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A te che leggi dopo mezzanotte…”Un giorno insieme”

Inserito da on 10 ottobre 2012 – 00:00Un commento

Giuliana Rocci

“Cielo grande cielo blu, al  mio fianco c’eri tu, cammino in fretta e non ti sento più…quanto spazio c’è lassù…un giorno insieme a lanciare i sassi e poi, capire cosa siamo in fondo noi...” Si sentiva come Jonathan Livingston, ma con le ali spezzate. Andava avanti e indietro, frullando l’aria per dovere, commisto al piacere di saper d’esistere. Ma con quella perenne lacrima di Pierrot sul volto. Ormai non sapeva perchè anche il volo le pesasse: la libertà, l’aveva amata da sempre ed era la sua bisaccia d’ogni tempo. La portava a zonzo con abiti griffati o con jeans rattoppati: da sola o quando era in luoghi affollati. La libertà d’essere, senza sottomissioni o mezze misure, la rendeva alquanto ostica a chi era imbrigliato in ruoli domestici o femminili, dai quali non poteva riscattarsi! In tanti ad invidiarla per la sua autonomia, frutto di mecessità, più che scelta volontaria: s’era ritrovata sempre da sola a dover fronteggiare la vita! Le situazioni più ingarbugliate sembravano arriderle, per quel gusto di complicarle l’ordinario: per lei, la normalità, un’astrazione verbale! Là dove c’era l’impiccio, il problema, il caos, sicuramente ci si ritrovava dentro, con scarse probabilità anche d’ uscirne illesa! Ormai, le sue ferite di guerra, le avevano meritato tante medaglie al valor civile, che non osava sfoggiarle tutte, per pudore! Le sue Waterloo, non si arrendevano al tempo, ma anche le sue vittorie, ogni tanto punteggiavano il grigiore delle salite che affrontava costantemente. La sua vita non aveva nulla che scorresse liberamente a suo favore: l’amore poi, sempre il suo dramma! In tanti a farle il filo avanti e dietro le quinte: tanti, che  col tempo avevan imparato a conoscerla, stavano alla larga da certe goffaggini e nessuno era capace di fermare un rapporto con lei. La colpa, inizialmente se l’era attribuita tutta, anche se non capiva cosa facesse per meritare che la gente le si rivoltasse contro: qualche ciarlatana d’imbrogli era giunta perfino a dirle ch’era tutto frutto d’un maleficio che l’era stato fatto e che non avrebbe mai incontrato serenità col cuore, proprio perchè in preda a forze nefaste. All’inizio aveva tremato, impaurita aveva tentato di ribellarsi a tale sorte, poi s’era quasi rassegnata a quel supplizio, che puntuale le rimandava lo stesso copione, al di là della sua volitività. Solo con lui, era diverso: erano anni che tirava il filo sperando che finalmente quella situazione piatta virasse a suo favore. Ed invece, anche lui restava al palo delle illusioni: l’esasperava con quel suo silenzio sentimentale, al punto da farle mettere in discussione le sue nette percezioni. Di farle dubitare del suo amore per lei. Ma allora, si chiedeva insistentemente, perchè continuava a tenerla appesa al filo delle illusioni? Solo per disonestà sentimentale? Così avrebbe commentato Domitilla, la sua amica fidata, che conoscendo entrambi ed avendo assistito a più riprese in diretta ai loro incontri, non dubitava affatto del coinvolgimento di lui. E non osava attribuirgli l’unico epiteto che meritasse, per troppo rispetto dell’amore!

Un commento »

  • Amgelo scrive:

    ….il lavoro che non gli dava soddisfazioni, l’ex moglie che le aveva trasformato la figlia, l’unica figlia, la sua bambina, in un’acerrima nemica.
    No, la vita non era stata per niente agevole per “quel disonesto sentimentale” che dopo essersi risollevato da un divorzio feroce, aveva avuto la mazzata finale da quella sua nuova compagna condivisa con un condominio di coltivati spasimanti.

    Ora aveva detto basta, aveva posto un limite all’asticella del coinvolgimento, aveva chiuso con l’Amore, quello con l’A maiuscola.

    Lui non era un “disonesto sentimentale”, era semplicemente uno che non ci credeva più, che sapeva prima di cominciare come vanno a finire le storie.

    Però spiegaglielo, Cristo!, dille come si fa a smettere di amare!

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