Il letamaio della politica italiana, gli onorevoli disonorevoli

Giuseppe Lembo

Il nostro è un Paese che non finisce mai di sorprenderci; purtroppo ci sorprende, soprattutto nel male, nelle tante negatività a danno del popolo (un tempo si diceva “popolo sovrano”), che ormai non conta assolutamente niente ed in religioso silenzio, accetta tutto con distacco, con indifferenza come se si trattasse di problemi di altri; di problemi di altre realtà, magari lontane e non meritevoli di attenzione. Questo sta succedendo nel nostro Paese; questo è il malefico benservito quotidiano agli italiani che si difendono prendendone le distanze, in senso inopportunamente pressoché totale. Ma le cose che ci vengono tragicamente fatte conoscere in fase alterne e cicliche legate ai corsi e ricorsi storici, sono sempre estranee agli italiani; a tutti gli italiani e soprattutto, alla parte più debole del nostro Paese, impegnata in una lotta a volte disumana per una sopravvivenza sempre più difficile. Per colpa di chi? Prima di tutto per colpa di chi ci governa, una casta di privilegiati che non ama l’Italia e tantomeno gli italiani, ma solo i propri abbondanti privilegi, il frutto del loro furbesco fare per sé; è assolutamente indifferente agli altri. Il letamaio puzza? Emette odori insopportabili? È assolutamente cosa da niente. Ci si tura il naso tanto da non essere disturbati, rivolgendo lo sguardo altrove, per non essere infastiditi dalla presenza sempre più scomoda di tanti onorevoli sempre più disonorevoli. E così pensando che siano cose di altri, si passa ad altro; si passa ad affrontare i propri mali; i propri problemi, parte di una quotidianità che si fa sempre più fatica a vivere, essendo ammorbata da situazioni difficili da superare con medicine di mantenimento, ma non certamente utili ad una completa guarigione dei mali. Siamo ormai presi dalle crescenti sofferenze per un presente complicato e difficile da immaginare come futuro possibile, se non come solo futuro assolutamente indefinito e senza prospettive. Perché tutto questo? Perché e per quali responsabilità, l’Italia non è più un Paese normale? Tutto questo ci piove addosso anche per nostre responsabilità; per responsabilità degli italiani che, per troppo lungo tempo, hanno ritenuto comodo ed opportuno disinteressarsi  dei problemi comuni, pensando sempre più, solo a se stessi, nel chiuso di un egoismo che ha prodotto atteggiamenti di crescente indifferenza nei confronti degli altri. L’Italia è, purtroppo, sempre più indifferente ai saperi ed alle tante importanti lezioni di vita che ci possono tornare utili per meglio capire le cose del mondo che, come diceva Aristotele, devono prima di tutto tendere ad un fine ben preciso. Senza certezze e senza capacità di capire l’evoluzione del mondo, ci siamo culturalmente impoveriti, investendo sempre meno sulle risorse umane che, spogliate dei saperi utili, hanno contribuito a far crescere in maniera diffusa, un forte analfabetismo etico-sociale, con scarsa e crescente attenzione per il noi sociale, sacrificato ad un dio assolutistico che ciascuno ha coltivato dentro di sé, dandogli la stravagante dimensione di Io mondo. L’Italia dei governati, facendo male prima di tutto a se stessa, è cresciuta abbondantemente male e priva di prospettive possibili.  Ha delegato tutto della propria vita ad un mondo politico che, dopo alterne e spregevoli vicende, ha subito l’implosione e così come emerso in questi giorni, evidenziandosi come letamaio da cui tutti oggi cercano di scappare, infastiditi da odori maleodoranti e non più sopportabili. La classe dirigente del nostro Paese, una classe fatta sempre più spesso di furbi e furbizie tendenti a fare bene solo per sé, del tutto indifferente agli altri che, come oggi si può osservare, è precipitata in situazioni di una tale decadenza che non ha ormai vie di uscita. L’élite sociale italiana ha tradito i governati; per tale grave tradimento, non ne gode più il consenso che purtroppo si traduceva in una vera e propria delega in bianco o ancora peggio, in un patto scellerato basato sull’irrituale principio assolutamente poco etico del “tu dai una cosa a me ed io dò il mio voto a te”. Si è trattato di un patto di ferro soprattutto al Sud dai tempi eccessivamente lunghi e senza via d’uscita.  