sè”, metafisica e atemporale. Questo non toglie che il bisogno di verità rimanga uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani. Per i cristiani non si raggiunge la verità senza la “metànoia”, cioè la conversione interiore, il pentimento, la penitanza e il conseguente mutamento della condotta pratica. Per i cristiani la verità non è astratta ma concreta: si chiama Verbo, Logos, Vangelo, Figlio di Dio, Gesù, “pienezza della rivelazione”.
    E che cosa ci rivela Gesù? Qui mi fermo, e lascio la parola a don Alfonso. Con stima e riconoscenza.

  • civetta scrive:

    Gentile prof. Sguerso,mi pare che mi stiate mettendo in bocca cose che non ho mai affermato oppure mi sono espressa male.Io non ho mai parlato di VERITà ASSOLUTA o UNICA,anzi proprio il contrario.Sono d’accordo con lei e con Vattimo quando si afferma che la ricerca della verità è inestinguibile, è lo sforzo continuo di avvicinarsi ad una verità universale senza mai raggiungerla:il senso dell’uomo e del creato.Punto.Perciò siccome ciò è qualcosa a cui posso anelare ma non realizzare se non attraverso la fede, allora io preferirei soffermarmi di più su un piano di concretezza,senza comunque rinunciare all’aspetto filosofico, quale ricerca continua della verità e confronto perchè ciò fa parte del destino dell’uomo (come il destino della civetta).IO mi dico: quando una religione parte dall’essere cattolica,cioè universale,si mette subito su un piano di non ascolto e non rispetto dell’altro:è lì che finisce il dialogo con chi può pensarla diversamente da me..Dopo è vero che si giudica una persona dalle sue azioni così come è vero che si giudica una religione dalla sua storia, senza voler peccare di presunzione.Quando si dice che il Cristianesimo ha liberato l’uomo e la donna dalla schiavitù…Quì si aprirebbe un altro capitolo infinito.ll Cristianesimo, a parte la Madonna,destinata ad essere madre di Gesù, ha azzerato l’importanza della figura femmiile e, nella religione cattolica, la donna è stata sempre vista come peccatrice, tentatrice, disprezzata,temendo la sua possible superiorità,fino ad essere considerata fonte di tutti i peccati a cominciare da quello originale per finire ad essere definita “meretrice” come Maria Madalena o strega da mandare al rogo (oltre 5 milioni!!)per non parlare di altro…Perciò cerchiamo di rimanere nell’ambito storico che ce ne sarebe già abbastanza da discutere .Questo è quanto io ho inteso dire a don Alfonso.Niente altro..Chiedo scusa se non riesco ad esprimere chiaramente il mio umile pensiero o a ignorare aspetti prettamente teologici di cui non ho un’approfondita conoscenza come lei o come Don Alfonso, suscitando “sconcerto” per le mie affermazioni.Quando mi sono inserita in questo forum non pensavo certo di dover disquisire di filosofia o di teologia, (per quanto possa essere stato molto interessante e stimolante),ma piuttosto dare uno sguardo alla chiesa di oggi,riflettere insieme,poichè mi sembra che non se ne parli abbastanza e che si cerchi,in questo caso sì, a relativizzare tutto.Non so se ho creato ulteriore confusione. …Vi abbraccio tutti e comunque!!!!!!

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Gentilissima e sensibilissima Civetta, come è facile essere fraintesi! Quando parlavo di verità unica e assoluta mi riferivo ai metafisici e ai dogmatici, non certo alle sue posizioni vicine – come lei ha precisato anche nel suo ultimo intervento – al “pensiero debole” (espressione non felice per significare un modo di pensare disancorato dagli schematismi “essenzialisti” e “razionalisti” della metafisica, dell’idealismo ma anche del materialismo)di Gianni Vattimo e dell’ermeneutica heideggeriana e gadameriana. Lei è giustamente sensibile riguardo al “destino” e all’oppressione del genere femminile storicamente esercitata dalle religioni monoteiste, quindi anche dal cristianesimo (e il martirio della libera pensatrice alessandrina Ipazia è un tragico esempio dell’aberrazione e della cieca ferocia a cui può condurre il fanatismo religioso o politico). E tuttavia io credo che la “buona novella” ci è stata inviata per liberarci non per opprimerci. La teologia contemporanea, inoltre, è molto sensibile al “destino” del genere femminile – anche perché i due generi pare che siano entrambi creature di Dio!-. Inoltre è ormai acquisito dalla scienza (senza per questo voler mitizzare la scienza)che sussiste in ogni uomo una componente femminile, così come in ogni donna una componente maschile, tanto che, per citare un teologo cattolico: “L’arte di vivere dovrebbe presupporre un certo equilibrio interiore tra introversione ed estroversione, e in un certo senso anche tra l’animus, la componente inconscia maschile presente in ogni donna, e l’anima, la componente inconscia femminile presente in ogni uomo” (Hans Kung, “L’arte della vita” in “Ciò che credo”, 2010). La liberazione dell’uomo e della donna, nondimeno, consiste anzitutto, io credo, in un cammino interiore di conversione. Spero di aver chiarito il mio punto di vista. Un sincero augurio di buone vacanze e di buone letture.

