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Salerno: “Teatrando al Quadriportico”, in scena Bottega San Lazzaro

Inserito da on 6 luglio 2018 – 06:18No Comment

Terzo appuntamento domani, 7 luglio, con la IX edizione della rassegna “Teatrando al Quadriportico” organizzata dall’Associazione Planum Montis con la direzione artistica di Giuseppe Giardullo. Di scena la compagnia teatrale Bottega San Lazzaro, in collaborazione con E Sceppacentrella che presenterà “Le voci di dentro”, commedia in tre atti, di Eduardo De Filippo per la regia di Matteo Salsano. Protagonisti di questo spettacolo saranno Giovanna Memoli, Rossella Natella, Giuseppe Giardullo, Rosario Battista, Ciro Marigliano, Domenico Galizia, Lisa De Concilio, Fabio Di Gennaro, Antonella Sica, Carmine Mangino, Aldo Flauto, Alfredo Simone, Lucia Lamberti e Manolo Pivetta. Scenografia e costumi de La Bottega San Lazzaro.

Lo spettacolo racconta la storia di Alberto Saporito un apparecchiatore di feste popolari, che vive col fratello Carlo e lo zio Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono l’amico Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno, lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L’indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti. Solo allora, all’improvviso, s’accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato. Ritrattata la denuncia dal commissariato di polizia, Alberto si trova ora nei guai: il procuratore della Repubblica, insospettito, crede che egli abbia ritrattato per paura od altro. Inoltre, rischia una querela per calunnia da parte dei vicini. Ma quel che viene messo in moto, in una rapida degenerazione, è un meccanismo che svelerà tutte le meschinità dei protagonisti. Carlo, il fratello, nell’evenienza dell’arresto, cerca immediatamente un compratore per tutto il materiale per l’allestimento delle feste popolari, e tenta di farne firmare ad Alberto la cessione, adducendo varie scuse. I Cimmaruta, che vengono a trovarlo uno alla volta, si mostrano stranamente gentili e si accusano l’uno con l’altrocercando di salvare il resto della famiglia. Converranno, alla fine, di dover assassinare Alberto per salvarsi… da un omicidio che, al termine della commedia, si scopre essere davvero solamente un sogno, in quanto Aniello è vivo e vegeto. A questo punto Alberto, fingendo di aver trovato i documenti, chiama assassini i vicini e spiega a cosa si riferisce: assassini della stima e della fiducia reciproche, ammettendo un omicidio come potenziale prassi, sospettando degli stessi familiari: «Voi mò volete sapere perché siete assassini … in mezzo a voi magari ci sono pure io e non me ne accorgo … Avete sospettato l’uno dell’altro … Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo avete ritenuto possibile. Un delitto lo avete messo fra le cose probabili di tutti i giorni; un assassinio nel bilancio familiare! La stima, don Pasqua’, la stima! … La fiducia scambievole … senza la quale si può arrivare al delitto.» In fondo ammette Alberto Saporito è compreso anche lui fra loro, senza saperlo: infatti con quel sogno, ha inconsciamente creduto i vicini capaci di un tale crimine.

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