Via Crucis di Francesco Terrone, lirismo e meditazione

Rita Occidente Lupo

Non poteva esserci periodo migliore di quello di questi giorni: la Via Crucis di Francesco Terrone, con disegni orginali di Liana Calzavara Bottiglieri, presentazione di Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza-Bisignano, I.R.I.S. edizioni, superbamente patinata in blu, per ricordare la Passione di Cristo, vede la diffusione proprio alla vigilia della Settimana Santa.  Con note d’indicibile pathos, Terrone tenta d’entrare nel mistero della Passione, che si tinge della luna della Parasceve. L’umanità del Figlio di Dio, accasciata dal fardello dei peccati umani, dall’indifferenza sociale…un ecce homo che viene denigrato nella sua Regalità, alla quale è preparata la croce, dalla quale penzolerà il Venerdì Santo.  Le liriche di Terrone, scandite stazione per stazione, ripercorrono l’ascesa al Golgota, immettendo il fruitore nella condizione del tempo, al di là del tempo. con versi ben cesellati alla scena, A volte sincopati, altre prosastici, una meditazione sull’iperbole salvifica che il Nazareno ha compiuto fino alla sublimazione del proprio Sè, in ossequio alla volontà del Padre. Il lirismo talvolta sembra ombreggiare il contatto con la terra, nuda nella sua cruenta compartecipazione all’immolazione del Giusto.  “Ostensione della croce, non come annunzio di una sconfitta, ma come estasi di un dono. Gesù morì piagato, umiliato, per significare il suo incontro con la violenza, la sfida al dolore ed al peccato di noi uomini, e per mostrare che Dio non muore, non può morire. Gesù non fu uno sconfitto, ma uno che ha assunto l’abisso del dolore e lo ha immesso nell’abisso dell’amore.” Così nella prefazione in calce di Mons. Agostino, che si sofferma sull’entità salvifica di un evento cruento, per riscattare il peccato originale “per crucem ad lucem!”  E Terrone sembra talvolta efficacizzare la scena, stemperare l’azione o semplicemente restare a contemplare il Mistero che ancora si ripropone ad ogni triduo, per cogliere quel superamento alla stessa schiavitù umana, che fa spalancare il Sepolcro, per gridare “E’ Risorto!”

Un pensiero su “Via Crucis di Francesco Terrone, lirismo e meditazione

  1. FRANCESCO TERRONE E CARMINE MANZI VELARDINIELLANI

    Con questa nuova produzione poetica del poeta ingegnere e presidente SIDELMED,dott.Francesco Terrone,non si può non paragonarlo Velardiniellanamente,come il noto ‘500esco cantastorie-cantautore-posteggiatiore-ambulante campano del sec.XVI,al compianto amico mio di sempre e suo Maestro il vate Carmine Manzi di Mercato san Severino:I tre possono unirsi in una sola motivazione:di dar il meglio di loro stessi,con frutti di sacrifici quotidiani,pur di trasmettere il loro messaggio con uno stile semplice ma all’istesso tempo molto studiato nelle sue profondità,il cui fine ultimo di educar all’arte del rimare lo si è visto in tantissimi lustri sulla celeberrima rivista Fiorisce un cenacolo che ha universalizzato suia il suo luogo di nascita che tanti talenti che oggi devon tutto:fama,onore,coraggio,libertà di cantar la propria vita con elementi sani,puliti fatti da gente comune e resi intuibili a tutti con un senso di accondiscendenza verso una scienza autodidatta,per dirla con l’ing,.Francesco Scarano,fatta di purezza,o come Aniello De Luca vuol tracciar il solco della poesia napoletana< e campana del 3°millennio,fatta di amore solidale

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