Il corpo del cristiano tra carne e spirito

Fulvio Sguerso

Secondo il Credo, o Simbolo apostolico, in cui sono enunciati i dogmi fondamentali della fede cristiana, Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo: “ E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14). Ma che cosa significa esattamente l’enunciato  “il Verbo si è fatto carne”? Può mai farsi carne e sangue e nervi e ossa  anzi “il” verbum, cioè la Parola per antonomasia? Nel famoso prologo del vangelo di Giovanni, il latino Verbum traduce il greco Logos, che non significa “parola” ma “ragionamento”, e anche “discorso”, e nel greco biblico anche “legge” e “sapienza”; quindi “il Verbo si è fatto carne” significa che la sapienza e la legge divina si sono materializzate in un corpo, nel corpo di Cristo, appunto, che si è fatto uomo. In termini filosofici sarebbe come dire che un’idea astratta, un concetto, si è concretizzato, rendendosi visibile, ascoltabile, toccabile, ecc. in una determinata persona che agisce nel mondo e nella storia. Ma una persona, per intelligente e virtuosa che sia, è pur sempre un soggetto limitato nel  tempo e nello   spazio (oltre che dalle altre persone, che sono altrettanti soggetti agenti nello spazio e nel tempo). Ora  il Figlio di Dio, per i cristiani, è sì una persona  ma non certo come qualunque altra: il suo corpo  è umano e divino al tempo stesso (vero Dio e vero uomo), e fa parte, insieme al Padre e alla Spirito Santo, della Santissima Trinità, nella quale solo una delle tre persone – il Figlio – è fatta (o si è fatta) di carne, cioè ha voluto assumere i limiti della condizione umana e condividere la nostra terrestre fragilità in tutto e per tutto, tanto che, secondo Paolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 21). Dunque “essere di carne”, cioè creature umane,  significa anche “essere peccatori”? Non necessariamente: il peccato non è nella carne in quanto tale ma nella malizia  umana e nella pretesa di confidare in lei più  che nello Spirito di Dio; e d’altronde, prima del primo peccato, Adamo ed Eva  non si vergognavano della loro nudità, tutto in loro era santo, organi genitali compresi. E qui si apre una prima questione: perché mai il primo peccato, cioè il primo atto di volontà difforme dalla volontà divina, ha reso peccaminoso non tanto l’atto sessuale in sé (tra l’altro necessario alla riproduzione della specie) quanto il desiderio o la passione o l’attrazione psicofisica che l’accompagnano? Era (è) forse meglio amarsi senza troppo ardore, moderando e controllando l’intensità dei propri impulsi, così da non sottrarre troppa energia all’adorazione e al culto dovuto al Padre celeste? E’ quello che pensa Agostino, influenzato, oltre che da Paolo, dall’ascetismo neoplatonico e stoico. Dopo la prima disobbedienza, frutto dell’orgoglio e della presunzione di poter decidere da soli su ciò che è bene e ciò che è male, Adamo ed Eva si accorsero di essere nudi, e se ne vergognarono, quindi “intrecciarono delle foglie di fico, se ne fecero della cinture” (Gen 3, 7). E perché mai, si chiede Agostino, si coprirono i genitali invece delle mani e delle loro bocche? Che colpa avevano i genitali? Non erano stati loro a cogliere e a mangiare il frutto proibito! Come spiegare questo  strano “spostamento” di obiettivo? Proviamo a chiederci il significato di “allora si aprirono gli occhi di tutti e due”; evidentemente non è che prima di aver disobbedito al divieto divino fossero ciechi, non fosse altro perché bisognava distinguere gli animali per nominarli; i loro occhi si aprirono nel senso che si resero conto di qualcosa che sfuggiva al loro controllo, era un impulso nuovo che Agostino denominò concupiscenza e che prima della caduta non esisteva nel paradiso terrestre, quando il primo uomo, creato a immagine di Dio, e la prima donna, plasmata con una costola tolta all’uomo, vivevano in armonia con le altre creature e in intimità con il loro Creatore, e nessun desiderio o brama li turbava. Ma, dopo che l’uomo e la donna (carne della sua carne), rivolsero il loro desiderio su di sé distogliendolo dal loro unico principio e fine, furono dominati da desideri irrequieti e insaziabili perché volti a cose finite o prodotte da loro stessi, nella vana ricerca di un appagamento impossibile perché cercato fuori o contro la volontà di Dio. Così avvenne anche la dissociazione tra la volontà e gli impulsi del corpo, in particolare di quelli sessuali: Adamo ed Eva potevano dare ordini ancora alle loro braccia, alle loro gambe e ai loro occhi, ma il loro sesso disobbediva, quasi a ricordare la loro disobbedienza a Dio. Da allora in poi, data l’oggettiva difficoltà di separare la concupiscenza dall’atto sessuale, nella tradizione cristiana l’ombra o anche solo il sospetto del peccato grava sulla sessualità nel suo insieme, anche se vissuta all’interno del matrimonio; tanto più che, come leggiamo in Matteo: “Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette adulterio. Gli dissero i discepoli: ‘Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi’. Egli rispose loro: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi così dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca.” E chi non può capire, perché non gli è stato concesso? Per costui sarà pianto e stridor di denti per l’eternità? Mistero. Per tutti i cristiani, nondimeno, siano essi semplici o teologi, casti o lussuriosi, laici o chierici, omo od eterosessuali,  una volta battezzati, convertiti e rivestiti di Cristo, vale l’affermazione di Paolo nella lettera ai Galati: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna; poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. Forse Paolo vedeva più lontano dello stesso Agostino (e non parliamo nemmeno di certi papi teologi).

