Italia: la politica, quale futuro?

Giuseppe Lembo

La nobile arte della politica, ha deviato il giusto corso. L’Italia, nell’ambito delle democrazie europee, è un caso a sé. Il mondo della politica italiana è fatta di scontri, di insulti, di uno scagliarsi con atteggiamenti aggressivi e fortemente ostili, gli uni contro gli altri. Il rapporto che governa la politica del nostro Paese è un rapporto di scontro verbale violento; l’obiettivo è di eliminare l’avversario, in quanto nemico. Dopo il cataclisma di mani pulite, non c’è stata più pace per la politica italiana, imperfetta in tutto; dal bipartitismo si è scivolati in un bipolarismo asfissiante, dove i “nanetti” della politica sono nati e cresciuti come funghi, soprattutto nell’ambito dei clan familiari. Al fine di soddisfare familisticamente le proprie attese di potere, si vanno schierando con le due forze che contano, mettendo in atto pali e paletti, con ricatti continui e decadenti che fanno rimpiangere la Prima Repubblica. Ma la Seconda Repubblica dov’è; è mai nata? Purtroppo nessuno se ne è mai accorto. Niente è cambiato; la moralità pubblica è una chimera sempre più lontana. L’arroganza del potere ha rafforzato il gioco di squadra delle caste, sempre più chiuse in se stesse e sempre più lontane dai legittimi interessi della gente che, confusa e preoccupata del proprio futuro, non sa a quale santo votarsi. L’arroganza delle caste, sempre più eticamente imperfette, dalla politica alla magistratura ed ai sindacati, non conoscono limiti. Nel tutti contro tutti, c’è un clima da “si salvi chi può”. Anche il mondo degli intellettuali e della comunicazione non ha più il protagonismo di una volta e la capacità di pensare positivo per migliorare le condizioni di quell’insieme sociale, senza il quale manca alla società l’etica condivisa per guardare al futuro. La gente è confusa, sfiduciata e non riesce a pensare positivo per il proprio futuro. Non riesce a fidarsi di niente e di nessuno. Indifferente alla politica, teme i giudici, quei giudici che, per il proprio tornaconto, pensano di potersi accreditare con le virtù delle verginelle dalle mani pulite come la casta giusta per governare o meglio sgovernare il futuro del Paese; teme il sindacato, che pensa a conservare i propri privilegi e non ha strategie per una crescita possibile nella globalizzazione; teme anche il mondo produttivo e del lavoro che, per effetto dei grandi cambiamenti, mancando di leader innovativi, non sa offrire nuove opportunità, rispondendo in modo rapido alle innovazioni da considerare degli importanti deterrenti; possono essere strategie virtuose, con risultati possibili nelle singole realtà produttive di appartenenza, senza attivare un processo accentuato di delocalizzazione che può provocare danni alla gente senza lavoro per averlo perso e/o per essere in lunga attesa per entrarvi. La novità politica del dopo tangentopoli è stata soprattutto Forza Italia e Lega; si trattava, per entrambi, di partiti nuovi con una grande forza di attrazione del consenso dovuta al modo diretto e coinvolgente di rapportarsi alla gente,  per altro raggiunta attraverso un modo immediato di interazione e di comunicazione. Il modello dominante di queste nuove forze politiche, grazie alla forte promozione  attraverso la piazza mediatica è basato sull’apparire, sul fascino del godimento che consente a ciascuno una piena realizzazione delle proprie pulsioni. Una delle chiavi del successo è proprio nella piena realizzazione delle pulsioni di ciascuno e delle prospettive di avere per sé i beni di consumo che, rendono opportunamente felice l’uomo sulla Terra. Finito il tempo buio e cupo dei divieti, il forzaleghismo ha avuto a base del suo messaggio politico, le attese dei “desiderata” di ciascuno, in sintonia con il mondo fantastico ed irreale della televisione e del web. C’è, oggi, nella vita del nostro Paese, una forte sovrapposizione del virtuale sul reale. Grandi sono stati i cambiamenti nella società italiana; di questi cambiamenti si sono accorti tutti, tranne la miope politica dei partiti tradizionali. In questi anni abbiamo avuto un emergere della società civile ben diversa da come i politici la prefiguravano. La società è sempre più slegata dai vincoli della politica tradizionale; è proiettata verso una diversa direzione, con al centro l’individuo. Siamo di fronte all’affermarsi della politica del sé, fortemente innervata di aspetti liberatori; non riesce a coinvolgere il cittadino in modo determinato, per cui si sente escluso ed indifferente. Il futuro del Paese guarda