I tormenti di Bersani

Angelo Cennamo

Il 14 dicembre si avvicina e le probabilità che il governo ottenga la fiducia, alla camera come al senato, non sono poche. Il premier potrebbe, infatti, superare l’ostacolo parlamentare, sia pure con una manciata di voti, e dimostrare così di avere i numeri dalla sua parte. Dovesse andare così, Berlusconi avrà due possibilità : allargare la maggioranza con un rimpasto esteso all’Udc per garantirsi una migliore governabilità, o salire al Colle per ottenere lo scioglimento delle camere e quindi nuove elezioni. Ritornare alle urne con l’attuale legge elettorale consentirebbe al Pdl, alla Lega e al partito di Casini, che non esiterebbe a farsi reclutare nel centro destra visti gli esiti dei precedenti apparentamenti con la sinistra, di vincere la competizione elettorale senza patemi. Berlusconi dimostrerebbe ai suoi estremi untori di essere ancora vivo, facendo recitare, a Casini, il ruolo del figliol prodigo, e a Fini quello del vitello grasso. Ma il leader di Futuro e Libertà non sarebbe l’unica vittima della nuova resurrezione del cavaliere. A rimetterci le penne, infatti, potrebbe essere pure Pierluigi Bersani, alle prese con problemi di coabitazione interna ed esterna al suo partito. Che il Pd abbia il terrore di andare alle urne lo capisce anche un bambino, ma la paura che prova Bersani ha anche un altro nome, oltre quello di Berlusconi, ovvero : Nichi Vendola. Alle primarie che si sono tenute recentemente nel Comune di Milano, è stato proprio un vendoliano, Giuliano Pisapia, a spuntarla sul candidato del Pd, Boeri. Non è escluso, allora, che il flop della sinistra più moderata possa ripetersi in campo nazionale, dove a contendere la leadership della coalizione a Bersani sarà Vendola in persona. L’astro nascente del neo comunismo in salsa pugliese piace molto alle masse dei compagni più incalliti, i nostalgici della sinistra rosso sangue, quella vicina alla Fiom e all’universo ecologista che si batte per l’acqua pubblica ed altre robe simili. Vendola si rivelerebbe un osso duro per il bocciofilo Bersani, rimasto nel frattempo orfano dell’Udc e di quel terzo polo tanto agognato ma mai realizzato. Addio allora al centro sinistra : non resterebbe che la sinistra, sola e sconsolata a rimuginare sulle occasioni perse e gli accordi naufragati.  

 

13 pensieri su “I tormenti di Bersani

  1. ora ti rimane la lista dei ministri del prossimo governo del bunga bunga, diccela così completi l’iperbole.

  2. Devo onestamente dire, caro sig. Cennamo, che leggendo il Suo articolo la frase che più mi ha dato fastidio è stata: “….ecologista che si batte per l’acqua pubblica ed altre robe simili. Parlare dell’acqua pubblica come “robe simili” lo trovo altamente offensivo oltre che “politicamente scorretto”.
    Detto questo, sono costretto a ribadire quello che, in buona sostanza, ho già avuto modo di dire a commento delle Sue analisi di ieri. Sono alchimie in politichese. Vendola non vince perchè è l’ultimo baluardo dei “rossi”, ma perchè propone un nuovo modo di fare politica. Del resto, non mi sembra che la Puglia sia stata mai un “covo di rossi comunisti”. Le sue deduzioni/previsioni, mi perdoni, mi sembrano più il tentativo di trovare un appiglio che possano giustificare quelli che, a mio avviso, sono solo Suoi desideri. Vorrei sapere da quali fatti proviene la sua affermazione in ordine a Casini ed alle sue future alleanze. Lei è sicuro che la Lega accetti Casini e quest’ultimo accetti la Lega? Dalle dichiarazioni che leggo non credo proprio. Il Suo tentativo di rappresentare un Berlusconi “giulivo & vincente”, appartiene ad una cartolina che nel passato ha avuto successo e diffusione, ma che oggi appare sbiadita e per niente attraente. Si rassegni, non saranno certo le alchimie di palazzo, nè le compravendite politiche, e neanche gli inciuci a salvare il Suo Berlusconi. La gente si è stancata di essere presa in giro! Se ne è accorto?? Se non avesse ancora avvertito il senso di fastidio che genera in giro il solo nominare “Re Silvio”, Le consiglio di girare per marciapiedi e botteghe con le orecchie e gli occhi bene aperti. La smetta di parlare solo con i suoi amici, o con chi Le da ragione per convenienza o per non contraddirLa, e forse avrà meno sicurezze ed una visione più veritiera della realtà che stiamo vivendo.

