La Voce e la Vita della Chiesa: La Chiesa universale in cammino sinodale

La Voce e la Vita della Chiesa: La Chiesa universale in cammino sinodale
JORGE MARIO BERGOGLIO PAPA FRANCESCO

Diac. Francesco Giglio

La Chiesa universale riunitasi in Sinodo, indetto da Papa Francesco, ha dato inizio ad un evento che può definirsi epocale. Il cammino sinodale proseguirà con questo calendario: la prima parte del Sinodo (ottobre 2021-aprile 2022) riguarda le singole Chiese diocesane; la seconda, quella continentale (settembre 2022-marzo 2023), ha come finalità il dialogo sul testo del primo “Instrumentum Laboris” (strumento di lavoro), alla luce delle particolarità culturali specifiche di ogni area del mondo. Nell’ottobre 2023 si terrà, infine, l’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi in Vaticano. Il fine del Sinodo è quello di camminare insieme per scegliere e definire non solo le questioni immediate, quanto ridefinire ciò che siamo chiamati a diventare nel medio e lungo periodo. Se veramente vogliamo affermare la nostra fedeltà al Signore ed insieme costruire la “comunione”, dobbiamo con coraggio affrontare le questioni e le sfide che ci interpellano. Quindi Sinodo significa “decidere e scegliere insieme il futuro della Chiesa universale”. La Chiesa sinodale è dunque quella composta dai vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e tutto il Popolo di Dio, che insieme celebra e ricostruisce “la Mensa comune”. Tutto questo “fare” non prescinde però dal precisare che:” il Sinodo è soprattutto un cammino di discernimento spirituale ed ecclesiale”. Esso affonda le sue radici nell’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera e nel mettersi in adorazione, per potersi aprire al discernimento e alla conversione del cuore. Cerchiamo di non perdere quindi le occasioni di grazia che lo Spirito Santo ci suggerisce, quando ci chiama all’incontro e al reciproco ascolto. È doveroso fare riferimento al brano evangelico di Luca riguardante i “discepoli di Emmaus” (24,13-53). Il brano in questione ci chiede di ritrovare “la speranza”. Esso è, senza ombra di dubbio, il più significativo e nello stesso tempo il più straordinario. Lo stato d’animo dei due discepoli è quello in cui forse ci troviamo oggi tutti noi. Apparentemente possediamo tutte le conoscenze necessarie per la nostra fede. Abbiamo anche una buona conoscenza delle Sacre Scritture, del messaggio di Gesù, della sua vita, delle sue opere e della sua morte in croce. Siamo anche consapevoli della sua resurrezione, ma tutto questo risulta inutile perché continuiamo a camminare nella tristezza e nello scoraggiamento. L’evangelista Luca a tal proposito ci indica due strade per ravvivare la nostra fede nel Risorto. La prima è “l’ascolto della Parola di Gesù” e la seconda è la “condivisione”. I due discepoli senza volere mettono in risalto le due “Mense: quella della Parola e quella dell’Eucarestia”. Come loro anche noi, in questo momento storico grave di preoccupazioni, di dolore, e anche di mancanza di pace, dobbiamo ritornare alle origini e cioè ad accogliere l’annunzio del Vangelo e far rinascere la consapevolezza che Gesù cammina con noi sulle strade del mondo. Il Sinodo vuole quindi ricordarci che, per rinverdire la nostra fede abbiamo bisogno di “conversare, analizzare e anche discutere per aprire i nostri occhi e far cominciare ad ardere il nostro cuore”. Non basta celebrare in un modo qualunque messe, né leggere testi biblici. Il racconto di Emmaus parla di due esperienze basilari. I discepoli non leggono un testo, ascoltano la voce inconfondibile di Gesù che fa ardere il loro cuore. Non celebrano una liturgia, si siedono da amici alla stessa mensa e scoprono insieme che è Gesù in persona a nutrirli.

Nell’esaminare l’attuale situazione, dobbiamo avere il coraggio di affermare che molti oggi guardano alla Chiesa con pessimismo e anche delusione. Da molte parti si sente la necessità di avere una Chiesa viva, fedele al dettato evangelico e impegnata nella costruzione di una società più umana e solidale e soprattutto più attenta a ridare dignità e riconoscimento a tutti i suoi membri. Il Sinodo vuole farci riscoprire la bellezza e la gioia di essere cristiani. Interrompiamo la tentazione dell’abbandono e della fuga dalla Chiesa. Analizziamo e rivediamo il nostro stile di vita cristiana, riconoscendo i nostri limiti e le nostre umane debolezze. Riprendiamo con vigore il nostro cammino di fede, con l’intento non solo di divenire annunciatori autentici e coraggiosi testimoni del Risorto, ma anche di recuperare credibilità. La nostra conversione potrà servire ad avvicinare quanti si sono o si stanno allontanando. La Chiesa di Cristo non ha il compito di accusare o condannare, non è istituzione umana, ma per divina volontà ha il compito di aiutare ed infondere speranza nel cuore di tutti gli uomini e le donne del mondo. Gesù stesso ci ha detto che” “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18:15-20). Ovunque i cristiani si ritrovano per celebrare l’Eucarestia, là Cristo è presente per essere “pane e nutrimento spirituale”. Ripetiamo il gesto semplice e sincero dei due discepoli.  Come viandanti stanchi per il nostro viaggio terreno, sediamoci l’uno accanto all’altro, per condividere la stessa mensa e riscoprire che solo Gesù può farci sentire veramente fratelli. Nutriamo la nostra vita, sosteniamoci nella nostra stanchezza e rafforziamo le nostre energie. Il messaggio autentico del Sinodo è che, malgrado le difficoltà, Cristo è presente in questa Chiesa e, insieme al Padre e allo Spirito Santo, continua ad assisterla e guidarla.