La Voce e la Vita della Chiesa: la perseveranza

La Voce e la Vita della Chiesa: la perseveranza

Diac. Francesco Giglio

Questa virtù è stata oggetto di riflessione da parte di Papa Francesco nell’udienza del 2 marzo 2017 dal titolo:”la perseveranza è pazienza”. Dio “non si stanca di amarci”. < La perseveranza èpazienza”: è la capacità di sopportare, portare sopra le spalle, di rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti>. Facendo riferimento alla lettera di San Paolo ai Romani, il Papa, ha spiegato la speranza a partire da due parole: “perseveranza” e “consolazione”. “La consolazione – ha detto Francesco – è la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l’azione compassionevole di Dio”. San Paolo “ci ricorda che la perseveranza e la consolazione ci vengono trasmesse in modo particolare dalle Scritture, cioè dalla Bibbia”, ha ricordato il Papa, sottolineando che “la Parola di Dio, in primo luogo, ci porta a volgere lo sguardo a Gesù, a conoscerlo meglio e a conformarci a Lui, ad assomigliare sempre di più a Lui”. “Il Signore è davvero “il Dio della perseveranza e della consolazione – ha assicurato Francesco a partire dal testo biblico – che rimane sempre fedele al suo amore per noi “. Cioè che è “perseverante nell’amore con noi, non si stanca di amarci, è perseverante, sempre ci ama,  si prende cura di noi – ha aggiunto a braccio – ricoprendo le nostre ferite con la carezza della sua bontà e della sua misericordia, cioè ci consola, non si stanca di consolarci”.Quindi la perseveranza, è la virtù di essere tenaci e deriva dal latino “perseverantia” , composta da “per” (lungo) e “severus” (rigoroso, forte, duro). La parola perseveranza rimanda all’idea del persistere con tenacia, del durare nonostante fatiche e contrarietà. L’equivalente greco del verbo perseverare è “upo-meno” (sotto-stare, starci), che potremmo tradurre con rimanere saldo, stare con fermezza e costanza, senza arretrare dinanzi alle situazioni e alle vicende della vita. La perseveranza non va confusa con la testardaggine o con l’ostinazione che si nutrono di orgoglio e di esibizionismo, mentre essa è il volto della responsabilità, che caratterizza il cammino di chi si mantiene fedele agli impegni assunti. Per l’occasione è utile far riferimento al racconto biblico che ha come protagonista Giobbe (cfr. Gb 7,17-20). Costui con la sua proverbiale pazienza, nella sua tormentata vicenda si mostra perseverante e fedele nei confronti di Dio. Una perseveranza che non è un sottostare alle varie disgrazie della vita ma che spesso presenta momenti di ribellione, di protesta, di lamento fino a litigare con Dio e ad accusarlo di essere un aguzzino che gode nel fare del male alla sua vittima.

San Bernardo afferma che la perseveranza, restituisce l’uomo all’eternità. Gesù infatti ha detto che con la perseveranza, potremo salvare le nostre anime. La virtù della perseveranza ci introduce in un cammino di conversione lungo, severo e rigoroso. Proprio attraverso la perseveranza che non è un sentimento passeggero, si manifesta l’amore dell’anima per il suo Signore. Ciò che sostiene la perseveranza è la certezza della meta come avviene per un’atleta, che corre per raggiungere il traguardo. Se invece viene meno lo scopo, tutto allora diventa più difficile fino a farci desistere. Se il peccato è “fallire il bersaglio” la perseveranza, cioè lo sguardo fisso sulla meta è “l’antidoto al peccato”. Il richiamo alla perseveranza fa da cerniera tra il Tempo Ordinario liturgico che è terminato e l’Avvento che è iniziato. Si tratta di avere sempre cuore e mente fissi su Gesù. Tutto, ma proprio tutto, diventerà allora occasione per dare testimonianza alla verità anche a costo di sofferenze e di grandi sacrifici se non fino al martirio. Questo perseverare, sopportando pazientemente le varie prove, è necessario al credente per poter ottenere i beni promessi. Impegniamoci quindi a testimoniare con coraggio la nostra fede, anche se questo potrà essere fonte di incomprensione e anche di derisione.