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Il Vangelo della Domenica:commento Abbazia Della Scala

Inserito da on 26 dicembre 2009 – 00:01No Comment

Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Giovanni Cap. 3, 1-2 21-24

 I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. ”Parola del Signore”  ”Lode a Te, o Cristo”

  Meditazione di Padre  Antonio  Cassano- Dopo la nascita seguiamo il fanciullo Gesù nei suoi primi passi. Lo vediamo insieme a Giuseppe e Maria andare a Gerusalemme per osservare il comandamento del Signore: Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che Egli avrà scelto: nella festa degli azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle capanne (Dt 16,16). Ogni anno il pio ebreo si presentava a Gerusalemme, il luogo che Dio aveva scelto, per le tre grandi feste: la festa delle capanne in ricordo dei quarant’anni del popolo nel deserto (cfr. Lv 23,39-43); la festa delle settimane per celebrare il dono della Legge (cfr. Lv 23,9-22); e infine la festa degli azzimi in ricordo della liberazione d’Israele dall’Egitto (cfr. Es 23,15)[i]. In quest’ultima festa, chiamata anche festa di Pasqua, quando Gesù aveva dodici anni, accade qualcosa di particolare che l’evangelista Luca ci racconta. Alla fine della festa Giuseppe e Maria prendono la strada del ritorno a casa, a Nàzaret, ma Gesù rimane in città. I genitori non si accorgono subito della scomparsa di Gesù perché lo credono insieme ai parenti – infatti, si viaggiava sempre in carovana –, solo dopo un giorno di cammino, non avendolo trovato, tornano indietro. In Gerusalemme, solo dopo il terzo giorno, lo scorgono nel tempio, tra i maestri. Come mai questa fuga e perché Gesù si trova lì? Gesù aveva dodici anni e a quell’età ogni ragazzo ebreo, come ancora oggi accade, diventa un bar Mitzvah, un figlio del comandamento[ii], poiché da quel momento in poi è ritenuto adulto, pienamente capace di partecipare all’intera vita della comunità e, come gli altri uomini, personalmente responsabile dell’osservanza dei precetti, della tradizione e dell’etica ebraica. L’acquisizione di questa capacità viene verificata dai maestri, esperti della Legge, e infatti tra questi Gesù viene trovato. Gesù è in mezzo ai maestri, ma ciò che stupisce loro è la sua intelligenza e le sue risposte, mentre è lui stesso ad ascoltare e interrogarli. Colto in questa situazione la madre gli dice: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo», e riceve la risposta: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Sia Maria sia Giuseppe in quel momento non comprendono, ma per l’evangelista Luca, in seguito – quando scrive il racconto –, è tutto chiaro. Gesù, ora adulto, deve prendere il suo cammino, la sua strada che è quella tracciata da suo Padre. Una strada che sarà pienamente calcata, a iniziare dal battesimo nel fiume Giordano, e che lo porterà alla resurrezione (viene, infatti, trovato il terzo giorno). Tornato a Nàzaret, sta sottomesso ai genitori, ma non c’è contraddizione rispetto a quello che ha appena dichiarato loro. Infatti, come vuole la Legge: Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio (Es 20, 12), si fa obbediente alla volontà di suo Padre obbedendo a Giuseppe e Maria. Il comportamento di Gesù lascia perplessa la madre che si dà pensiero[iii] riguardo a quel figlio: sapeva che, per come è nato, non era come tutti gli altri, realtà che, ancor di più, il fanciullo Gesù mostra con il suo particolare comportamento. E intanto cresceva come uomo, nell’intelletto (sapienza), nel fisico (età) e nella fede (grazia).Anche noi, all’inizio di questo nuovo anno liturgico, ascoltando il vangelo ogni domenica, cammineremo idealmente insieme a Maria, per conoscere sempre meglio Gesù, osservando con cura il suo comportamento e custodendo le sue parole, per dire con Paolo…quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3,7-14).

 

 

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