L’eccezione italiana

 Angelo Cennamo

L’Unione europea, dalle ultime elezioni, ne esce frastornata e dal destino piuttosto incerto. Paesi nevralgici come la Francia e l’Inghilterra, infatti, affilano le armi in vista delle prossime competizioni nazionali per riprendersi la piena sovranità, monetaria e legislativa, perduta col trattato di Maastricht oltre 20 anni fa. L’Ukip di Nigel Farage e il Front National di Marine Le Pen hanno fatto man bassa di voti intercettando il malumore e la rabbia dei loro elettori, schiacciati dalla crisi e dalle politiche di austerità imposte dalla Germania, da troppo tempo e senza una valida ragione, paese guida di tutta l’Unione. L’esplosione del nazionalismo britannico e francese rappresenta un fatto nuovo, clamoroso e destinato a mutare gli scenari europei nel breve periodo. Ma se i nostri cugini d’oltralpe mostrano disaffezione per la moneta unica e per il dirigismo di Bruxelles, gli italiani, a quanto pare, non sembrano affatto desiderosi di tornare alla lira né di riconquistare una più ampia autonomia di governo. I dati delle recenti elezioni sono molto chiari : il PD di Matteo Renzi ha sbaragliato tutti raggiungendo percentuali venezuelane, che mettono al riparo il premier da possibili rivendicazioni o veti provenienti dalla solita nomenclatura interna al partito e dalla Cgil. Renzi ora ha davanti a sé una strada meno impervia per le riforme, ma sulle sue spalle il carico di responsabilità sarà maggiore. Nessun alibi, in caso di fallimento. Grillo, che alla vigilia del voto, era dato dai sondaggisti ( questi meriterebbero un articolo a parte) come il possibile vincitore della competizione, ha malamente sciupato un’occasione più unica che rara. Il comico genovese ha voluto strafare e, eccitato forse dalle folle che hanno riempito all’inverosimile le piazze del suo tour elettorale, si è abbandonato ad un repertorio più vicino al cabaret che alla politica in senso stretto. Di cazzate i politici, veri o improvvisati, ne dicono tante, ma c’era proprio bisogno, a pochi giorni dalle elezioni, caro Peppe, fare delle strane disquisizioni su stampanti 3D, decrescita felice e di inneggiare al comunismo e a Hitler? Altro discorso merita il centrodestra di Berlusconi. Il Cavaliere ha affrontato la campagna elettorale in condizioni difficili se non proibitive : i processi, le condanne, la decadenza, la scissione di Alfano, la latitanza di Dell’Utri – tra i fondatori del suo movimento politico – sono eventi che stroncherebbero – in senso letterale – chiunque. E se Forza Italia era accreditata ( dai sondaggisti di prima) tra il 15 e il 19%, l’ex premier indicava la soglia del 20% più per motivare l’elettorato deluso e scoraggiato che per una sua reale ambizione. Il 16,8 finale, sommato allo striminzito 4,3 di Ncd – dato dopato dall’Udc di Casini, non dimentichiamolo – non si distacca di molto dal risultato delle scorse politiche. Magra consolazione. La sensazione è che con queste europee il ciclo di Berlusconi si stia mestamente avviando alla conclusione. Cosa verrà dopo è difficile prevederlo : Marina, il record man Raffele Fitto ( 282.000 preferenze), o più saggiamente una competizione primaria allargata a chiunque voglia cimentarsi nel complicato ruolo di successore. Staremo a vedere. Le ultime due annotazioni le lasciamo per Giorgia Meloni, caparbia leader di Fratelli d’Italia-AN dal destino elettorale opposto a quello dell’omologa e vincente Marine Le Pen ( vallo a spiegare), e per il partito di Mario Monti, estintosi definitivamente nell’indifferenza di tutti. Questo invece si spiega meglio.

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