11 pensieri su “Il corpo del cristiano tra carne e spirito

  1. Un articolo stupendo. Chiaro, preciso, pulito. E senza tanti anatemi. Complimenti Dottor Sguerso. Ho letto pochi scritti che parlano di religione scritti con tanta lodevole civiltà.

  2. Gentile Annarita, nel ringraziarla per le sue gentili parole, le confesso che vorrei
    – e che anzi mi obbligano a – fare tutto il possibile per meritarle davvero.
    Con sincera gratitudine.
    Fulvio Sguerso

  3. Non posso non complimentarmi con il prof. Sguerso per questo suo articolo, scritto con una tale chiarezza espositiva da permettere a chiunque di capire concetti filosofici e teologici non certo così semplici. Prezioso il pensiero finale di Paolo:”Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna; poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. Chi ha orecchie da intendere intenda!
    Grazie prof. Sguerso per l’ ALTO spessore dei suoi articoli che contribuiscono ad elevare non poco il livello culturale di questo giornale.

  4. Vorrei concludere im modo più articolato il mio pensiero,collegandomi all’ultima citazione di Paolo., da cui mi sembra di evincere che non c’è PERSONA che possa essere ISOLATA agli occhi di Cristo Gesù, perchè l’UMANITA’ TUTTA è il Corpo di Cristo. Non accettare una persona perchè di una religione diversa, perchè ateo, perchè omosessuale, perchè critica….vuol dire rinnegare l’UNICITA’ in Cristo Gesù, a cui solo si dovrà rispondere. La Chiesa non può essere selettiva ma misericordiosa e accogliente: Dio sarà il ns Giudice.
    A volte si sottolinnea che la Chiesa è fatta di uomini e dunque si deve accettare che i suoi rappresentanti o “ministri” (chissà perchè poi si usa lo stesso linguaggio dei laici rappresentanti di uno Stato)possano sbagliare, a maggior ragione si deve usare benevolenza nei confronti di chi “ministro di Dio” non è. Papa Ratzinger però non è convinto, peccato!
    Distinti Saluti.

  5. Come il solito il Dott. Fulvio Sguerso c’illumina d’mmenso con la sua scienza filosofica. Si, penso che tutto il contesto religioso sia scienza filosofica che si proietta come un mare di bontà nei cuori dell’umanità. Grande articolo, dott. Fulvio. Tuttavia non combrendo, da ignorante che sono, perchè il Cristo, figlio di Dio, non stenda un suo dito per la salvazza dell’anima e del corpo verso creature affamate , piagose e miserevoli del “cosiddetto Terzo mondo”.Vorrei proprio che questa nuova ricorrenza della nascita del Bambino Gesù fosse vera foriera di vita, anche per chi è costretto a morire per un tozzo di pane o per una semplice medicina.
    Mi scusi , dottor Sguerso che le voglio un’infinità di bene. ma se si parla di umanità si riesco a fare a meno di ricordare chi soffre e si dispera. Un abbraccio ed un saluto sincero a Lei ed anche alla gentile Civetta che apprezzo altrettanto.

