Italia: Paese di barbari

Giuseppe Lembo

Il volto nascosto dell’Italia sconosciuta non finisce mai di stupirci. Il 7 marzo 2012, è venuta una inappellabile conferma della presenza nel nostro paese dei lager di una falsa assistenza agli anziani chiusi in disumane strutture segreganti, un vero inferno terreno di umana sofferenza, ci è stata data dalla RAI, in un programma della terza rete, con immagini disumane, da Paese di violenti barbari. In tanti vedendo quelle scene, hanno opportunamente gridato di non sentirsi italiani. Non è possibile che nel nostro apparente civile Paese, succedano fatti di tanta disumanità nei confronti di un’umanità sofferente assolutamente incapace di agire e di reagire. Infermieri bestie, assolutamente disumani; esercitavano quotidianamente la violenza nei confronti di anziani colpevoli semplicemente di essere anziani bisognosi di cure, di umanità e di amore in quanto uomini. Purtroppo niente di tutto questo; con ostinata determinazione, ci si compiaceva di farli soffrire, picchiandoli, strattonandoli, infliggendo disumanamente sofferenze fisiche a corpi già provati dall’età e dai tanti mali che accompagnano gli anziani nella fase terminale della loro vita terrena. Per fortuna ed è questa la nota positiva dell’intera vicenda, con un’inchiesta verità da brivido, la guardia di finanza, ha scoperchiato la pentola, arrestando i responsabili di tanta disumanità. Infermieri carnefici si sentivano autorizzati a fare violenza a persone inebetite, disperatamente sole, assolutamente incapaci di reagire e di farsi sentire per rivendicare legittimamente i loro diritti e la loro violata dignità di uomini soli, bisognosi di aiuto e non certamente delle violenze di carnefici che meriterebbero pene molto severe e l’allontanamento per sempre dall’insieme umano naturalmente predisposto a quell’umanità, purtroppo assolutamente estranea a quel gruppo di violenti che tanto hanno fatto soffrire gli anziani affidati alle loro cure. Ma che Paese è il nostro? Purtroppo, siamo in una grave fase di discesa sociale dove ed in tutto, i forti agiscono da forti con i deboli, riducendoli sempre più deboli, abusando ferocemente della loro debolezza, creando condizioni di sofferenza disumana e facendoli convivere con l’orrore e con la paura di una morte violenta. Quando in un Paese, si perdono i tratti salienti della dovuta umanità, allora si diventa dei barbari inferociti e capaci di agire anche violentemente contro l’uomo. È questo, oggi, il nostro Paese all’inizio del secolo e del millennio; ha ormai dimenticato, rinnegandola, la propria cultura, la propria saggezza antica, il proprio profondo rispetto dell’altro, sia in ambito familiare che sociale. C’è un vero e proprio azzeramento di un’identità italiana ormai cancellata; tanto al fine di dare sfogo ai propri egoismi, al proprio egocentrico senso di un’appartenenza concentrata prevalentemente su di sé e non altro. Purtroppo, in pochi decenni, l’universo uomo del nostro saggio Paese è profondamente cambiato, imbarbarendosi. Non c’è più rispetto per l’altro; non c’è più rispetto per l’altro, soprattutto se debole ed indifeso, all’interno dei servizi alla persona (anziani, fasce deboli, diversamente abili, infanzia sola ed abbandonata, tossicodipendenti ed alcolizzati, clochard, ammalati di mente ed altri del numeroso popolo del disagio umano e sociale). Sono purtroppo tanti e sempre più abbandonati a se stessi; sono anche istituzionalmente, considerati quelli delle “bocche inutili”, quelli dell’”esercito improduttivo” che crea crescenti problemi al Paese, ormai al collasso ed assolutamente incapace di garantire attraverso il welfare, una condizione umana dignitosa  sempre e comunque a tutti, fino alla fine della vita terrena. Oggi in pochi anni si è creato un clima assolutamente cambiato; c’è un clima da disumanità diffusa in cui gli arrabbiati non vedono l’ora di liberarsi delle “bocche inutili”, degli “improduttivi”, così come testimoniato altrove dalla storia passata. Da sociologo nelle istituzioni (Ente Regione Basilicata prima e Campania dopo, per oltre 30 anni), all’epoca della riforma sanitaria si pensava positivo e positivamente si pensava di costruire condizioni umane garantite e civile per tutti. Ho attivamente lavorato nei progetti obiettivo: dal materno-infantile, agli anziani, ai diversamente abili, alla psichiatria non più chiusa all’interno dei manicomi-lager, ma aperta al territorio, così come sognato da Franco Basaglia. Era quella una bella stagione umana e sociale; si sognavano ad occhi aperti mondi nuovi; mondi umanamente nuovi nel rispetto della persona umana, per tutti.  Ma il risveglio è stato triste.  