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Salerno: Ance, comparto edile capofila della crisi

Inserito da on 2 maggio 2015 – 05:42No Comment

Campania 11.650 cessazioni in tre mesi, ma si attenua il trend negativo rispetto al 2014. La media regionale risulta, infatti, meno sfavorevole di quella nazionale (-0,31%). Il presidente Antonio Lombardi: «Il settore delle costruzioni continua a scontare l’onda lunga della crisi, ma non si intravedono interventi mirati». Il settore che arretra maggiormente (in termini di dinamica imprenditoriale) nel primo trimestre 2015 è quello delle costruzioni, al quale – su base nazionale – è possibile addebitare il 41,7% dell’intero saldo negativo del numero di imprese. E la conferma che la filiera dell’edilizia continua a vivere un momento estremamente difficile arriva anche dal monitoraggio più recente dei Registri delle imprese che fanno riferimento al sistema camerale. Con il saldo di 815 imprese in meno si chiude il primo trimestre 2015 in Campania. È il risultato derivante da 10.835 iscrizioni e 11.650 cessazioni. Il dato è stato elaborato dal Centro Studi ANCE Salerno sulla base del report Unioncamere pubblicato il 24 aprile scorso. La dinamica imprenditoriale negativa si configura comunque in un quadro di forte attenuazione del trend con il segno meno rispetto al pari periodo 2014. Tanto è vero che si è passati dal tasso di crescita pari al -0,34% del primo trimestre 2014 al tasso di crescita pari al -0,14% dei primi tre mesi di quest’anno. In ogni caso la Campania risulta ben al di sotto del tasso negativo che si è registrato a livello nazionale: -0,31%.

Ed è la provincia di Napoli (con un saldo positivo di 398 imprese, +0,14%) a trainare i territori della Campania, perché in tutte le altre province il saldo è negativo: Salerno (-305, -0,26%); Caserta (-327, -0,36%); Avellino (-314, -0,71%); Benevento (-267, -0,77%). Come si evince da questi dati la provincia di Napoli risulta in netta controtendenza sia rispetto al dato regionale (-0,14%), che rispetto al dato nazionale (-0,31%).

Le province che in termini percentuali si segnalano in campo negativo al di sopra della media nazionale sono, quindi, Benevento, Avellino e Caserta, mentre Salerno si posiziona, sebbene ancora in campo negativo, al di sotto della media nazionale. Va, inoltre, aggiunto che la performance dell’area napoletana (5.243 iscrizioni/4.845 cessazioni/+398 imprese) è tra le migliori dell’intero Paese: la provincia di Napoli è al quarto posto in questa speciale graduatoria. Mentre Salerno è al 22mo, Caserta al 42°, Avellino all’82°, Benevento al 93°. Nell’ambito delle quattro regioni Obiettivo è la Campania ad essersi attestata nei primi tre mesi del 2015 al tasso di crescita meno negativo. Aveva evidenziato, infatti, nei primi tre mesi del 2014 un tasso del -0,34%. Trend simile per la Calabria: da -0,36% a -0,25%; e la Puglia: da -0,66% a -0,40%. In Sicilia, invece, si è passati dal -0,22% del primo trimestre 2014 al -0,27% dei primi tre mesi del 2015.

«L’analisi a livello territoriale che emerge dai dati Movimprese, riferiti al periodo gennaio-marzo 2015, elaborati da Infocamere e diffusi da Unioncamere (infocamere.it) mostra saldi negativi in tutte e quattro le grandi ripartizioni, ciascuna comunque in lieve miglioramento rispetto ad un anno fa. Tra le regioni, il Lazio è l’unica a far registrare un saldo positivo per quanto contenuto (418 imprese in più, lo 0,07%). Delle altre, in sei casi (in ordine geografico: Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sicilia) il primo trimestre 2015 si è chiuso con un risultato peggiore del 2014».Gli unici settori «che vedono aumentare in modo apprezzabile la propria base imprenditoriale – si legge sempre nel report Unioncamere – sono quelli del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese, servizi di informazione e comunicazione, sanità e servizi sociali». Permane – come già detto – in una situazione molto difficile il settore delle costruzioni. E va aggiunto che il trend negativo del comparto è aggravato dal fatto che il comparto non artigiano, nel periodo analizzato, è lievemente cresciuto. Se si prendono in considerazione solo le imprese dell’artigianato, il bilancio delle costruzioni è caratterizzato da un -8.701 unità: «un valore che – rimarcano gli analisti di Unioncamere – da solo spiega completamente l’ulteriore battuta d’arresto del comparto edile». Per completare la descrizione dello scenario nazionale occorre aggiungere che le attività manifatturiere accusano una riduzione di 3.210 unità (-0,56%).

Volendo tracciare un primo bilancio in questo scorcio di 2015, i dati Unioncamere pongono in evidenzia il rallentamento delle cessazioni d’impresa, ma anche il fatto che «le iscrizioni toccano il minimo da diversi anni». È attraverso questa dinamica che si giunge ad un saldo negativo (a livello nazionale) di -18.685 imprese. Un saldo “meno consistente rispetto agli anni precedenti”. Occorre tenere presente la sensibile riduzione delle cessazioni di imprese esistenti (133.187, valore più contenuto degli ultimi dieci anni). In altre parole, il saldo del primo trimestre 2015, pur permanendo in campo negativo, «segna un miglioramento relativo – spiega Unioncamere – rispetto allo stesso trimestre dei tre anni precedenti».

 Sotto il profilo delle forme giuridiche delle imprese sono le società di capitale – nel contesto nazionale – a segnalarsi in controtendenza: +11.482, con un tasso di crescita positivo dello 0,77% in aumento rispetto al 2014. Unioncamere rimarca anche «la buona performance delle start-up innovative iscritte all’apposita sezione del Registro delle imprese: nei primi tre mesi dell’anno ne sono nate infatti 368 (quasi tutte nella forma di società di capitali), contro le 229 dello stesso periodo del 2014». Restano, sebbene lievemente attenuate, le difficoltà delle imprese individuali (-24.998 unità, di cui 12.208 artigiani).

«Anche l’analisi di Unioncamere – ha dichiarato il presidente di ANCE Salerno, Antonio Lombardi – fornisce elementi di grave preoccupazione per il persistere di una condizione di profonda crisi in Campania e nel Mezzogiorno nel settore delle costruzioni. In particolare preoccupa il trend negativo delle cessazioni di piccole e piccolissime imprese, quelle che ricadono nella fascia di fatturato fino a 1 milione di euro, che costituiscono la parte più rilevante della filiera lunga dell’edilizia. Si tratta proprio di quelle aziende – ha continuato Lombardi – che esprimono un altissimo livello di professionalità e che riescono a fare la differenza in termini di qualità complessiva del comparto rispetto ad altre aree del Paese. Va anche detto – ha aggiunto Lombardi – che il tasso di crescita in campo negativo rispetto al 2014 è in via di attenuazione, ma dal punto di vista degli investimenti pubblici e dell’erogazione del credito non si percepisce alcuna inversione di tendenza». «È del tutto evidente – ha concluso Lombardi – che senza ridurre i fattori principali alla base della crisi involutiva delle costruzioni (credit crunch, taglio degli investimenti, eccessive lungaggini burocratiche ed amministrative per l’avvio dei lavori banditi ed assegnati) non è ipotizzabile alcuna realistica ripartenza dell’economia campana».

 

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