  6. Ottimo articolo Dr. Sguerso. Lo trovo però leggermente “di parte” non avendovi letto nulla a proposito del “corpo” del cristiano durante il medioevo, quando, mi corregga lei se sbaglio, la chiesa considerò il corpo come “abominevole involucro dell’anima”, il che, unito ad un concetto molto relativo di igiene, ha portato nel mondo occidentale a lutti nefasti. Spero consideri la mia osservazione come spunto per poterla rileggere più compiutamente sull’argomento.
    Sempre con stima, i miei più cari saluti
    Lucia

  7. Gentile e, come è suo costume, attenta e perspicace Civetta, lei ha colto perfettamente il senso del mio discorso. Dico “mio” ma, ovviamemte, non è tutta farina del mio sacco: i miei riferimenti teologici sono autori come Bonhoeffer, Moltmann, Balthasar; quelli ermeneutico-filosofici autori come Salvatore Natoli, Gianni Vattimo (con qualche riserva), Sergio Givone, Gustavo Zagrebelsky…..Quanto alla visione paolina del “corpo” mistico di Cristo bisogna non dimenticare che, per farne parte, è necessario prima far morire l’uomo vecchio che è in noi per poter rinascere “nuovi” tramite il passaggio, “Pasqua”, della croce, cioè della morte e risurrezione di Cristo. Come scrive Paolo ai Colossesi: “E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto; purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro.” Ministro, cioè servitore. Da sottolineare è comunque, oltre a “ministro”, l’annunzio fatto “ad ogni creatura sotto il cielo”, nessuna esclusa. Il vangelo è includente non certo escludente. Ma avremo certo modo e occasione per riprendere il discorso.

    E vengo a lei, caro signor Alfredo; anche lei soffre, come tutte le anime sensibili, per il dolore che affligge tanta parte dell’umanità, e soprattutto di quella più povera e deprivata dei beni più elementari, e non certo per sua colpa, semmai per colpa di una iniqua distribuzione delle ricchezze e delle risorse del pianeta. Lei, come tanti (e come il sottoscritto) si chiede: perché Dio, che è (o almeno così ci dicono) buono e giusto, anzi, la bontà e la giustizia in persona, permette tanta sofferenza degli innocenti e tanta ingiustizia? Perché non interviene, lui che può tutto? Caro signor Alfredo, questa stessa domanda se la sono posta i più grandi pensatori e teologi cristiani, da Agostino, a Tommaso, a Lutero, a Leibniz, a Kierkegaard e, tra gli scrittori e i poeti, come lei sa,il Manzoni, il Leopardi, il Pascoli, Victor Hugo, Dostoevskij e tanti altri, e nessuno è mai riuscito a venirne a capo. Anche perché se Dio intervenisse per correggere le storture (il “legno storto” di cui parlava Kant) dell’umanità, toglierebbe all’uomo la sua parte di responsabilità; in altri termini, per Dio, l’uomo deve – e su questo “deve” si può discutere all’infinito – rimanere libero così di peccare come di non peccare. Se infatti l’uomo non potesse più fare il male (e farsi del male) non sarebbe più la creatura libera che, per definizione e per destino, egli è. Più in là di tanto, con i nostri poveri intelletti, non possiamo andare.
    Con stima e gratutudine.
    Fulvio Sguerso

    Gentile e, come è suo costume, attenta e perspicace Civetta, lei ha colto perfettamente il senso del mio discorso. Ho detto “mio” ma, ovviamente, non è tutta farina del mio sacco: i miei riferimenti teologici sono autori come Bonhoeffer, Moltmann, Balthasar; quelli filosofici autori come Salvatore Natoli, Gianni Vattimo (sia pure con giudizio), Sergio Givone, Gustavo Zagrebelsky…..Quanto alla visione paolina del corpo mistico di Cristo, non va dimenticato che per farne parte è necessario che prima muoia l’uomo “vecchio” che è in noi, così che possa nascere l’uomo “nuovo”, tramite il passaggio, “Pasqua”, della croce, cioè della morte e risurrezione di Gesù Cristo. Scrive Paolo ai Colossesi: “E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto: purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato ministro. ” Ministro, cioè servitore. Qui da sottolineare, oltre al “ministro”, è l’annunzio ” ad ogni creatura sotto il cielo”; quindi senza escludere nessuno. Il vangelo non discrimina, non giudica, non esclude. Fermiamoci qui, per il momento:
    non mancheranno occasioni per riprendere il discorso.