  • civetta scrive:

    E’ stato molto chiaro e la rigrazio.”Pensiero debole” non è una mia definiziione ,ho solo risposta ad essa mutuandola.Circa l’esempio di Ipazia, mi ha letto nel pesiero.Ma è un destino di martirio che il Cristianesimo, attraverso il Cattolicesimo, non ha riservato solo a tante donne, ma anche a tanti uomini intelligenti e perfino a bambini, ritenuti frutto di atto peccaminoso.Io mi chiedo da chi è veicolata la buona novella o da come è veicolata, perchè credo che le cose non possano essere poi recepite in modo così distinto.Mi trovo in sintonia col pensiero di Hans Kung.Infine io mi chiedo: quanto siamo aiutati dalla Chiesa nel ns cammino di conversione? a voi l’ardua sentenza.
    Buona estate.

  • don alfonso d'alessio scrive:

    Gentilissima Civetta, oggi non ho avuto tempo per dedicarmi ad un così stimolante dialogo con lei e il Prof. Sguerso, ma non posso non soffermarmi un attimo per augurarle buone vacanze raccomandole di usarmi la gentilezza di salutarmi il suo amico senegalese. Le dica che Gesù lo ama e che nessuno nel Suo Regno è clandestino. Quando ritornerà dalle vacanze mi faccia un cenno, sarò onorato di dialogare con lei sulla cattolicità del cristianesimo che è l’esatto contrario pratico di quanto ha affermato. Lei poi è donna, sotto l’ombrellone rifletta, e mi sappia poi dire, se conosce concetto più alto della femminilità di quello espresso dal Vangelo. poi parleremo di come l’uomo cerca di dare il suo meglio, non sempro riuscendoci, incarnando nella chiesa il Vangelo. Poi se vorrà al suo ritorno arleremo della grande fiducia che Dio ha nell’uomo per cui ha affidato a lui la continuazione dell’opera di salvezza, indovini come? proprio attraverso la chiesa. Io sono felice che Dio nonostante utto abbia scelto di fidarsi di me per esempio sebbene peccatore e imperfetto. Sarei meno felice se avesse creato degli essre perfetti per guidare la chiesa. Certo lo Spirito Santo avrebbe avuto più riposo, ma quale smacco per noi uomini, e di quale amore concreto avrebbe parlato Gesù, e cosa sarebbe venuto a fare sulla terra? C’è molta carne a cuocere. In tutto questo le auguro di riposarsi, di essere felice e di sentirsi amata da Cristo. Se gusterà realmente quest’amore, molti pregiudizi che riposta cadranno e le assicuro che vedrà diversamente molte cose. pace e bene. a presto. alfonso.

  • civetta scrive:

    Ciao, Amabile! Allora, c’è stato l’incontro con Don Alfonso? Se sì, come è andato? Un saluto a tutti!

  • Arnaldo Amabile scrive:

    Gentile Civetta,

    sì, c’è stato l’incontro. Il 25 giugno Don Alfonso aveva scritto: “L’aspetto con gioia. A presto. Pace e bene”.
    L’incontro è stato molto breve per l’imminenza di una funzione vespertina. E molto positiva l’impressione riportata.
    Sacerdote giovane e imponente Don D’Alessio, valorizzato vieppiù da una penna di qualità e forte spessore, sempre pronta a rintuzzare gentilmente i colpi di fioretto (e anche di sciabola…) di Civetta.
    Proprio di Civetta mi ha chiesto nei pochi minuti dell’incontro, ma ho saputo solo dirgli che la conoscenza reciproca è cominciata on line con i suoi assidui e pungenti commenti alle vignette del mio blog e poi -miracolo di Google- mi ha “pescato” qui, a Dentro Salerno, da ben 900 chilometri di distanza.
    Ben tornata, “misteriosa” Civetta…

  • civetta scrive:

    Grazie e ben ritrovato, gentile Amabile.Peccato che l’incontro con don Alfonso sia stato di breve durata.Magari ci sarà ancora occasione di rivedervi e di approfondire la conoscenza reciproca. In tal caso porgigli pure i miei saluti.Ti auguro delle buone e rilassanti vacanze.

  • civetta scrive:

    Interessante l’editoriale di oggi 25 lugio 2010.Induce a molte riiflessioni.

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