Angeli e rispetto per corpo dei Santi

 don Marcello Stanzione

 Diversi racconti agiografici ci  mostrano gli angeli attenti nel segnalare agli uomini la santità del defunto, e nel richiamare loro il rispetto dovuto ai loro resti (reliquiae), di cui essi giungono fino a segnalare il posto, quando si sono perduti.

Alle esequie del carmelitano Alberto Da Trapani (+ 1306), l’arcivescovo di Messina, celebrante principale, si interrogava tra sé, se si dovesse o meno cantare una messa di Requiem, quando due angeli vestiti di bianco apparvero al di sopra della bara ed intonarono l’Introito della messa dei confessori: Osi usti meditabitur sapientiam, rendendo così un eclatante omaggio alla santità del defunto. L’arcivescovo celebrò dunque la liturgia dei confessori, con una folla di fedeli entusiasti.

Il Cielo manifestò in altro modo la santità del francescano Evangelista Baglioni, vicario generale dei frati dell’Osservanza, che morì nel1494 aRagusa, e la cui devozione agli angeli era ben nota. Ai suoi esequie, i due angeli di marmo inginocchiati al di sopra dell’altare da una parte e dall’altra del crocifisso si rialzarono, sembrando viventi, mentre che gli incensieri ch’essi tenevano si mettevano ad esalare un fumo odorante.

Accade anche che gli angeli limino le mancanze degli uomini, o che si uniscano ad essi per rendere ai defunti gli ultimi doveri. Quando la madre Ines Do Deus, badessa delle clarisse di Lisbona, morì il 20 gennaio 1553, non si trovò nessuno per inumarla, poiché si temeva il contagio (ella era deceduta d’una malattia infettiva). Siccome le monache si dispiacevano, un misterioso giovane, d’una bellezza straordinaria, apparve subito e levò senza sforzo la pietra della cava per permetter loro di inumare la loro madre.