La presenza degli Angeli nella Messa

La presenza degli Angeli nella Messa

don Marcello Stanzione

Nella sua esortazione per l’”Elevazione dell’anima a Dio con la Preghiera e i Sacramenti” (Introduzione alla Vita Devota 2° parte) diretta alla sua cara Filotea, San Francesco di Sales, a proposito del “sole degli esercizi spirituali” – la messa – scrive: “Cerca con tutta la scrupolosità di ascoltare tutti i giorni la messa, per offrire con il sacerdote il sacrificio del tuo Redentore a Dio, suo Padre, per te e tutta la Chiesa. Lì sono presenti molti angeli, come dice San Giovanni Crisostomo, per venerare questo santo mistero; e così, stando con loro e con la stessa intenzione, è chiaro che con tale compagnia possiamo ricevere molte influenze propizie. In quest’azione divina si vengono ad unire al nostro Signore i cori della Chiesa trionfante e quelli della Chiesa militante, per espatriare con Lui, in Lui e per Lui, il cuore di Dio Padre e impossessarsi di tutta la sua misericordia” (ibid., cap. XIV).

Gli angeli sono presenti e in piena attività, come vedremo in seguito. Sin dal Confiteor , il nostro pentimento prende come testimoni gli angeli, insieme a Nostra Signora. Nella antica versione, erano invocati anche l’arcangelo Michele, il nostro alleato così potente nella lotta contro Satana, San Giovanni Battista e i santi Apostoli.

 

 

Il Gloria

Nelle messe domenicali e in quelle delle feste cantiamo insieme agli angeli la grande dossologia del Gloria in excelsis Deo.

Inno di origine orientale, questo canto è stato attestato a partire dal V secolo. Incontriamo il testo greco nelle Costituzioni Apostoliche e al termine del Codex Alexandrinus.  L. Duchesne scrive: “Era un inno mattutino: faceva parte dell’Ufficio delle Mattine. A Roma viene introdotto prima della messa di Natale che si celebrava prima dell’alba. Il Papa Simaco estese il suo uso alla domenica e alle feste dei martiri, però soltanto nella messa episcopale”.

È per eccellenza l’inno degli angeli, il cui incipit, l’evangelista Luca ci ha consegnato nella notte sacra di Natale: “E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.

Valorizziamo adeguatamente le possibilità straordinarie che abbiamo dopo due millenni, di far risuonare anche con la nostra voce questo canto angelico che celebra prima di tutto un’Epifania di pace? Che le nostre notti possano essere illuminate in questo modo! Secondo un’idea cara a San Gregorio Magno, questo canto doveva restituirci la nostra dignità di concittadini degli angeli. In un’omelia pronunciata a Natale, ci mostra fino a che punto il nostro stato di peccatori ci ha resi estranei a Dio e pertanto in discordia con gli spiriti celesti. Gli angeli ci guardavano sotto forma di esseri poco raccomandabili, però la venuta del Redentore nella nostra carne ha ristabilito le relazioni. Quest’idea si incontra anche nei dipinti dei grandi maestri. San Gregorio ci dice: “Dato che abbiamo conosciuto il nostro Re, gli angeli ci riconoscono come loro concittadini”. Questo dovrebbe essere il risultato del nostro fervore nel cantare il Gloria nella messa.

 

Il Prefazio e il Sanctus

C’è un  altro momento molto importante che ci offre la possibilità di unire le nostre voci a quelle delle milizie celesti. Si tratta del Prefazio seguito dal Sanctus.

“Esso in primo luogo ci fa ascoltare in un certo modo i suoi cantici” ci fa notare Jungmann. “Quello che ci sorprende – continua dicendo – è che loro stessi, come afferma il Prefazio comune, sono offerti per Cristo: per quem majestatem tuam laudant angeli“. (Per il quale gli angeli lodano la tua Maestà, Missarum Solemnia, t. III, p. 36)

In precedenza, il lunghissimo Prefazio delle Costituzioni Apostoliche termina con i nomi dei diversi capi delle milizie celesti che, insieme con altri mille milioni di angeli, cantano senza fine “Santo, santo, santo…:

 

Ti adorano gli eserciti innumerevoli di angeli, Arcangeli, Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Virtù, Serafini e Cherubini dalle sei ali… essi proclamano con mille miriadi di arcangeli e diecimila miriadi di angeli, con una voce infaticabile e senza fine, e tutto il popolo canta con loro: ” Santo, santo, santo il Signore è Dio degli Eserciti: i cieli e la terra sono pieni della sua gloria! Che sia benedetto nei secoli! Amen“.

 

Nelle liturgie greche, con un’abbondanza di espressioni magnifiche, i Prefazi lodano Dio “tre volte santo, circondato da miriadi di stelle, di sublimi e altissimi Serafini e Cherubini provvisti di sei ali e di grandi quantità di occhi, che cantano a gran voce l’inno trionfale: Santo, santo, santo…”.

In quanto al rito gallicano, questo designa il Prefazio col termine suggestivo di Contestatio, significa che si prende per testimone del Sacrificio che sta per essere offerto alle potestà del cielo, gli arcangeli e gli angeli. Non possiamo esaminare qui più ampiamente questo tema, però è molto interessante guardare nei nostri prefazi (del rito romano) le diverse formule evocano questa specie di concelebrazione tra i serafini e noi.

In quanto al Sanctus, inseparabile dal Prefazio e che i greci chiamano Trisagion, ci fa entrare letteralmente in questa grande visione di Isaia. Il Responsorio Duo Seraphim di cui abbiamo parlato precedentemente – apparso certamente più tardi nella liturgia – è in perfetta armonia con questo venerabile e antico Sanctus. Ci ricorda che sono i Serafini e ognuno con sei ali, a cantarlo. Il momento tuttavia è più solenne e terribile che durante la gaudiosa notte di Natale. “Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo” (Is 6, 4). Il Sanctus esige una solennità e un timore reverenziale assolutamente particolari.

 

L’angelo del sacrificio

È evidente che dopo aver attirato in questo modo la loro eminente lode, gli spiriti celesti permangono lì, circondando l’altare nel momento di Sacrificio Eucaristico. Sant’Ambrogio, commentando l’apparizione dell’Angelo a Zaccaria, esclama: “Anche noi, quando siamo sull’ altare, offrendo il sacrificio, un angelo viene per assisterci, anche se non si presenta ai nostri occhi! Non dobbiamo dubitare che un angelo ti assista quando anche Cristo è lì, quando Cristo stesso è immolato” .

Il Canone Romano menziona l’angelo del sacrificio che trasporta i nostri doni mistici dall’altare terrestre a quello del cielo: “Ti supplichiamo o Dio onnipotente, che queste offerte siano portate dalle mani del tuo santo Angelo, dove arriva sul tuo altare, alla presenza della tua divina Maestà”. La domanda è sapere qual è questo angelo… Don Jean de Puniet, monaco di Solesmes, ha dedicato a questo tema un articolo molto interessante  e conclude che questo angelo è San Michele. Lo deduce dalla comparazione fra l’Apocalisse, dove si dice che un angelo sta in piedi davanti all’altare con un incensiere d’oro (Ap 8, 1-15) e la formula della benedizione dell’incenso durante una messa solenne che dice: “… Per l’intercessione del beato Michele Arcangelo, che si trova alla destra dell’altare dell’incenso”. Della stessa opinione è il cardinale Schuster: “Il capo delle milizie angeliche (San Michele), si convertì molto rapidamente nella liturgia, nell’Angelo per eccellenza, il santo Angelo menzionato nel canone della Messa”.