Orchestra Filarmonica Campana festeggia decennale

Concerto inaugurale della stagione concertistica 2016-2017 nonché evento celebrativo per la Filarmonica Campana che proprio il 5 Novembre prossimo festeggerà i suoi primi dieci anni di attività  con  in  programma  gli  ultimi  lavori  di  Richard  Strauss (Vier  Letze  Lieder)  e  Pyotr Tchaikovsky (Sinfonia n. 6). Sul podio il maestro Giulio Marazia con la partecipazione solistica del soprano Elisa Balbo. Un sereno congedo dal mondo, un lascito musicale che mette in luce quanto l’estrema produzione dei due compositori sia in realtà una cifrata e profonda visione del mondo, dell’arte e della storia. Obiettivo principale è quello di far emergere con chiarezza un profondo ritratto umano dei due musicisti, soprattutto nella loro complessità di essere artisti in chiave moderna in un secolo artisticamente ricchissimo quanto tragico e violento. Se con Till Eulenspiegel Strauss aveva suggerito che vivere è un piacere, con i Quattro ultimi Lieder ci mostra quanto è dolce perfino il morire, quando tutto sia stato detto. Ed effettivamente, nei cinquantatré anni che separano il giovanile poema sinfonico dal capolavoro estremo, Strauss poteva pensare di aver detto tutto quanto aveva da dire. Aveva egli stesso attraversato la gioia e il dolore mano nella mano con la sua musica, nella storia e nel mito; ora non restava che riposare nella pace profonda del tramonto. Sarebbe tuttavia sbagliato vedere nei Quattro ultimi Lieder una rinuncia alla vita: essi sono piuttosto un sereno congedo dal mondo ogni passione spenta, la trasfigurazione di un distacco irreparabile che pone in dubbio la realtà stessa dell’evento. Diversa prospettiva quella della Sinfonia n. 6 “Patetica” di Tchaikovsky. Una Sinfonia nata dal dolore e nel dolore. Da una sofferenza se non psichica, certamente psicologica, dove l’atto prima creativo e poi compositivo, cioè di scrittura sul pentagramma, forse è da leggere anche come reazione psicoterapeutica, quindi di ricerca di una via d’uscita, per guarire, per stare meglio. Sì, perché Tchaikovsky era un uomo che stava male. Tutta la sua  vita  si  è  snodata  sul  profondo  contrasto  tra  il  successo  delle  proprie  composizioni  e  il pessimismo interiore dovuto al terrore per il pubblico, alla delusione di un matrimonio naufragato dopo poche settimane e che lo portò sull’orlo del suicidio, all’improvvisa rottura da parte della sua confidente Nadežda Filaretovna von Meck, e soprattutto ai sensi di colpa per le tendenze omosessuali. E come raccontano gli storici, nove giorni dopo il debutto della “Patetica”, Tchaikovsky morì per un attacco di colera. Già allora si rivelò sin troppo semplice cogliere in quella che fu la sua ultima sinfonia, una sorta di confessione autobiografica, il senso di un tragico commiato: al di là della maestria nell’orchestrazione, e delle proporzioni di questa pagina, Tchaikovsky  aveva  senza  dubbio  composto  una  pagina  che  rivela il  percorso  di  un’anima tormentata. Il nome della Sinfonia non fu scelto dal maestro: il titolo ”Patetica” (per sottolineare la compassione e l’esibizione del dolore) fu suggerito dal fratello Modest all’indomani della prima esecuzione. E sebbene il musicista russo avesse rifiutato di adottarlo, alla fine riuscì a imporsi. Ma al di là del nome, scelto o subìto, è su questi contrasti esistenziali, sui chiaro-scuri dell’anima e sui segnali d’una condizione psico-fisica malferma, che nasce la Sinfonia in si minore n. 6 op. 74 “Patetica”, la sua ultima partitura: non tanto la più pessimistica, com’è stato erroneamente sottolineato, ma certo la più sincera, la più trasparente.