  3. Leggo solo adesso la risposta al mio commento del Suo articolo di ieri. Sono andato a rileggere il mio post e, con tutta franchezza, non sono riuscito a capire da dove Lei abbia potuto trarre la convinzione che sono un nostalgico della cosiddetta “Prima Repubblica”. In vero ho una certa nostalgia, che però non è legata al sistema, bipolare solo a chiacchiere, ma agli uomini. Trovo assai difficile trovare un “continuum” fra i personaggi che ho citato nel commento e quelli che oggi, ahinoi, costellano il mondo politico. Ho nostalgia, è vero, ma della serietà di quelle persone, del loro senso dello Stato e delle Istituzioni. Lei trova veramente democratico questo sistema? Crede sul serio che il cittadino possa sentirsi rappresentato e coinvolto nelle Istituzioni che subisce senza avere la possibilità di una sola scelta?? Lei è sicuro che stiamo vivendo in un sistema bipolare?? Se crede davvero tutto questo, mi permetta di dirglielo, o è un inguaribile credulone, oppure ci marcia un po’(absit iniura verbis).
    In un caso o nell’altro La invito a svegliarsi da questo stato di “torpore euforico” pima che sia troppo tardi!!
    La saluto cordialmente.
    P.S. A proposito mi chiamo LA MONICA, spero si tratti solo di un refuso

  4. Egr. Sig. La Monica,
    forse i miei articoli peccano di ottimismo. Forse le mie analisi e previsioni risulteranno a tempo debito infondate, ma non mi pare che i suoi commenti brillino per imparzialità. La sua simpatia per l’on.le Vendola è legittima e rispettabile, ma non può pensare che tutti abbiano la stessa opinione di una politica che di liberale e di nuovo ha ben poco da offrire.
    Per quanto riguarda, infine, le considerazioni sull'”acqua pubblica”, credo che mai come oggi dovremmo riflettere sull’opportunità che le reti idriche vengano manutenute da enti privati, vista l’incapacità e la scarsezza di fondi che gli enti locali hanno a disposizione per provvedere alla loro gestione.

    Cordiali saluti – AC

  5. In Italia, circa il 60% dell’elettorato attivo ha meno di 50 anni, quindi nel sessantotto aveva otto anni; circa il 30% ha meno di 35 anni, quindi è nato nel 1975.
    Ringraziando Iddio, se si collega ai principali siti di demoscopia vedrà che circa il 75% della popolazione non sa chi è stato Togliatti, il 62% non sa cosa sia stata l’URSS, il 42% non sa chi sia stato Occhetto.
    Gli iscritti alla FIOM sono una entità marginale. Nelle università gli studenti che protestano non hanno mai saputo chi era Marx.
    Sempre ringraziando Iddio, gran parte della pubblica opinione conosce bene Dell’Utri, Berlusconi, Scaiola, Brancher, Carboni, La Russa, Gasparri, Santanchè, Bondi.
    E’ pubblica opinione, scolarizzata, non ideologica, che cambia opinione.
    E’ la stessa opinione pubblica che si è liberata di Prodi, Dalema, Mastella, Pecoraro, Visco.
    E’ la stessa opinione pubblica che in Campania si è liberata di Bassolino: gente moderna, informata, che (pur tra mille difficoltà e ricatti … soprattutto in Campania … anche nell’agro nocerino sarnse..) vede quel che riceve e cestina le classi dirigenti.
    Grazie a Saviano, 10 milioni di italiani adesso sanno bene chi è Cosentino, chi è Cesaro…., cosa sono le ecomafie, chi governa in Campania, aggiungo io, chi governa nell’agro nocerino sarnese.
    Lei formula previsioni, ma in realtà nessuno, in periodi di fine impero, può sapere cosa accadrà,.. spero non nuove stragi ….
    Piuttosto che elucubrare in politichese politicante sulla base di una voluta falsa identificazione delle classi sociali, chi si assume la responsabilità di utilizzare strumenti di comunicazione, ha il dovere di parlare di ciò che l’Italia è diventata: valori sociali acquisiti(veline, calciatori, consumismo a prescindere, superomismo),valori sociali perduti (lo spessore dei professori, la famiglia, l’azione cattolica, la chiesa, i dopolavori, le associazioni, l’etica della rettitudine, la dignità di un padre che torna a casa la sera da fiero lavoratore e può guardare in faccia i figli, il silenzio e la riflessione, acoltare piuttosto che parlare, il valore delle rughe piuttosto che il degrado del lifting) situazione economica (reddito medio disponibile, tassazione, debito pubblico, beni disponibili ad una vasta fascia della società), moralità della politica (p2, cricca della protezione civile, banca Arner, p3, il figlio della compagna di Bondi assunto ai Beni Culturali, la casa di Scaiola, il cognato di Bertolaso, il figlio di La Russa inserito ovunque, Finmeccanica, l’Eolico in Sardegna, … mi fermo quì per stanchezza), solidarietà, comprensione e condivisione (le regioni del nordo contro il sud, le cittadinanze contro gli extracomunitari che coltivano i campi e lavorano nelle fabbriche e contro i rumeni che fanno i falegnami e gli idraulici, gli avvocati contro i magistrati, le imprese contro la pubblica amministrazione, i lavoratori contro le imprese).
    Chi si assume la responsabilità di utilizzare strumenti di comunicazione, ha il dovere di parlare di chi è al potere oggi, di quale società ha prodotto, di quali categorie sono al potere, del ruolo che oggi hanno nella società artigiani, piccole imprese, lavoratori, studenti, professori di scuola, dipendenti pubblici, ….
    Se Lei ritiene non necessario parlare di ciò che è diventata l’Italia, se Lei ritiene che su tutto ciò non c’è qualcuno che muove le fila e ci campa per Lui e chi gli sta intorno, sono problemi Suoi, ma purtroppo anche nostri.
    Utilizzi meglio il suo tempo e gli spazi che Le sono concessi, .., anche noi così utilizzeremo meglio il tempo e gli spazi, facendo così “valore aggiunto”.
    Altrimenti non avremo più tempo e spazio per Lei.

