Spiritualità: la Beata Osanna Andreasi da Mantova e gli angeli

 don Marcello Stanzione

 

Questa donna carismatica che in seguito si fece terziaria domenicana nacque nel 1449 a Mantova dai nobili Nicola Andreasi e Agnese Gonzaga. Nella sua biografia, redatta dal suo primo biografo, il suo contemporaneo, il domenicano Francesco Silvestri da Ferrara, viene descritta come mistica della passione di Cristo, “che in mezzo alle innumerevoli preoccupazioni di un’amministrazione domestica tanto efficiente quanto intelligente, visse una vita devota ed illuminata, che era completamente dedicata alla penitenza, all’estasi e alle sofferenze della stigmatizzazione. Caratteristico fu l’elevato grado del sua spiritualità, tanto che all’età di 18 anni fu sposata in modo mistico con Gesù Cristo raggiungendo in tal modo, ancora così giovane; i gradini più alti dell’unione mistica divina”. Osanna sul suo corpo portò i dolorosi segni della passione di Cristo: l’incoronazione di spine, lo sposalizio mistico e le stimmate.Non appena Osanna raggiunse l’età dell’uso della ragione, ricevette in maniera sovrannaturale, istruzioni per la sua vita legata a Dio: Quando aveva 5-6 anni, la sua famiglia trascorse l’estate in campagna. Un giorno, quando la piccola Osanna si trovò da sola sulla riva del fiume Adige, le apparve un angelo e la istruì sull’amore divino e le disse: “ Guarda come ogni creatura esclama con tutto l’animo: amate Dio, abitanti della terra, perché Egli ha creato tutte le cose solo per conquistare il vostro amore!”. Il grande pensatore cattolico brasiliano Plinio Correa de Oliveira così commenta questo episodio della vita della beata: “ La bambina sta ammirando il fiume quando un angelo le appare. Un angelo magnifico, che le parla dell’amore di Dio e di come tutto il creato canti e proclami la sua gloria. L’essenziale di questo messaggio è che dio ha creato tutte le cose per essere amato attraverso di esse. Perché un angelo appare a questa bambina? E come fa l’angelo ad aprire l’animo di una bambina alla contemplazione di Dio nella creazione? La bambina era probabilmente già predisposta dalla sua natura a considerare con meraviglia il panorama davanti ai suoi occhi. E’ comune tra i bambini che conservano la loro innocenza originaria porsi in una posizione di ammirazione di fronte alle bellezze della natura. Ma qui appare un angelo, e diventa la cosa più bella che la bambina abbia mai visto. Lo percepiamo dal racconto steso dal suo confessore e biografo, cui doveva averlo raccontato molte volte. Quindi l’angelo, muovendosi in una sorta di crescendo di bellezza, la innalza da questa terra e le mostra la gerarchia celeste, cioè la gerarchia angelica in Paradiso dove i troni rimasti vuoti degli angeli caduti sono gradualmente occupati da uomini e da donne sante. Così a Osanna è mostrata la più bella eaaltà che ci sia, l’insieme del regno celeste. Dopo averle mostrato tutta questa bellezza, l’angelo le dice di osservare come tutte le cose create da Dio sono di per sé buone e meritevoli di essere amate. E viene alla conclusione naturale: ama le creature e ama il loro creatore, in modo da diventare santa e andare in cielo a occupare il posto preparato per te. Così Dio, tramite il suo angelo, invita una bambinetta a comprendere lo splendore della creazione e la magnificenza del Creatore, qualche cosa che va molto al di là della capacità di percezione dei sensi naturali. Dio la invita a innalzarsi sopra i limiti umani e a concentrare la sua anima sulle realtà spirituali che sono impercettibili ai nostri sensi, ma sono più reali della realtà materiale. Le mostra anche un angelo, e la gerarchia angelica formata da esseri puramente spirituali.”Poco dopo le apparve nello stesso posto anche Gesù Cristo, con una corona di spine sulla testa e una pesante croce sulle spalle, e disse a Osanna: ”Cara bambina, io sono il figlio della vergine Maria e il tuo creatore. Ho sempre amato i bambini perché il loro cuore è ancora puro. Accetto volentieri vergini come le mie spose e proteggo la loro verginità.” Questa apparizione, fu un invito a Osanna, a seguire il suo divino sposo nel suo cammino delle sofferenze. Lei seguì l’invito, si consacrò a Cristo, rinunciò al matrimonio con un giovane nobile e iniziò, all’età di 15 anni, la vita di una terziaria domenicana rivestendone lo specifico abito. Immersa in una vita di molte penitenze e preghiere,  si impegnò sempre per salvaguardare la salute dell’anima dei suoi prossimi; svolse incarichi responsabili anche in ambito politico, come ad esempio la reggenza del principato di Mantova durante l’assenza del principe Francesco II  Gonzaga, la cui gratitudine per tutti i suoi aiuti utilizzò a sua volta per il bene dei poveri e afflitti della città di Mantova. Seppe stare a proprio agio sia tra i nobili che tra la povera gente. Fu di grande conforto alla moglie del duca d’Urbino, vittima della durissima sorte che le toccò, l’esilio. Osanna, a cui non solo furono conferite le stigmate ma che godette anche di innumerevoli estasi e visioni, disse una volta al suo secondo biografo, il successivo generale d’ordine dei monaci olivetani, P. Girolamo da Mantova: “Quale consolazione e quale gioia versa Dio nell’anima, quando Lui l’avvicina a sé, per unirsi a lei. In quei momenti tutte le forze del corpo sono debilitate ed inerti, mentre l’anima scende a magnifiche vedute di visioni, mai viste da occhio umano, e mai udite da orecchio umano. Nella dolcezza di quest’unione, l’anima non viene distratta né da destra né da sinistra, gioisce esclusivamente della visione e dell’ eterna maestà divina. Poi il corpo non sente più niente, perché tutte le sue forze vengono legate e quasi risucchiate dalla forza superiore dell’anima. Quale mente potrebbe comprendere, quale lingua descrivere ciò che vede l’anima nell’immagine di una infinita luce della divina maestà!” . Si racconta che, a decine, i pellegrini si recavano a farle visita. E lei benché fisicamente provata non si tirerà mai indietro. La trafittura del cuore (che dopo la morte la rappresenterà nelle iconografie), segnò il massimo segno di santità in vita.La grande mistica Osanna di Mantova morì il 18 giugno 1505 all’età di 56 anni. Al suo letto di morte furono presenti l’intera corte di Mantova, il principe con sua moglie, il cardinale di Gonzaga e suo fratello. Il suo corpo, tuttora incorrotto, riposa nel duomo di Mantova. leone prima, ed Innocenzo XII nel 1694, ne approvarono il culto.