Baronissi: al FRAC mostra di Michelangelo Salvatore

Sabato 19 maggio, ore 19:00, apre al pubblico la mostra personale di MICHELANGELO SALVATOREPortraits&Dreamers” che propone un’ampia selezione di dipinti realizzati in questi ultimi dieci anni dal giovane artista di origini salernitane, da tempo residente a Como.

La mostra presentata in catalogo (pubblicato da Gutenberg Edizioni) da Massimo Bignardi e Marcella Ferro, ricompone le esperienze che l’artista ha riassunto in due grandi serie che, dal 2010, giungono alle recenti tele: la serie dei ritratti  e quella dei sognatori.

“L’attenzione verso le giovani esperienze dell’arte – osserva Gianfranco Valiante sindaco di Baronissi nella premessa al catalogo – è da sempre il punto centrale delle scelte e degli interessi del Museo-FRaC,Baronissi; una scelta di campo per offrire opportunità di confronto, di dialogo e di relazioni. Al tempo stesso è la possibilità di costruire ponti tra generazioni diverse, tra le opere degli artisti, in particolare campani, degli ultimi decenni del XX secolo e le proposte dettate dai più giovani interpreti del nostro contemporaneo. È in questo registro di motivazioni che si iscrive la mostra dedicata a Michelangelo Salvatore, legato per origini alla città di Salerno, ma cresciuto a Como, dove vive […] ricorre nel suo esercizio ad un segno rapido e carico di ironia proprio di una certa satira, vicina all’idea del fumetto, esprimendo al tempo stesso il desiderio del dipingere, liberamente, con la felicità di farlo”.

“Michelangelo Salvatore – scrive Bignardi – ha scelto di riconsiderare, ulteriormente, il valore del ritratto, partendo dal dettato espressivo che è proprio del colore. Riprende i suggerimenti che Matisse e Derain, condivisero con altri pittori attivi nella Parigi dei primi anni del XX secolo.

L’idea è quella di mediare tra lo sguardo e l’intuito servendosi dell’energia che il colore possiede e con il quale distorce la figura. Infine trova un ulteriore varco nell’idea di movimento che fa fluttuare la figura nel campo pittorico, riprendendo una pratica compositiva che Andy Warhol aveva esplicitato nella serie dei mitos. Michelangelo rifiuta, però, il fondo fotografico sul quale l’artista statunitense interveniva: la sua è una pittura/pittura, piatta ma densamente data dalla gestualità della mano.

Accogliere la fotografia nella sua totalità, in pratica condividere la lettura che il fotografo fa della figura aggiungendo ad essa parte della sua personalità, non era e non è nell’indirizzo che Michelangelo vuole dare a questa galleria di volti del nostro presente. Attinge le immagini dal dizionario iconologico della mondanità culturale, quindi dai magazine, dai giornali, da internet, da facebook e dai social in generale; lo fa senza seguire una precisa logica. Direi seguendo affinità compositive, una certa somiglianza delle forme e il loro rapporto con il rettangolo – quasi sempre in verticale – della tela”.

“Salvatore è un autentico creatore – rileva Marcella Ferro – non soltanto un essere che mostra le doti pratiche ma è un uomo che ha saputo dare un senso e ordinare in virtù del loro fine, tutta una serie di attività dalle quali nascono le opere d’arte. La visione diventa l’incipit del fare dell’artista in questione: vivere é al contempo vedere, primordiale e faticosa operazione creativa. La deformazione del volto del Sognatore o, meglio, la sua semplificazione è il frutto di una catalogazione di immagini che appartengono alla vita di tutti i giorni, e che subiscono una mutazione generata dalle abitudini acquisite, in un momento storico come il nostro dove i vari social come Whatsapp, Instagram o Facebook fanno crescere il loro giro d’affari grazie alle immagini, quelle prodotte da tutti noi, improvvisati fotografi dal dubbio gusto, ma che di fatto incrementano una valanga di icone già fatte che sono poi acquisite, nell’ordine visivo, come pregiudizio dell’ordine mentale.  Michelangelo, quindi, opera con grande coraggio e con enorme sforzo per liberarsi di questo bagaglio precostituito, coraggio e fatica indispensabili per tornare a osservare il mondo come se lo si vedesse per la prima volta, come, cioè, quando si era neonati”.

La mostra resterà aperta fino al 17 giugno.