    libero così di peccare come di non peccare; quindi, se non potesse fare il male (e farsi del male) non sarebbe più la creatura libera che, per definizione e destino, egli è. Più in là, con i nostri poveri intelletti, non possiamo andare.
    Con stima e gratitudine.
    Fulvio Sguerso

  8. E’ vero, a lei non sfugge niente, attenta e competente lettrice Lucia Russo! Per risponderle adeguatamente scriverò a breve un altro articolo.
    Con stima.
    Fulvio Sguerso

  9. “Io Sono…..”
    Ci sono mamme che uccidono le loro creature nel grembo.
    Ci sono mamme che strangolano, buttano fuori dal balcone , che mettono nella lavatrice,che ammazzano a calci le proprie creature.
    Ci sono papà che violentano le loro figlie.
    Ci sono papà che bruciacchiano, che fanno mancare il necessario, che vendono, che abbandonano le proprie creature.
    Ci sono mamme che gioiscono al primo sussulto di maternità.
    Ci sono mamme che allattano, che cullano, che asciugano le lacrime, che pettinano i lunghi capelli, che il mattino preparano la colazione alle proprie creature.
    Ci sono papà che abbracciano ed amano la propria amata alla notizia per il dono più grande che potessero sperare, quello di diventare….. papà.
    Ci sono papà che proteggono,che educano, che insegnano, che allenano i corpi, che il mattino vanno a lavorare e gioiscono al pensiero di poter abbracciare,la sera, quando ritorna a casa,le proprie creature, la propria amata moglie.
    C’è il MALE.
    C’è il BENE.
    Dott. Sguerso, lei ci ha ricordato che il Sommo Dio è Bontà e Giustizia: non potrebbe essere altro.
    Come non potrebbe essere che noi “mortali” potessimo essere dei fantocci privi di libertà nelle Sue mani.
    “Lui” ci ha creato liberi (LIBERI DI COMPIERE IL BENE) perchè ci ha amato da sempre.
    Noi siamo il frutto del Suo AMORE e ci ha amato tanto fino ad “incannarsi” per venirci ad indicare, di nuovo, la strada per salvarci.
    C’è l’Inferno.
    C’è il Paradiso.
    Per questo motivo ci ha lasciato la S.S. Chiesa Cattolica che ha interpretato il Suo messaggio.
    Si , dott. Sguerso, c’è la S.S. Chiesa Cattolica che attraverso la Tradizione Orale, le Sacre Scritture e la Congregazione dei Vescovi, interpreta ed attualizza il messaggio del “Cristo”.
    Lo sta facendo oggi, lo ha fatto in questi, ultimi, 2010 anni dalla venuta di Gesù sulla terra.
    Nella sua dotta lettera ha citato “cento” passi dei Vangeli, “cento” Dottori della Chiesa, “cento” teologi, poeti e scrittori, ma tanti di questi suoi citati, hanno detto tante altre cose che, sembra, smentiscono quanto detto precedentemente.
    Si potrebbero citare “cento” volte le Sacre Scritture, i “Vangeli”, gli scritti che i Nostri “Dottori”, teologi, scrittori e poeti ci hanno lasciato e cento volte potremmo ritrovare delle vere contraddizioni.
    Questo non vuol dire che quanto dicevano fosse confusionale o sbagliato, ma ogni affermazione va inquadrata nel CONTESTO storico in cui queste affermazioni venivano fatte.
    Come mi son permesso di dire, in qualche altro intervento, si potrebbe cadere nell’ERESIA, oppure nel contesto del “cattolico adulto”(il secondo me), quando si prendono delle Verità che vengono estrapolate dal contesto in cui sono state formulate.

    Un auspicio per il suo prossimo articolo…..sull’”ERA DI MEZZO”: non si dimentichi di ricordare che senza la CHIESA CATTOLICA, oggi, non esisterebbe una memoria Storica della nostra civiltà.
    Tuttavia……
    “Io sono..”…. i “disegni” del Signore non sono i nostri.
    In bocca al lupo

  10. Cosa vuole che le dica, signor Lupo, che lei già non sappia?
    Quanto al bene e al male, credo che valga ancora la voce della coscienza: se non c’è quella, non c’è autorità che tenga. Tanto è vero che non basta essere cattolici praticanti per essere immuni dal male e dal peccato. O lei non sente il bisogno di confessarsi, di quando in quando?
    Stia bene.
    F. S.

I commenti sono chiusi.