Un patto che si pensava finito con la Prima Repubblica, ma che è invece continuato anche oltre e che oggi ha prodotto una condizione insostenibile da cocci rotti sparsi ovunque ed ai vari livelli. Lo sconquasso di questo nostro grande e generoso Paese è uno sconquasso con effetti devastanti sulla società italiana, da vero e proprio tsumani. La classe di governo fortemente invecchiata e senza ricambio, oggi non è più credibile; si è ormai rotto quell’incantesimo di lungo corso che teneva uniti per reciproca convenienza governanti e governati. Il tempo galantuomo ha rotto l’incantesimo ed ha determinato l’ormai certa ed indifferibile distruzione dell’élite del potere che rappresenta solo se stessa, avendo perso le forti aderenze che lo legavano al popolo cortigiano, per lungo tempo indifferente ad esercitare le sue prerogative etiche, umane e politiche di popolo sovrano. Il mancato ricambio della classe politica italiana con le facce di sempre mummificate, che il tempo ha reso sempre più antipatiche, ha di fatto smitizzato il principio forte ed indiscusso dell’inamovibilità. Nelle cose terrene niente è inamovibile; niente è intoccabile, come erroneamente hanno pensato in tanti; tutto è dinamicamente in movimento, per cui interessato dal principio dei corsi e ricorsi storici. Il popolo sovrano dell’Italia è un popolo tradito che si va lentamente svegliando ed in qualche modo pensa di volersi riappropriare delle sue prerogative di sovranità, in quanto non vedono in chi governa le energie necessarie per cambiare ed in fretta il corso delle cose, ormai incancrenite ad un punto senza ritorno. I professionisti della politica, attraverso la politica di professione si sono impossessati del sistema a tutti i livelli; dal governo centrale ai livelli intermedi (Regioni, Province, Comuni); i risultati raggiunti sono da assoluto fallimento. Hanno lavorato e bene solo per sé, disinteressandosi del Paese e della sua gente che oggi, vivendo in sofferenza e sentendosi tradita, ne ha preso le distanze, chiedendo a viva voce di azzerare la politica a vita e con la politica a vita, i professionisti “traditori” della politica, intesa non come servizio alla gente ma come solo affare per i propri privilegi. La situazione è grave; bisogna fare presto; bisogna sgomberare il campo, ossia liberare questa povera Italia dai suoi carnefici, dai suoi antichi mali, per tentare di risalire in modo virtuoso la china e passo dopo passo, sperare nella rinascita italiana come progetto d’insieme, con nuovi capitani e nuovo protagonismo soprattutto dei giovani eredi naturali per un futuro che si deve saper costruire senza mai perdere di vista un presente virtuoso capace di pensare oltre a se stesso anche a quelli che verranno un giorno, ricevendo in affidamento la Terra ed i suoi beni da usare senza farne violenza e senza comprometterla per chi la dovrà naturalmente continuare ad abitare senza doversi deprimere e disperare per un’eredità ridotta male e difficile da rimettere in sesto. Il nostro Paese è depresso, soffre e non sa pensare al futuro perché si trova oggi in una condizione di profonda crisi con meccanismi economico-sociale paralizzanti, fortemente inceppati ed assolutamente incapaci di pensare al bene comune ed al futuro della gente che vive di solo presente e disperatamente avverte una condizione di grave precarietà, di fallimento; sull’orlo  del baratro, vedono ormai vicino il precipizio da cui sono minacciati e che, stando così le cose, inghiottirà tutto e tutti. Occorre fare presto ed azzerare tutto; occorre scacciare gli “indesiderati” della politica e credere nella sana politica. Le classi governate non devono autoescludersi o farsi escludere dai politici di professione, troppo arrivisti senza scrupoli; loro, tutti insieme, hanno un ruolo che è quello di controllo dell’azione politica e di attivo protagonismo nelle scelte delle rappresentanze, un patto di libertà, di dignità e non più ignobile compromesso o peggio ancora di svendita del proprio libero voto che, a tutti i livelli, ha fatto ingrossare ed ingrassare il letamaio italiano, oggi palcoscenico tragicomico di uno spettacolo indegno; tutto da cancellare, tutto da dimenticare perché offende gli italiani gente brava, ma assolutamente non fessa, come i “furbi” governanti a capo del sistema-Paese sono abituati, da troppo lungo tempo, a credere.