Problemi del nostro tempo. Diversità in cammino

 

Giuseppe Lembo

La storia dei popoli in cammino è una storia che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Una storia antica e per le sue implicazioni nella società del nostro tempo, fortemente moderna ed attuale. La sua portata oggi è dalle proporzioni enormi ed indefinibili. Nel Terzo Millennio, in questo inizio del XXI secolo, la sua portata è biblica. Riguarda un po’ tutti i popoli della Terra, non più stanziali ma dinamicamente in movimento verso mondi nuovi per ricercare altrove quelle condizioni di vita, dignitose e solidali, che purtroppo, non hanno nella Terra in cui sono nati. Nella globalizzazione che caratterizza fortemente il nostro presente, i confini geografici come riferimento di appartenenza e di identità antropica, sono sempre meno significativi, così come nei processi di identificazione che un tempo legava l’uomo alla sua Terra d’origine. Oggi i popoli sono in cammino; l’uomo tra mille difficoltà e peripezie, sfida l’incognito e cerca una nuova condizione tra uomini diversi per razza, per lingua parlata, per colore della pelle, per credo religioso. Le vecchie identità sono vissute non come momenti di confronto, ma di scontro; l’avvicinarsi l’una all’altra, sviluppa spesso il gene del razzismo. Siamo ad una nuova condizione umana; spesso la vicinanza umana scatena incomprensioni e conflitti anche violenti. Le città ed i territori in molte parti del mondo non sono più gli stessi.Cambiano gli uomini che li abitano; cambiano le lingue che si parlano; cambiano le tradizioni e le abitudini di vita, comprese quelle alimentari. Diverse le identità umane, diversi i saperi ed i sapori. C’è ovunque una nuova umanità in cammino che velocemente sta cambiando i comportamenti delle razze e dei popoli della Terra. C’è, in tutto questo, una condizione di grande sofferenza umana. Agli “ultimi”, ai “diseredati”, ai “rifiuti viventi” nessuno è disposto a regalare niente. Per loro la vita, oltre ad essere difficile, ha un volto inumano e di grande e diffusa sofferenza. I loro avventurosi viaggi della speranza sono spesso compensati con atti di assoluta inumanità; sono privi di quella solidarietà di cui ha bisogno l’uomo della Terra, per vivere, per sopravvivere, per non morire. Spesso nelle nostre città, sui territori europei ed occidentali, tanta gente in cammino, soprattutto di notte, un cumulo cencioso, apparentemente inanimato, si trasforma in uomini ratto. Un mondo di disperati che cerca di sopravvivere nel lordume di luoghi al di là del vivibile; si tratta di un’umanità senza alcun senso di appartenenza che, purtroppo, la cosiddetta normalità, non vuole riconoscere. La società globale del nostro tempo oltre a consumare, a sprecare risorse togliendole a chi non le ha, attraverso forme violenti e crescenti di marginalizzazione economica, ovunque distrugge le speranze di futuro dei disperati dell’emigrazione di ogni dove della Terra. Siamo a tolleranza zero; siamo alla negazione di ogni possibile forma di solidarietà; per l’umanità rifiutata, sono egoisticamente chiuse le porte della vita di noi civili, di noi “schiavi/padroni” dei beni di consumo, del tutto indifferenti alle sofferenze di coloro che muoiono per fame, per sete, per freddo, abbandonati in aree inumanamente degradate e senza alcuna prospettiva di potervi costruire il futuro basato su momenti di vita associata e d’insieme, come confronto di diversità. Gli egoismi del rifiuto fortemente diffusi, oggi portano ad atteggiamenti di intolleranza verso tutte quelle diversità umane che, purtroppo, ovunque si identificano nelle comuni condizioni di miseria, di povertà e di degrado sociale. Basta!Non è possibile essere indifferenti al grido di dolore dell’umanità sofferente. Non è possibile non porre la dovuta attenzione alle povertà diffuse; i poveri del mondo vivono nella condizione di rifiuti umani. Occorrono atteggiamenti di umana solidarietà, così come ci si aspetta dal mondo nuovo della globalizzazione che, al più presto, deve saper essere il mondo della civiltà globale, capace di saper guardare alla società degli uomini e considerare anche l’umanità altrui, soprattutto se sofferente e rifiutata, come un nostro problema, da vivere insieme, attraverso il dialogo ed il confronto anche con l’ultimo della Terra. Oggi è necessario essere attenti ai problemi degli altri, soprattutto se appartengono al mondo dimenticato della sofferenza umana. È necessario essere portatori di un’etica condivisa che, prima di tutto, sappia capire il valore dell’uomo in quanto uomo, senza minimamente preoccuparsi della distinzione legata all’appartenenza. Per questo impegno di etica condivisa è importante l’umanità che sa concretamente riferirsi alle radici genetiche e culturali che rappresentano quell’orgoglio primitivo che ha fatto grande la civiltà dei popoli della Terra. I mali del nostro tempo sono profondamente diffusi ed evidenziati dalla crescente vicinanza delle razze e dei popoli del pianeta; la loro origine è negli aspetti antropici che caratterizzano tutte le diversità umane. Bisogna lavorare attivamente per liberare l’uomo dalle sue incrostazioni di profondo malessere che porta a vedere l’altro come un nemico da combattere. In alternativa bisogna saper scoprire le positività della vita che appartengono naturalmente all’uomo ed al suo vivere insieme agli altri. Il percorso d’insieme, richiede l’eliminazione delle barriere dell’incompatibilità; bisogna che ciascun uomo sia disponibile a creare opportunità di dialogo, di confronto, di solidarietà, al fine di far crescere l’insieme della vita umana.

 

                                                                                                           

Un pensiero su “Problemi del nostro tempo. Diversità in cammino

  1. Mi pare ben fatto tale articolo,
    è profondo, interessante, accorato.
    Sul tema della diversità e dell’integrazione
    (non soltanto) razziale occorrerebbe parlare
    (almeno)e/o riflettere con serietà,
    perchè il nostro destino “comune” (?)
    di uomini e donne destinati a solcare le acque
    e a percorrere i difficili (a volte) sentieri della
    grande Madre Terra (con tutte le risorse che noi abitanti
    del pianeta della vita e dell’inquinamento
    del 2009 sprechiamo spesso deliberatamente)
    è appeso al filo della solidarietà,
    del condividere in comune
    le sorti che il Fato (o la Provvidenza)ha previsto per noi…
    Un bravo a Lembo…

    Cordialmente,
    Anna Maria Noia

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