San Giovanni Rotondo: padre Stefano Maria Manelli “Calunnie subite, inezie rispetto a quelle a San Pio”

Rita Occidente Lupo

“Sono sereno nelle mani di Dio, essendo innocente, non so di cosa mi accusino, giacchè mi tengo lontano dai media e da ogni forma di notorietà. Anche le calunnie, le offro al Signore, che ha tanto patito per noi, ricordando anche gli esempi ricevuti da San Pio da Pietrelcina, che ho conosciuto in vita. Da Lui ricevetti la prima Confessione e Comunione. Con lui all’altare più volte da chirichetto, giacchè con i miei genitori vivemmo per un periodo vicino San Giovanni Rotondo. Le mie sofferenze e pene, piccola parte di quelle che patì lo Stigmatizzato del Gargano. Il denaro? Non m’è mai appartenuto, perseguo la povertà!” Queste le parole di Padre Stefano Maria Manelli, accusato di reati vari, che ultimamente hanno gettato dubbi e perplessità sull’Ordine dei Frati e delle Suore Francescani dell’Immacolata, insieme a Padre Gabriele Maria Pellettieri. Lì a Frigento, dove all’austero convento dell’Irpinia, i tempi della giornata scanditi dalle ore della preghiera, sbigottimento tra i frati, fiduciosi che possa esserci al più presto il trionfo della verità. Il sacerdote, autore di numerosi libri devozionalistici, intessuti d’intima spiritualità mariana, oggi ad 84 anni, vive con distacco il clamore che s’è sollevato e che ha portato al commissariamento dell’Ordine. Da San Giovanni Rotondo, dove sta trascorrendo giornate per cure terapiche e per rigenerare lo spirito, padre Manelli ama poco parlare delle accuse rivoltegli e preferisce rispondere con un laconico atto di sottomissione alla volontà divina, come interpreta i fatti. Ricorda i suoi natali e la guida cristiana, ricevuta dai genitori Settimio Manelli e Licia Maria Gualandris, proclamati Servi di Dio ed aperto processo di beatificazione. “Mio padre fu docente di lettere antiche, poi preside- e ci trasferimmo dal nord, per essere vicini a Padre Pio di cui mio padre, figlio spirituale. Quante volte son stato vicino al Frate!” Così padre Manelli va indietro nel tempo, riannodando i fili dell’infanzia e raccontando dei suoi cari. Al padre Settimio, nativo di  Teramo,  terzo di sei figli, negata educazione cristiana. Un giorno vide la Madonna, da bambino, mentre passeggiava sulla spiaggia. Crescendo, si lasciò andare alla mondanità, pur coltivando studi umanistici. Per sedare l’inquietudine che, malgrado tutto, lo divorava, volle conoscere Padre Pio da Pietrelcina. Entrato in contatto con lo Stigmatizzato, mutò vita. Sua moglie, Licia Maria Gualandris, nacque in provincia di Bergamo; sesta di nove figli, fu allevata a valori cristiani. I due sposi ebbero già da fidanzati la benedizione di Padre Pio. Entrambi volevano sposare la persona scelta da Dio per loro. In viaggio di nozze andarono dallo Stigmatizzato, che li accolse dicendo: “Crescete e moltiplicatevi”. Più tardi aggiunse a Settimio, a proposito del numero dei figli: “Supererete i venti…”. In confessione, Licia raccomandò al Santo di  proteggere la nascente famiglia e San Pio : “E come se la proteggerò! Questa è la mia famiglia; me lo sono assunto come un dovere.” Settimio e Licia affrontarono molte difficoltà. Padre Pio intanto vegliò su di loro e fece persino miracoli per salvaguardarli insieme ai figli. Per un periodo la coppia abitò anche a Lucera, in Puglia, vicino San Giovanni Rotondo. Poi si trasferì a Roma, dove restò fino alla morte. Nacquero ventuno figli, ma solo tredici riuscirono a sopravvivere alle morti premature.  Enormi sacrifici per allevare una prole così numerosa, con il solo stipendio di Settimio, arrotondato con lezioni private. Una volta a Licia, depressa per le preoccupazioni e le faccende domestiche, Padre Pio disse: “Ma tu cosa vuoi? … Non lo sai che madre è sinonimo di martire?” Settimio e Licia divennero terziari francescani e videro il quintogenito, Stefano Maria, nato il 1° maggio del 1933, sacerdote. Alla cui nascita, avvenuta in casa come per quasi tutti i figli, si raccolse prodigiosamente un nugolo di uccellini a cinguettare sul davanzale della stanza del parto! Settimio morì santamente, per un investimento subito mentre Licia,  si prese cura dei nipoti e pronipoti, oggi 98, dandosi anche da fare per i poveri. Sul finire della sua vita terrena patì grandi sofferenze e menomazioni fisiche, dovute a un ictus. Rimase semi paralizzata, ma senza perdere la lucidità mentale. Con fede e amore eroici affrontò ogni prova, circondata dall’affetto di figli, nipoti e pronipoti, ma anche di persone amiche e vicine.  Di tali fulgidi esempi padre Manelli non smarrisce particolari, che lo confortano nei momenti in cui le raffiche di Satana, tentano di sferrare colpi letali, imbastendo ogni sorta di menzogna a suo carico!