Documento unitario sulla compartecipazione alla spesa delle prestazioni sociali e socio-sanitarie

 L’esigenza di rientrare dai deficit di bilancio in ambito sanitario accumulato dalla Regione Campania non può essere attuata sulla pelle di persone delle persone con disabilità, discriminate e senza eguaglianza di opportunità per gli ostacoli, barriere e trattamenti diseguali a cui la società le sottopone, giusto quanto disposto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite, ratificata dall’Italia con legge 18/2009. Il deficit del bilancio sanitario della Regione Campania si accompagna con l’assenza di politiche sulla disabilità, che ha visto la quasi cancellazione degli impegni di spesa sociale nel bilancio regionale, che si riduce al solo trasferimento del fondo sociale nazionale. Le persone con disabilità sono totalmente dimenticate dalla Regione Campania, non finanziando la LR 11/2007 sulla dignità sociale ed il fondo socio-sanitario regionale. La compartecipazione alla spesa per le persone con disabilità gravi e/o non autosufficienti si configura come un paradosso, secondo il quale una persona discriminata e penalizzata dalla società, che usufruisca di un servizio che interviene proprio per limitare le barriere e le discriminazione, sia costretto a pagare un ticket per questo servizio. La Regione così, nel riconoscere la necessità di offrire un servizio di sostegno all’inclusione, ne snaturerebbe l’intervento di riabilitazione ed abilitazione, sottomettendolo al pagamento di una quota del costo, auto riducendosi le sue responsabilità di intervento, tassando gli interventi di sostegno all’inclusione. La qualità e quantità dei servizi e delle prestazioni sociali e socio-sanitarie erogate in Campania è estremamente bassa, con una distribuzione territoriale disomogenea, che lascia senza servizi numerosi cittadini aventi diritto o offre pochissime ore di sostegno. Non esiste un monitoraggio delle prestazioni che consenta di identificare la tipologia ed il costo dei servizi essenziali, la quantità e la qualità delle prestazioni erogate, il numero degli aventi diritto e dei beneficiari. Sulla base di queste considerazioni, le associazioni firmatarie considerano la proposta di “schema di regolamento per i comuni associati in ambiti territoriali per la compartecipazione alle prestazioni sociali e socio-sanitarie” elaborata dalla Regione lontana dal rispondere alle esigenze di equità e di sostegno all’inclusione sociale delle persone beneficiarie di detti servizi, in alcuni punti introducendo peggioramenti al testo iniziale. Infatti essa:  non identifica il reddito individuale dei beneficiari dei servizi come base di calcolo per la valutazione della situazione economica su cui calcolare l’eventuale compartecipazione alla spesa dei servizi, come disposto dall’art. 3 comma 2ter del D. Legisl. 130/2000 (art. 3 dello schema di regolamento); inoltre è assurdo far pagare una compartecipazione alla spesa a soggetti che nell’arco della vita non hanno mai conseguito alcun reddito;  definisce una soglia di esenzione dalla compartecipazione alla spesa dei servizi ancora estremamente bassa e non tiene conto della natura dei servizi il cui obiettivo è il sostegno all’inclusione sociale di persone escluse e discriminate (art.7 dello schema di regolamento); definisce una soglia di reddito per la piena compartecipazione alla spesa dei servizi ancora bassa (art.7 dello schema di regolamento); non tiene conto della quantità e qualità dei servizi erogati, sulla cui base si va calcolata la graduazione della compartecipazione alla spesa; calcola erroneamente l’indennità di accompagnamento all’interno del reddito per i servizi residenziali, non tenendo conto che essa si perde quando ricoverati a tempo pieno (art.8 dello schema di regolamento). Le associazioni ritengono che per poter aprire un tavolo di confronto sia necessario:  il ritiro della Deliberazione della GR n. 1267 del 16 luglio 2009,  la cui interpretazione da parte di alcune ASL rischia di avviare il meccanismo di compartecipazione alla spesa delle prestazioni senza un regolamento regionale condiviso con le associazioni. In assenza di iniziative concrete impugneremo tale deliberazione in ogni sede, denunciandone pubblicamente l’iniquità;  ridiscutere l’intero “schema di regolamento per i comuni associati in ambiti territoriali per la compartecipazione alle prestazioni sociali e socio-sanitarie” sulla base  di un confronto serrato con le associazioni; predisporre le prossimo bilancio regionale adeguati stanziamenti per il fondo socio sanitario e per la LR 11/2007 sulla dignità sociale; definire un sistema di monitoraggio dei servizi e delle prestazioni erogate, in modo da identificare la tipologia ed il costo dei servizi essenziali,, la quantità e la qualità delle prestazioni erogate, il numero degli aventi diritto e dei beneficiari. In attesa di concrete risposte, si dichiara lo stato di mobilitazione permanente, attivando tutte le forme utili per sostenere i diritti delle persone con disabilità,  come assemblee degli iscritti, iniziative pubbliche, informazione attraverso i mass-media, ricorsi alla magistratura. Il deficit di bilancio della Regione Campania  non è responsabilità delle persone con disabilità, non pagheremo per i buchi di bilancio creati da altri!

FISH Provinciale – Salerno