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Pagani: Orchestra Filarmonica Campana, concerto “Il Segreto di Pulcinella”

Inserito da on 28 febbraio 2017 – 04:21No Comment

Il Segreto di Pulcinella, in scena il gran varietà con Viviani e De Filippo Quarto appuntamento in cartellone della stagione concertistica 2016-2017 “State of Mind” sabato 4 marzo alle ore 21.00 al Teatro Comunale S. Alfonso di Pagani con il gran varietà di musica, poesia e teatro “Il Segreto di Pulcinella”. Protagonisti della serata con l’Orchestra Filarmonica Campana, le voci di Annapaola Troiano, Antonio Scutiero, gli attori Carmine De Pascale e Dina Pagano, sotto la direzione del maestro Giulio Marazia. La produzione è a cura di Airone Comunicazione. Il riscatto napoletano arriva in palcoscenico sotto forma di varietà, un genere che è diventanto negli anni un un fenomeno culturale autonomo per originalità di idee, stimolanti confronti e provocazioni, commistioni di linguaggi che hanno talvolta cambiato la fisionomia del teatro in Europa. Storie di orgoglio e di rivalsa di un popolo che mai si rassegna davanti alle difficoltà, un popolo che rivendica dignità, coraggio, lealtà, orgoglio e soprattutto amore, e proprio questi sentimenti li porta avanti come un treno divenuto inarrestabile davanti agli occhi increduli e stupiti di tutto il mondo. Uno spettacolo che ha come grandi testimoni di questo mondo così ricco Raffaele Viviani ed Eduardo De Filippo e il loro teatro, le loro parole e il loro canto scenico. La Napoli che viene portata in scena è quella di cento anni fa guardata dai due attori e commediografi con amore e ironia. A essere rappresentata è la teatralità degli emigranti, degli zingari, dei pescatori, dei guappi, dei gagà, delle cocotte e delle prostitute, il mondo della strada che per primo e più fortemente colpì la fantasia dell’artista. Un motivo di costante ispirazione è l’emigrazione, la sorte degli esuli: contadini, artigiani, operai, sradicati dal loro ambiente naturale, costretti a espatriare con dolore e angoscia. I guappi di Viviani sono personaggi senza eroismo e privi dì spirito avventuroso e cavalleresco; il loro segreto obiettivo è trovare una sistemazione, un lavoro vero e normale. Viviani, osserva anche l’altro lato del problema: l’uomo di malavita, figlio di una società dominata dalla legge dell’arbitrio e del privilegio. E ci sono anche le donne: popolane semplici, argute, sensuali. Tante storie di miseria e amori, parole, poesie e musiche, attuali oggi come allora. Uno spettacolo avvincente che racconta la forza di Napoli attraverso la sua maschera più famosa, una Napoli “di un altro tempo”, impenetrabile, indistinta, diradata in scena, da superfici che ne opacizzano il senso e le forme. All’interno del contesto narrativo e musicale, l’eccezionalità estetico tonale dei  personaggi coinvolti rappresenta l’ideale misura espressiva per coniugare il crudo realismo di Viviani e De Filippo con la sospensione onirica che la “Musica” del secolo d’oro napoletano tende ad evocare. Un viaggio artistico, una sorta di commedia per calare le personalità dei due all’interno di una fase storica ben precisa collocata fra anni ’20 e ’30, anni dominati dai telefoni bianchi e da attori galanti col vestito a doppia coda. E, pur rifiutando il gioco tutto italiano e mediatico che vuole sempre uno scontro fra personalità diverse, con vinti e vincitori, è utile analizzare le differenze fra autori così importanti, soprattutto rispetto al contesto in cui hanno operato. Cercando inoltre di capire il perché della contemporanea ascesa della giovane Compagnia del Teatro Umoristico i De Filippo e del parallelo declino di Viviani. La prima circostanza curiosa sta nel fatto che mentre Viviani nasce col varietà per poi orientarsi sul teatro d’impegno, anche sociale, per i De Filippo accade esattamente il contrario, partiti dalle strutturate commedie di Scarpetta, passano poi al varietà, salvo poi avventurarsi solo più tardi ciascuno lungo i percorsi del proprio istinto teatrale. In questo scenario, Eduardo dimostra a più riprese di saper meglio relazionarsi al contesto e al potere del momento, più di quanto sapesse fare l’autore stabiese. Lo spettacolo vuole inoltre essere un’eloquente e completa piccola enciclopedia su tutto ciò che a Napoli si tramuta in musica e in teatro, dall’amore alla preghiera, dalla attività commerciale all’arte di sopravvivere, dall’invettiva alla denuncia sociale.

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