  6. robè accolgo la tua proposta. e da questo momento i poi utilizzerò meglio il mio tempo.
    questo si chiama non violenza e non collaborazione.
    michele zecca

  7. “Non avremo più spazi per lei”?

    Caro Smarigli, è forse l’editore di questo giornale? Non è obbligato a leggere quello che scrivo, così come non è tenuto a condividerne i contenuti. Se preferisce, si sintonizzi su Repubblica tv.

    Saluti – AC

  8. Egregio Cennamo,
    si è risentito, già è un buon segno.
    La mia chiosa finale, la prenda come una modesta esortazione ai fini di un dibattito (chiaramente dal mio punto di vista) più costruttivo ed aderente ai temi sentiti dai più.
    Penso di essere molto più importante del suo editore: sono un suo lettore.
    Se non mi ritiene più importante del suo editore, se rigetta ex abrupto i miei spunti, è ovviamente libero di farlo; probabilemtne perderà solo un lettore (cosa vuole che sia).
    Certo il Suo editore non mi perderà: vedrò anche Repubblica TV, ma continuerò ad esrpimere la mia opinione su questo che è davvero un’ottimo giornale.
    Saluti.

  9. Lasciate che il sig. Cennamo si scriva i suoi articoli e poi se li legga e si dica da solo :oh, come sono bravo!” Utilizziamo meglio il ns tempo,grazie sig. Smarigli.

  10. Smarigli, Zecca e La Monaca siete in alto mare.
    La moglie ubriaca e la botte piena non si possono avere perché sennò si va a mare con tutti i panni.
    Ve la ricordate quella canzone degli anni ’80?
    Iam ammare cu tutte e’ panni, eeeee…aaaaaa.e.
    Al di là delle sue simpatie, il sig. Cennamo ha messo in evidenza il nodo del problema: troppo Stato ovunque.
    Liberalismo sapete cosa significa, signori miei?
    E voi parlate di Vendola? Come se dipendesse dalle persone!
    E’ il metodo che va riformato.
    Per esempio: chi non ha capacità e volontà vada a zappare la terra a Pontecagnano altro che salire sui tetti delle università.
    Privatizzare, privatizzare a tutto spiano.
    Anche la Sanità.

