Il mantello a ruota del Ministro Fornero

Aurelio Di Matteo

E la Pellegrini che ci faceva a San Remo? Cantava? Oppure ci dava una bella dimostrazione di nuoto? Niente di tutto questo. Di sicuro, abbiamo pensato e hanno pensato in tanti, quel gran palcoscenico è un’ottima occasione perché un campione parli delle Olimpiadi che Monti ha rifiutato di chiedere per Roma. Anche questa motivazione è subito svanita di fronte alle parole del Gianni aspirante predicatore. Sei bella, ma quanto sei bella! Tutto qui, Ministro Fornero, la donna è un complesso di cose e tra tante, piaccia o non piaccia, c’è anche la bellezza, della donna come dell’uomo. Chi l’ha fa bene a usarla, chi non l’ha si serva di altro. Perché è stata invitata la Pellegrini? E ci perdoni quel “la” visto che Ella preferisce che si usi “il”, per evitare la differenza di genere. E che coincidenza! Anche Lucia Annunziata, la Badessa come ribattezzata da Ferrara, esprime lo stesso concetto: mettiamo le braghe alla televisione. Per Hegel era lo Stato etico, per noi più modestamente si chiama dittatura. Gli intellettuali di mestiere e i professori di fatto, in fondo in fondo, sono affetti da nostalgia canaglia. Per fortuna il Vaticano in questo momento è impegnato in altri problemi e cure; diversamente ci saremmo aspettati un deciso e serio intervento censorio, magari da scambiare con una fetta di ICI. A seguire questa logica bacchettona, visto che il loden è esclusivo di Monti e soprabito tipicamente maschile, si corre il rischio che alle donne che compaiono in televisione “il” Fornero voglia mettere un più femminile mantello a ruota, prescrivendo ovviamente che non svolazzi, soprattutto quando si scendono le scale. La televisione mercifica il corpo femminile e offende le donne? A dirla tutta se la TV mercifica qualcosa sono i sentimenti e il dolore, il piccolo o grande dramma privato e la retorica soporifera, le ideologie e i luoghi comuni, le banalità moralistiche e i sermoni dei sedicenti intellettuali, soprattutto se “prestati” alla politica. E la mercificazione peggiore sono proprio i pistolotti degli intellettuali a contratto, rivolti a pochi intimi spettatori e pagati lautamente con soldi pubblici. Quanto al corpo, maschile o femminile, è bene ribadirlo con chiarezza: è un oggetto sociale. Anche se sede della soggettività e dell’individualità, in quanto può essere creato, modificato, trasformato esso acquisisce senso e definizione solo in relazione ad altri, solo se si socializza e si relazione. È la società, infatti, che ha definito di volta in volta il corpo. La relazione sociale, sulla base dell’identità di genere, ha costruito storicamente e costruisce di periodo in periodo l’immagine dell’uomo e della donna.  Sarà il Discobolo o la Venere di Botticelli, il Laocoonte o la Paolina Borghese, la Merkel o la Belen, il Fornero o la Canalis, tutti quei corpi occupano uno spazio e un contesto che determinano l’immagine e l’uso, che decidono se coprirsi con il burqa o con il tanga oppure scoprirsi del tutto. La decisione ultima spetta sempre alla società, al contesto relazionale. E ogni epoca ha il suo canone estetico in forza del quale si producono le trasformazioni del corpo con una serie di attività e di strumenti per creare l’immagine adeguata al contesto: dalla moda alla dieta, dalla pratica sportiva all’intervento chirurgico, dal tatuaggio alla collana di perla, dal pendente al piercing, dal tanga all’occhiale da intellettuale o da figo, e così via. Per il Fornero che nel giorno della “farfalla” va a benedire il “Contrasto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale”, patrocinato anche dalle associazioni lesbo-gay-bisex, è ovvio che l’identità di genere è cosa da evitare. E allora mettiamo le braghe o copriamo con spessi pannelli neri tutti quei capolavori che nelle centinaia di musei sono custoditi e offerti alla gioia estetica dei visitatori. Da un modesto lettore di Hegel e di Wittgenstein, che non disdegna a un tempo di ammirare gli svolazzi di Belen, due consigli al Ministro Fornero. Quando sarà a Parigi, non varchi la soglia del Musée d’Orsay, per evitare che fugga scandalizzata di fronte al capolavoro di Gustave Courbet, lì esposto, che ha come titolo “L’origine del mondo”. E si rilegga ciò che diceva Oscar Wilde sulla differenza tra scandalo e pettegolezzo. Il pettegolezzo è gradevole, ma lo scandalo è un pettegolezzo reso noioso dalla moralità. Un uomo che moralizza è solitamente un ipocrita; una donna che moralizza è invariabilmente scialba.