alla società dei consumi sempre più ricercati e sempre più diffusi; fa parte di un modello dominante nel quale prevale l’avere sull’essere. Il cataclisma del 1994, rende protagonista sulla scena italiana, interpretata da una nuova politica, una società nuova, ma fortemente legata agli schemi della tradizione; si sente libera da vincoli; disinvolta domina la vita e la politica post-industriale. Si è creato, in questa nuova condizione di vita, un vero e proprio feeling tra il mondo della politica ed il mondo di gran parte dell’elettorato. Siamo ad un individualismo della rappresentanza che sa ben capire le pulsioni dell’elettorato; all’unisono c’è una comune forza d’impegno, per comportamenti che, come sembra ai più, tendono a plasmare la società e perfino le istituzioni. Intanto nel Paese si respira un clima da guerra civile; si demonizza l’avversario politico e si tende ad annientarlo, in quanto nemico da distruggere. Sul piano politico in modo poco edificante si vive una situazione tragicomica del tutti contro tutti. Dopo il 1994 la sinistra italiana ha dimostrato tutta la sua incapacità a capire i cambiamenti in atto nella società; da qui è iniziata una crisi che ancora oggi continua. Si tratta, soprattutto, di una crisi strutturale, dovuta al ridursi della classe di riferimento (gli operai delle fabbriche) ed alle difficoltà di trovare consensi in nuovi settori sociali. Al Nord sarà, soprattutto la Lega, a radicarsi nelle realtà operaie un tempo comuniste, interpretandone i bisogni, i sogni, l’identità e le espressioni più intime del loro radicamento sociale nei territori  di appartenenza. Siamo alla crisi più buia della sinistra italiana di gran parte del ceto medio acculturato, sempre più instabile ed attratto dalle forze politiche tradizionali e moderate. Ma la sinistra annaspa ovunque in Europa; anche la sinistra italiana non sfugge al proprio destino. Come ha risposto la sinistra italiana ad una crisi di fatto irreversibile ed irrisolvibile? Inventandosi un partito nuovo nella sigla: il PD. Si tratta di un partito che non nasce dal basso, ma nella logica di sempre, attraverso spartizioni che hanno avuto per consequenza la perdita per strada di importanti suoi pezzi di rappresentanza parlamentare e di elettorato. Alla base di questa situazione politica tutta in movimento, essendo senz’anima, c’è un puro progetto di lottizzazione e di spartizione; tende a salvare il salvabile, in un clima di crisi profonda, di fughe eccellenti e di un “si salvi chi può”. La società italiana è rimasta freddamente indifferente al progetto poco credibile ed altrettanto poco appetibile, del nuovo PD; la sua debolezza nei confronti dei suoi stessi elettori, è da vedere soprattutto negli atteggiamenti morbidi nei confronti delle espressioni liberistiche del Paese, con poco interesse per la tradizione socialista; è poco innervato degli ideali nobili del socialismo: la giustizia sociale, l’eguaglianza e la coesione sociale. Per uscire dal guado bisogna saper riflettere, cambiare rotta ed avere piena consapevolezza dei mutamenti culturali in atto nel nostro Paese. La politica e la cultura italiana, purtroppo, non sanno capire il nuovo che avanza; siamo di fronte ad una deriva controtendenza, dovuta ai diffusi atteggiamenti di chiusura contro gli immigrati e di paura nei confronti delle diversità. Il nostro è, purtroppo, un Paese ammalato; con quattro regioni controllate dalla criminalità, con il più alto tasso di evasione fiscale tra i Paesi ricchi, con una forte crisi occupazionale e con una altrettanto forte crisi della politica, non abbiamo la capacità e l’intelligenza di pensare ad un futuro di mutamento della società, facendo appello al rimedio di un vitalismo nazionale nuovo, capace di correggere i tanti errori della società ammalata che oggi si identifica in un percorso di vita dalle forti caratteristiche virtuali e con poche aderenze reali proprie di una società civicamente virtuosa. C’è, in atto nel nostro Paese, un progetto di egemonizzazione culturale che non porta da nessuna parte, ma che è fortemente gradito alla maggioranza degli italiani; è assolutamente inutile l’assalto della sinistra finalizzato a smontare le scelte che appartengono alle coscienze dei più. L’Italia televisizzata, l’Italia politicamente e socialmente polverizzata, non crede ai sogni di cambiamento delle forze alternative a quelle di governo; l’individualizzazione fa ormai parte di un vivere civico e civile che piace alla maggioranza degli italiani, per cui intende garantirne la continuità attraverso il voto.