Soprattutto al Sud non c’è stato niente di tutto quanto sperato ed in difesa della sofferenza umana degli ultimi della società del nostro Paese. Niente case protette; niente residenze per anziani o per soggetti portatori di disturbi psichici. Niente di niente per nessuno. È cresciuta in modo insostenibile ed incontrollabile la spesa sanitaria, con sprechi e ruberie dappertutto. Il sistema salute, assistenza sociale, sostegno alle fasce deboli, è stato violentemente inglobato in una grande fabbrica che si chiama sanità pubblica e privata, con annesse strutture diagnostiche e riabilitative. Una fabbrica mangiasoldi con tanti sprechi, dove al concetto di uomo-salute, così come pensato nella e dalla legge 833 di riforma sanitaria, è andato sempre più sostituendosi in modo assorbente il concetto di uomo-sanità, con le sue tradizionali strutture segreganti di ospedalizzazione e con una medicalizzazione, diagnosi, malattia, cura, affidata alle sole cure miracolistiche del farmaco, ossia a medicinali veleni, oggi poco rispettosi della salute dell’uomo e sempre meno efficaci in quanto derivati equivalenti di prodotti frutto di studio, un tempo (oggi non più o comunque sempre meno), responsabilmente testati nei laboratori farmaceutici, prima di somministrarli all’uomo. Il pianeta sanità, sempre meno pianeta salute, negli ultimi anni arricchitosi (si fa per dire) di ingerenze criminose e del malaffare, ha cancellato anche le più coraggiose e ostinatamente volute tracce di sanità-salute. È scomparso, tra l’altro, anche l’approccio alla prevenzione che tanto spazio in risorse ed in disagio poteva sottrarre al sistema sanitario, gravato da costi insostenibili per effetto delle tante malattie sociali come quelle legate all’obesità  soprattutto infantile (la Campania è la prima Regione d’Italia, pur essendo la Terra Universale della Dieta Mediterranea, così come riconosciuto dall’UNESCO), che nel corso degli anni diventano gravi malattie degenerative, quali il diabete, con gravi e pesanti costi sia umani che sociali. L’Italia, il nostro Paese, con i suoi 12 milioni di anziani è il Paese più vecchio d’Europa. C’è un vero e proprio default delle nascite, come spontanea, responsabile scelta di blocco del futuro umano del nostro Paese; le conseguenze sono tragicamente gravi. Mentre le scuole sono vuote e la domanda d’infanzia per effetto dell’infanzia negata, si va ovunque riducendo nel Paese, cresce in modo esponenzialmente forte il popolo degli anziani che, ovunque diventano sempre più anziani soli ed assolutamente abbandonati. Questo grave fenomeno sociale e drammaticamente umano per le tante sofferenze prodotte, è purtroppo, senza risposte e/o con risposte sbagliate; c’è l’indifferenza di chi civilmente dovrebbe saper garantire servizi adeguati, con concreti interventi alla domanda di salute e tanta umanità, purtroppo negata, da chi con il volto di carnefice, si compiace di apparire e di agire per quello che realmente è, ossia un feroce umanoide, del tutto indifferente alla sofferenza umana dei più deboli, soprattutto nel dolore del pianeta anziani, dove in tanti vengono maltrattati in strutture segreganti e disumane e sono così costretti a vivere l’orrore della violenza e della disumanità. Il comportamento da belve umane con maltrattamenti assolutamente ingiustificati è il frutto della sola malvagità degli uomini. Questo e non altro spinge i tanti guardiani della vita-morte a rendersi carnefici di dolore al dolore. Purtroppo nella malasocietà del nostro Paese, operatori ed assistenti disumani, veri e propri padroni di deboli vite umane, esercitano impunemente il loro ruolo di feroci aguzzini. Non dovrebbero esistere; ma intanto esistono ed offendono la dignità umana e la civiltà del nostro Paese, da sempre rispettoso degli anziani, i saggi della casa, i padroni del focolare domestico; verso il loro mondo saggio, la società ha sempre manifestato quella pietas antica del sacrale rispetto che univa una generazione all’altra e diventava elemento di forte coesione per l’intero insieme sociale. Con questi elementi di socialità umana la storia del nostro Paese, di passo in passo si è incamminata verso il progresso. Un cammino di civiltà in un processo ascendente che, prima di tutto, comprendeva il passato, con tutte le sue conquiste, in una sintesi nuova ed arricchita. Il motore di ogni società, compresa la nostra, non può essere basato solo sull’immanente dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione; al centro della società superiore c’è necessariamente l’uomo e l’umanità che produce per sé e per l’intero corpo sociale. Ma la storia, purtroppo, così come oggi si manifesta nel nostro Paese, è infestata anche dalla presenza costante del male, della violenza, della sopraffazione dei più forti sui più deboli. Ogni popolo gode di momenti di civiltà che possono anche decadere essendo soggetti al processo nascita, crescita, invecchiamento e morte. La civiltà d’Italia e d’Europa è sul punto di estinguersi; oggi al primo posto c’è il denaro visto come suprema potenza della società. Può travolgere tutto; ma evitiamo almeno di far travolgere la nostra umanità e la nostra pietas per il mondo dei vecchi, senza la quale siamo veramente alla vigilia della catastrofe umana dalla quale non si salverà niente e nessuno.