Patto territoriale Bussento e Vallo di Diano

 Introduzione

Al momento dell’insediamento dell’attuale Consiglio di Amministrazione, eletto dall’Assemblea del 5 marzo 2010, la situazione generale in cui versava il Soggetto gestore dei due Patti Territoriali non era certamente delle migliori. Intanto da tempo mancava la figura del Presidente dopo la venuta a mancare del compianto Professore Corrado Pandolfo e dopo le dimissioni del dott. Ciro Castaldo, delegato dall’Amministrazione Provinciale, che lo aveva sostituito. La parte residuale del Consiglio di Amministrazione aveva addirittura difficoltà a riunirsi e non svolgeva più il ruolo amministrativo della Società. Sia sufficiente il fatto che il precedente Consiglio non è riuscito neppure ad approvare il bilancio della propria gestione prima di sottoporlo alla definitiva approvazione dell’Assemblea. La stessa Assemblea non svolgeva più il fondamentale ruolo di indirizzo secondo Statuto. A questo si aggiunga un quadro economico e contabile in progressiva regressione dal momento che oltre il “contributo globale” a seguito del finanziamento dei due Patti Territoriali, la Società, pur avendone le competenze da Statuto, non ha intercettate altre risorse utili al proprio sostentamento. Il prolungarsi dei tempi di ultimazione ed entrata a regime delle iniziative ammesse a contributo poi, ha fatto si che i costi di gestione dell’Ente erodessero man mano il capitale sociale, originariamente di 500.000 euro, poi ridotto a 150.000 nell’Assemblea Straordinaria del 15 aprile 2010 tenutasi presso lo Studio del Notaio D’Alessio in Prato Perilli di Teggiano. Una situazione generale grave che si andava compromettendo nell’indifferenza generale tale da portare al completo disinteresse verso il Patto Territoriale che nel complesso comunque aveva conseguito lo straordinario risultato di investire sui territori del Diano e del Bussento circa 150 miliardi di vecchie lire. Accettare la guida dell’Ente, così come entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione, è stata una vera e propria sfida che ognuno di noi ha raccolto con entusiasmo e che, nel corso di questi mesi, ha sostenuta con impegno e determinazione. La convinzione di origine è quella che il Patto Territoriale resta un ente, forse l’unico, di fondamentale importanza per sostenere lo sviluppo economico e l’emancipazione sociale dei nostri territori. Il suo rilancio significa puntare al rilancio del territorio, significa dotare il territorio di una vera e propria agenzia di sviluppo attribuendo alla Società del Patto quel ruolo che le è proprio e che non è riuscita mai a recitare. 2.      L’Assemblea Straordinaria del 15 aprile 2010, su proposta del Consiglio di Amministrazione, a seguito delle perdite contabilizzate, deliberava la riduzione di capitale da 500.000 Euro a 150.000 Euro. L’ammontare di capitale sociale, però, già dal momento della deliberazione assembleare presentava criticità come emerse in sede di riunione e come specificato dalla stessa presidenza. Intanto la cifra di 150.000 Euro veniva votata per comodità di gestione contabile delle quote dei soci mentre il capitale sociale effettivo era poco più di 147.000 Euro. A ciò si aggiunga che nel bilancio consuntivo del 2009, alla voce risconti attivi per l’esercizio 2010, erano già state impegnate 40.000 Euro destinate alla Società di consulenza tecnica del Patto. Tenendo poi presenti i costi di gestione ordinaria per le consulenze tecniche, il personale ed i servizi, emerge un quadro generale davvero poco rassicurante. Il tutto si traduce che nell’approvare il bilancio consuntivo 2009, l’Assemblea del Patto Territoriale già era consapevole che con il nuovo esercizio finanziario 2010, il capitale sociale sarebbe sceso sotto il limite legale previsto per una S.p.A. pari a 120.000 Euro e che, se non si fosse riusciti a recuperare risorse di sostentamento per la Società, di fatto, ci si avviava verso la liquidazione. Allo stato, la situazione economica contabile ricade nella fattispecie dell’art. 2447 del codice civile in quanto le perdite sono superiori ad 1/3 del capitale