  11. Caro sig. Gerardo, da quello che Lei scrive, e da come le scrive, appare evidente che è molto giovane. L’essere giovane è l’unica cosa che giustifica questo anacronistico e disinformato “inno” alle privatizzazioni. Per spiegarLe il senso della mia frase prenderò ad esempio la nostra città. Se quando Salerno ha iniziato la sua dissennata e disordinata espansione verso la zona orientale, l’ENEL e la SIP fossero state “private”, questi servizi essenziali sarebbero giunti in questa zona dopo anni e dopo l’esborso di tanto denaro da parte di quei cittadini che sono andati ad abitare quella zona. Quello che dico è testimoniato e sostenuto dal fattore “acqua”. Sig. Cennamo quello che sto per per scrivere vale anche per Lei. Quando la città crebbe ad oriente l’acquedotto cittadino era privato, Società Italiana Condotte Acque – Roma. Questa società, sollecitata dall’amministrazone ad estendere i suoi servizi nei nuovi quartieri, fece i suoi conti e declinò l’invito. Troppo alto l’investimento per servire un così esiguo numero di utenti. Dalla metà degli anni 50, o giù di lì, nacque l’acquedotto comunale che ancora serve Salerno ovest (ecco perchè oggi le zone orientali della città sono senz’acqua). Se poi consideriamo i rioni collinari l’aspetto della vicenda sarebbe ancora più grave. Morale: se i servizi essenziali vengono espletati da un privato, questi non possono che rispondere ad una logica di profitto. Possiamo accettare che si tragga solo e soltanto profitto da un bene esenziale come l’acqua??? Bene che non viene prodotto, ma solo “aiutato” a raggiungere chi ne ha bisogno! Non ne parliamo poi se il “bene” è la Salute!! Caro sig. Gerardo l’Africa è “più nera” proprio dove impera questa logica!!! Quanto fin qui per “Gerardo”. A proposito Lei e tutti coloro i quali leggono questi “post” conoscono il mio nome ed il mio cognome(che è LA MONICA) e sono veri lo giuro, potrebbero anche telefonarmi. Mi chiedo perchè Lei non da a noi tutti la stessa possibilità. Quando si esprimono le proprie, sempre legittime, opinioni non è bello celarsi dietro l’anonimato. Devo poi dire, sempre a Gerardo, che sono daccordo con lui che è il metodo che va riformato!! Non può dipendere da Vendola!! Ma non può dipendere neanche da Berlusconi, da Fini o da Bersani etc. etc.. Deve dipendere, a mio avviso, da un progetto chiaro che dà corpo ad una idea di società, nei confronti del quale gli uomini devono essere solo funzionali. Altrimenti ci avviamo a rivivere l’era del Re Sole (l’etat c’est moi!!). In conclusione: non “troppo stato” ma “cattivo stato”. Lo stato è “carogna” quando è malcondotto,il privato deve essere “carogna” per definizione e vocazione. Di CAROGNE in giro ce n’è già abbastanza…o sbaglio!!!

  12. Caro Smarigli e caro La Monica,

    intanto vi ringrazio per l’attenzione che rivolgete ai miei articoli. Lei Smarigli dice bene : in quanto mio lettore, è una persona “importante”. E’ vero. Tuttvia, lei, come gli altri, non può pensare che nello scrivere i miei pezzi io debba tradire il mio pensiero. Scrivo quello che sento e voi commentate come volete, e se volete.

    Al sig. La Monica dico questo : “privatizzare” senza “liberalizzare” il mercato è tempo perso. In Italia, grazie soprattutto ai governi di centro sinistra, è accaduto questo. Molti monopoli pubblici sono diventati monopoli privati. Di recente, il decreto Ronchi ( oggi finiano)liberalizza i servizi municipali. E’ un passo importante verso lo smantellamento di aziende, nate o trasformatesi nel tempo, per alimentare le clientele della politica.

    Saluti – AC

  13. Gentile sig. Lo Monaco,
    la risposta del sig. Cennamo è già sufficiente: affiancare le privatizzazioni a corrette liberalizzazioni. Ma aggiungo:
    lo Stato di consorzi civili complessi (quindi non per piccole regioni dove un certo collettivismo potrebbe ancora andar bene) per non essere “cattivo” deve essere minimo: prima lo accetterà e meglio sarà per tutti.
    Si tolga poi dalla testa il dogma adolescenziale che profitto, cioè interesse individuale, corrisponde automaticamente a malafede: così potremo ragionare più serenamente.
    Visto che c’è, infine, si prenda meno sul serio: stiamo veicolando idee non nomi e cognomi!
    Un cordiale saluto.
    P.S.
    Oggi col Corriere danno ad 1 Euro un libretto di Max Weber: glielo consiglio.

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