Riceviamo e Pubblichiamo: Precari a vita?

Oggi, forse, bisognerebbe rivedere e correggere la parabola neotestamentaria del “Figliuol prodigo” : il vitello grasso andrebbe macellato, ma per la festa della “separazione” del giovane dalla famiglia di origine, non per il suo “rientro” forzato, che si connota come un vero e proprio fallimento. E’ chiaro che, in questo caso, il figluol prodigo rappresenta i tanti giovani che non riescono a inserirsi nella società, afflitta da problemi di ogni sorta, che sembrano addirittura irresolubili: mancanza di posti di lavoro, carenze di alloggio, rincaro dei prezzi e molti altri di tutti sono perfettamente a conoscenza. In attesa che il corso degli eventi cambi, che la situazione migliori, molti ragazzi restano abbarbicati nella casa dei genitori, altri, invece, si vedono costretti a varcare i confini nazionali in cerca di lavoro.La crisi ha colpito tutti, soprattutto, la parte più preziosa, più vulnerabile della società: i giovani, i nostri figli, quelli che hanno trascorso i migliori anni della propria vita sui libri per imparare quello che avrebbero dovuto applicare nell’attività lavorativa. Ma, quasi dappertutto, la politica, l’economia, la tecnologia, la sociologia, l’espressione artistica, l’insegnamento, l’industria sono in mano agli anziani ed è difficile che costoro aprano le porte per far entrare i giovani, cosicché al “potere” non si arriva prima dei quarant’anni e, spesso, anche oltre. In tutto il mondo c’è la tendenza a tenere i giovani in un angolo, come in una specie di parcheggio, in un’attesa che sembra non avere mai fine. I giovani, invece, vogliono partecipare perché sono pieni di energie, si sentono pronti e preparati per mandare avanti il mondo. Ma i politici cosa gli rispondono? Li insultano tacciandoli di essere “bamboccioni”, “sfigati”, eterni “Peter Pan” e… gli riservano solo posti di precari.