sociale che per queste è sceso sotto il limite legale. Situazione che delinea una causa di scioglimento e messa in liquidazione della società come sancito dall’art. 2448 dello stesso codice civile. La valutazione del Consiglio di Amministrazione riunitosi il 21 dicembre scorso è stata effettuata sulla base delle informazioni pervenute dal Ministero dello Sviluppo Economico che ha assegnate le risorse perenti al Soggetto Gestore e rimessa la pratica alla Ragioneria Generale dello Stato per la definitiva copertura. La decisione di non convocare l’Assemblea in seduta straordinaria, dunque, è stata assunta prevedendo il bilanciamento delle perdite con gli introiti derivanti dalla gestione delle nuove risorse. Decisione assunta anche in funzione della volontà dei soci, emersa nelle precedenti assemblee, di non procedere a ricapitalizzazione per le oggettive difficoltà economiche manifestate soprattutto degli enti pubblici.     Situazione Finanziaria – risorse perenti Il punto di forza per salvare la Società del Patto è il recupero delle risorse perenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Risorse che derivano da richieste di rimodulazione di economie avanzate dalle precedenti amministrazioni e precisamente due nel 2004 ed una nel 2008. Risorse che tra i due Patti Territoriali gestiti dalla Società, nel totale, ammontano a 9.706.500 Euro. Al momento il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso, nelle scorse settimane, il decreto con il quale riconosce ed assegna queste risorse al Soggetto Gestore dei Patti Territoriali Bussento e Vallo di Diano. La pratica è poi passata all’attenzione della Ragioneria Generale dello Stato, dove giace tuttora, per la definitiva copertura dei fondi. Stiamo seguendo da vicino la pratica e restiamo in fiduciosa attesa del positivo sviluppo della situazione che dovrebbe avere la sua ufficialità dopo le festività di fine anno. Una volta decretata l’assegnazione delle risorse perenti, in ossequio al protocollo, verrà convocato il tavolo di concertazione deputato alla decisione della messa al bando delle stesse. Come già detto nella scorsa Assemblea, il Consiglio di Amministrazione proporrà al tavolo di concertazione, dando soddisfazione ad entrambi i territori del Vallo di Diano e del Bussento, di destinare l’intero ammontare delle risorse per opere pubbliche infrastrutturali per almeno tre motivi: le iniziative, che tra l’altro comportano costi di istruttoria per la Società che allo stato non può permettersi, private porterebbero ad una eccessiva parcellizzazione delle poche risorse e non conseguirebbero i risultati auspicati; la destinazione in opere pubbliche andrebbe a vantaggio dell’intera comunità dei due territori; la destinazione in opere pubbliche, intanto farebbe risparmiare costi di istruttoria delle pratiche, ma darebbe la possibilità alla Società del Patto di avere un ruolo attivo nella gestione, ruolo per cui verrebbe ristorata con la possibilità di rimettere in ordine il capitale sociale ed il bilancio. L’ultimo aspetto, cioè quello della possibilità di foraggiare la Società, merita particolare attenzione partendo dal presupposto che salvare questa Società è di fondamentale importanza per il territorio: intanto perché è l’unico ente deputato a sostenere lo sviluppo economico del territorio ed ha una caratteristica storicamente forse irripetibile: quello di mettere insieme due territori contigui che, per la legge di coordinamento regionale, rappresentano due Sistemi Territoriali di Sviluppo autonomi. Peculiarità che nelle candidature del territorio a qualsiasi bando di accesso a pubbliche risorse può risultare decisiva quale fattore di successo dell’iniziativa; in secondo luogo perché per legge, la Società è costretta a rimanere in vita ed attiva fino all’entrata a regime di tutte le iniziative ammesse a contributo. E, purtroppo, l’iter delle pratiche è ancora lungo da giungere al totale compimento soprattutto per quanto riguarda le iniziative del Patto Tematico Agricoltura; terzo punto riguarda l’evitare ad ogni costo la gestione in liquidazione intanto perché politicamente