Il Beato Giacomo Alberione: a 50 anni dalla sua morte

Il Beato Giacomo Alberione: a 50 anni dalla sua morte

Il 26 novembre è la festa liturgica del Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. Sono trascorsi cinquant’anni dalla morte di questo apostolo della comunicazione e dei comunicatori. La Famiglia Paolina si è preparata a celebrare questo evento con un cammino di riflessione e di preghiera, e anche con l’indizione dell’Anno biblico, che si conclude proprio il 26 novembre. Il 1° novembre l’urna che racchiude le spoglie del Beato Alberione è stata traslata presso il Santuario-parrocchia della Regina degli Apostoli in Roma, alla venerazione di tutti i fedeli.

Chi era questo apostolo dei mass media ?

Il Papa san Paolo VI, nel corso di una udienza concessa alla Famiglia Paolina nel 1968, così tratteggia la sua personalità: «Sempre intento ascrutare i segni dei tempi”:  Eccolo umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera (secondo la formula tradizionale: «ora et labora»), sempre intento a scrutare i «segni dei tempi», cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni. Lasci, caro don Alberione, che il Papa goda di codesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa».

Nato a San Lorenzo di Fossano (Cuneo) nel 1884 vive l’esperienza determinante della sua esistenza nella notte del 31 dicembre del 1900. Prega per quattro ore davanti al Santissimo Sacramento. Una “particolare luce” viene dall’Ostia e da quel momento si sente “profondamente obbligato a far qualcosa per il Signore e per gli uomini del nuovo secolo”. Si sente “obbligato a servire la Chiesa” con i mezzi nuovi offerti dall’ingegno umano. Questo “qualcosa”, per don Giacomo Alberione, diventa più chiaro poco dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1907. Comprende che il Signore lo guida ad una missione nuova: predicare il Vangelo a tutti i popoli, nello spirito dell’Apostolo Paolo, utilizzando i mezzi moderni di comunicazione. Tale missione, per avere efficacia e continuità, deve essere assunta da persone consacrate, poiché “le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio”.

“La preghiera durò quattro ore dopo la Messa solenne: che il secolo nascesse in Cristo-Eucaristia; che nuovi apostoli risanassero le leggi, la scuola, la letteratura, la stampa, i costumi; che la Chiesa avesse un nuovo slancio missionario; che fossero bene usati i nuovi mezzi di apostolato Dall’opera autobiografica” (Abundantes divitiae gratiae suae del beato Giacomo Alberione).
Nel 1914 don Alberione dà inizio alla “Famiglia Paolina” con la prima delle sue fondazioni, la Società San Paolo, cui seguiono le Figlie di San Paolo nel 1915 e man mano le altre Congregazioni.
Come aveva detto san Paolo VI, la sua visione è radicata nel presente. La vita di don Alberione è scandita da un impegno: quello teso a formare nuovi apostoli. I nuovi mezzi di comunicazione sono, per l’apostolo dei mass media, importanti strumenti per l’evangelizzazione.  La sua vita si presta ad essere considerata da diversi punti di vista, ma uno in particolare assurge a tema dominante, quello della fedeltà: fedeltà al Vangelo,  alla Chiesa e alla preghiera; questa fedeltà è la più preziosa eredità che don Alberione ha lasciato, essendo determinante e intima sostanza della sua vita. In questa fedeltà, che è fedeltà a Cristo Maestro Via Verità e Vita, seguendo lo stile di San Paolo, è racchiusa anche la fedeltà alla Croce, al sacrificio, allo stile di vita semplice che egli volle per sé e per i suoi; fedeltà,  come disponibilità  illimitata, auto donazione,  come amore che si spende e si sovraspende. Don Alberione pregò, perché sapeva che la preghiera per il sacerdote e per il cristiano, è un importante dovere.  L’orazione prima di tutto, vita di tutto,  diceva.
Ad unire le migliaia di uomini e donne che appartengono agli Istituti della Famiglia Paolina è il desiderio di annunciare Cristo, come San Paolo oggi, attraverso i più moderni mezzi di comunicazione; annunciarlo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Per la Famiglia Paolina, come per tutta la Chiesa, la sfida grande è oggi l’ambito digitale .Ma il fondatore diceva che si devono utilizzare tutti i mezzi e i linguaggi della comunicazione, e specialmente quelli più moderni ed efficaci per il bene.