Associazione Dossetti:la Salute della collettività non ha passaporto

 

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza … di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni … di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato. Era sul finire degli anni ‘60 che si estinguevano quelle figure che aiutavano donne ad avere figli ma soprattutto ad abortire: le mammane. Assieme ad esse riappaiono oggi le cliniche clandestine con precarie figure mediche per cittadini clandestini. Non solo. Riappaiono tubercolosi, sifilide, scabbia e altre infezioni, non ancora sotto forma di epidemia, per ora. È quello che invece accadrà. I clandestini, portatori di queste malattie e di tante altre molto diffuse nei loro paesi, saranno trasmettitori di un’epidemia perché, vista la pericolosità per la propria sopravvivenza nel nostro paese, non cercheranno assistenza sanitaria se non all’ultimo stadio della malattia. Basti pensare che se un malato di tubercolosi gira in metro, autobus o sui treni, ecco che il contagio alle persone sane è assicurato. I clandestini vivono con noi, a volte anche nelle nostre case, come ad esempio le badanti, usano gli stessi mezzi di trasporto di tutti i cittadini. Gli immigrati sono una parte costitutiva della nostra realtà, anche gli immigrati clandestini, che spesso, per esempio, lavorano senza contratto nelle nostre realtà: se fanno parte del nostro tessuto sociale, è giusto che il tessuto sociale si prenda cura di loro.La costituzione italiana nella art. 32 cita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti, sancisce che quello alla salute è un diritto di tutti gli individui e non si basa sulla residenza o sulla cittadinanza. Per questo il Servizio Sanitario Nazionale prevede anche per le persone non regolarizzate un’assistenza gratuita di emergenza. A queste persone viene rilasciata una tessera STP (Straniero Temporaneamente Presente), questo per due motivi: il primo per garantire un diritto previsto dalla legge e la seconda per salvaguardare la popolazione da epidemie certe. Questa tessera non da il diritto al medico di famiglia, e se un clandestino sta molto male, deve rivolgersi al Pronto Soccorso. Ci sono nelle Asl dei centri ambulatoriali per i cittadini stranieri non regolarizzati in modo da snellire l’eventuale stato di intasamento dei Pronto Soccorso. Circa il 15% degli immigrati rinuncia alle cure in Pronto Soccorso per paura delle segnalazioni alle forze dell’ordine da parte dei medici. Che fine faranno gli immigrati irregolari malati? Ed i tubercolosi, i malati di AIDS? Dove andranno a curarsi?Le malattie contagiose non hanno bisogno di un passaporto e di un permesso di soggiorno per  “immigrare e colonizzare” un paese.