sarebbe un fallimento del territorio e della sua classe dirigente. Poi perché i costi della gestione in liquidazione sarebbero più elevati dei costi in gestione ordinaria e sarebbero a carico dei soci in proporzione delle quote possedute. Bisogna anche considerare che la gestione in liquidazione non può occuparsi di cose fuori dall’ordinario per cui si potrebbero addirittura perdere le risorse perenti per l’impossibilità a convocare il tavolo di concertazione e la successiva emanazione del bando. Ma l’aspetto più importante è che mettere in liquidazione la Società significa privare il territorio dell’Attore di sviluppo più importante e precludere ad esso tutte le opportunità che si verrebbero a prospettare in futuro. Progettualità e rilancio dell’ente- I propositi del Consiglio di Amministrazione sono quelli di mantenere in vita la Società del Patto attraverso la sua gestione ordinaria ma, soprattutto, farlo per rilanciarla e dotarla del ruolo di Attore di Sviluppo del territorio di competenza. Come è già stato detto, dal momento del nostro insediamento ci siamo adoperati innanzitutto per salvare l’Ente ed abbiamo puntato sul recupero delle risorse perenti. Siamo a buon punto ma dobbiamo portare a conclusione la cosa per raggiungere uno stato di equilibrio e tranquillità da cui partire per il rilancio. Le attività già programmate e che andranno messe in atto a partire già dai prossimi giorni: recupero delle risorse perenti, convocazione del tavolo di concertazione, emissione del bando, ruolo sulla gestione progettuale e foraggiamento della Società; gestione dei due Patti Territoriali, monitoraggio delle pratiche relative alle agevolazioni ammesse a contributo fino alla conclusione dell’iter; progettualità ed accesso alle risorse della Programmazione Regionale dei Fondi Comunitari 2007 – 2013, anche accompagnando altri enti territoriali rappresentando il valore aggiunto per le peculiarità del Soggetto Gestore dei Patti Territoriali; consulenza ed accompagnamento alle imprese del territorio. E’ in atto un monitoraggio per stilare una mappa delle associazioni di categoria e dei consorzi di imprese e di aree industriali in modo da gettare le basi per una collaborazione permanente. L’idea è di sopperire all’assenza di un vero centro servizi per le imprese, assenza da più parti lamentato soprattutto dagli operatori del settore; Patto dei Sindaci per la programmazione di azioni ed attività di efficientamento energetico. Patto lanciato dalla Commissione Europea con il famoso protocollo 20-20-20 teso a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020. Subito dopo le festività ci faremo promotori di due riunioni, una nel Vallo di Diano ed una nel Bussento, in cui incontreremo gli amministratori locali per renderli partecipi e coinvolti nel nostro progetto. Conclusioni- La situazione ereditata dalla precedente amministrazione è oggettivamente difficile ma l’impegno profuso in questi primi mesi ha già prodotto qualche importante risultato. Si è creato un nuovo interesse rispetto al Patto Territoriale e se ne riscopre il ruolo su di un territorio che avverte l’assenza di un importante Attore di Sviluppo. Ci si è spesi per recuperare risorse che spettano al Vallo di Diano ed al Bussento ma che rischiavano di andare perse per l’impossibilità del Soggetto Gestore a svolgere il proprio ruolo. Ci si affaccia su nuove opportunità che, se raccolte, possono rappresentare nuova linfa a sostegno dello sviluppo economico e dell’emancipazione sociale del territorio. In sintesi una nuova vitalità che riqualifica  la Società del Patto da mero Soggetto gestore ad Attore propulsore.Ovvio che ci si trova ad un crocevia decisivo nella vita della Società e dei due Patti Territoriali, il territorio è chiamato ad una scelta politica decisiva rispetto al ruolo che si vuole attribuire all’Ente. Molto dipende dalla volontà dell’Assemblea che oggi, riprendendo il ruolo di indirizzo che le è proprio, chiamo ad esprimersi sulle linee tracciate in questa relazione di cui chiedo il deposito agli atti in allegato al verbale.

Il Presidente Dott.  Giovanni Graziano