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La Voce e la Vita della Chiesa: importanza e valore della preghiera

Inserito da on 27 maggio 2020 – 00:00No Comment

Diacono Francesco Giglio

Mai come in questo particolare momento causato dal COVID19, la Chiesa ci ha raccomandato di pregare e di conseguenza abbiamo sperimentato il valore della preghiera.

Papa Francesco in una sua catechesi del mercoledì in piazza S. Pietro in merito alla preghiera ha detto:”Essa è la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio”, una chiave facile perché “il cuore di Dio non è blindato, noi possiamo aprirlo con una chiave comune, con la preghiera”.

La preghiera “è la più grande forza della Chiesa, che non dobbiamo mai lasciare”. I Vangeli ci presentano  un Gesù che nella sua vita terrena si è sempre relazionato con il Padre attraverso la preghiera. Si potrebbe quasi dire che tutta la sua vita è stata una continua preghiera. I suoi atti e le sue azioni sono stati sempre preceduti da una preghiera di intercessione e seguiti da una di ringraziamento. Sul suo esempio, impariamo anche noi a rapportarci con Dio partendo col meditare le parole della bellissima preghiera che Gesù rivolge al Padre: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (Mt 11,25-27).La Chiesa ci fa proclamare questo brano evangelico nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Con essa il Figlio ringrazia il Padre per aver scelto di rivelare il Suo messaggio alle persone umili che, se pur privi di una particolare istruzione, sono disponibili ad ascoltare la voce di Dio e sono desiderosi di mettere in pratica i suoi insegnamenti, anziché alle persone che presuntuosamente sono convinte di sapere tutto. Queste infatti, hanno le menti talmente chiuse e ancorate alle proprie convinzioni che non riescono a vedere oltre la lunghezza del proprio naso. Di queste persone che al tempo di Gesù venivano chiamati “scribi e farisei”, ne è pieno il mondo anche oggi.

I piccoli, tanto amati da Gesù, non sono solo i bambini secondo l’anagrafe, ma tutte quelle persone che in qualche modo si fidano, si affidano e si pongono nelle mani di Dio senza opporre resistenza, non solo, ma che non si fanno prendere dalla fretta e dalla voglia di ottenere tutto e subito. Così infatti, spesso, si comportano i bambini,  specialmente quelli superbi e capricciosi. A volte siamo così anche noi.

A tal proposito, mi piace, riportare un brano scritto da Santa Teresa di Lisieux tratto da “La storia di un’anima”. Ella così scriveva: “ Poiché ero piccola e debole, il Signore si abbassava verso di me e mi istruiva in segreto sulle cose del suo amore. Se i sapienti che hanno passato la vita nello studio fossero venuti a interrogarmi, senza dubbio sarebbero rimasti stupiti di vedere una ragazza di quattordici anni comprendere i segreti della perfezione, i segreti che tutta la loro scienza non riesce a scoprire, perché per possederli bisogna essere poveri di spirito”.

Teresina con queste parole ci insegna a credere veramente in Gesù, alla Sua misericordia e alla Sua provvidenza. Lei infatti in tanti momenti di difficoltà non si è mai lasciata scoraggiare, anzi la fede in Lui le ha dato la forza necessaria per superare tutto. E’ vero anche che noi viviamo in una società in cui abbondano tanti problemi, tante difficoltà, tanta indifferenza e spesso anche tanta cattiveria, ma Gesù, oggi, dà alle tante anime stanche una meravigliosa parola di conforto…

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro”.

Dobbiamo accettare questo invito e non lasciarlo sfuggire, perché solo il buon Dio può regalarci la pace e la gioia del cuore e della mente. Una mente riposata infatti non si trova, come molti pensano, in uno stato di torpore, bensì in uno stato di grazia. E’ come un mare in tempesta… le onde si infrangono sugli scogli con violenza, ma sotto, le acque sono tranquille e piene di pesci che scorrazzano beati.

Gesù ha molta simpatia per le anime in difficoltà, perché anche Lui  ha vissuto questi momenti in prima persona. Egli aiuta sempre chi si impegna nel superare le tentazioni, soprattutto quella di voler prendere in mano le redini della propria vita. Quante volte cancelliamo dal nostro cuore la parola “DIO” e la sostituiamo con  la parola “IO”. Questa è una lezione di umiltà e di mitezza che Gesù ci da. Le nostre difficoltà infatti iniziano ad essere leggere solo nel momento in cui diventiamo consapevoli che la “croce” che portiamo è quella di Gesù, e che solo il suo amore renderà leggero questo peso… poiché è Lui stesso che, come il buon Cireneo, porta la nostra croce.

Possa Maria “consolatrice degli afflitti” essere sempre accanto a noi ed aiutarci a sostenere il peso della nostra croce.

 

 

 

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