Il presidente americano parla per un’ora e 39 minuti dal podio della ‘James Brady Briefing Room’ della Casa Bianca, annunciando che l’ennesimo insuccesso dei negoziati con Teheran potrebbe indurlo ad annientare l’Iran: “Lo distruggeremo in una notte. Sarà la notte in cui una civiltà potrebbe morire ed essere riportata all’età della pietra. Sono molto deluso da Australia, Giappone e Nato, un’autentica Tigre di Carta. Non ci hanno sostenuto nel conflitto nel Golfo. Putin?. Non ha paura della Nato. Ha paura di noi. Molta paura di noi”.
Giuseppe Zingarelli
“Anche se, dall’altra parte, il nuovo regime è più smart e meno radicale, ed abbiamo di conseguenza un interlocurore più attivo e disponibile, non posso ancora parlare di un cessate il fuoco. Senza accordi distruggeremo l’Iran in una sola notte. E quella notte potrebbe essere oggi”. Così ha dichiarato il capo della Casa Bianca, Donald Trump, in una conferenza stampa alla Casa Bianca alla quale hanno presenziato alcuni dei membri della sua famiglia, come sua figlia Tiffany e il secondigenito Eric, parlando, nel 38esimo giorno di guerra, dell’ultimatum imposto al regime iraniano. Che scade oggi, alle 20:00 ora di Washington, le ore 2 di questa notte ora italiana.
Il tycoon, che non ha mai nascosto di voler raggiungere un accordo con l’Iran, vuole riaprire a tutti i costi lo Stretto di Hormuz. “Dal punto di vista militare è stata una delle migliori Pasque. Siamo qui per celebrare il successo di una delle missioni di salvataggio più complesse mai eseguite”, ha aggiunto ancora il tycoon riferendosi al recupero dei due avieri dell’F-15E dell’Aeronautica statunitense abbattuto lo scorso venerdì in Iran da un missile spalleggiabile. I due piloti, infatti, subito dopo l’abbattimento del loro velivolo, erano stati dati per dispersi. “La CIA è stata davvero fantastica, incredibile nel recuperare i due coraggiosissimi piloti.
È stato come ritrovare un ago in un pagliaio”, ha aggiunto. Il leader statunitense, rispondendo alla Casa Bianca alle domande dei giornalisti a margine dell’evento pasquale ‘Eggs Roll’, ritiene che con il nuovo regime di Teheran, il vecchio è stato ormai definitivamente “decapitato”, sono stati fatti enormi progressi nei negoziati, ma non bastano a soddisfare le sue richieste: “Indubbiamente la proposta dell’Iran di porre fine al conflitto può e deve essere considerata una grande cosa. Certamente un grande passo avanti, ma non è sufficiente. Non posso permettere che l’Iran possa dotarsi della bomba nucleare. E non posso permettere che Teheran imponga un pedaggio alle navi che attraversano l’importante e nevralgica via marittima. Qualsiasi accordo non può prescindere dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Cosa direste se fossimo noi a riscuotere i pedaggi?
Preferirei fare questo piuttosto che lasciarli a loro. In fondo, perchè non dovremmo?. Siamo noi i vincitori. Siamo noi che abbiamo vinto la guerra. Loro sono stati sconfitti militarmente. La guerra potrebbe finire rapidamente se il regime iraniano farà alcune cose. Se dipendesse da me prenderei il petrolio, me lo terrei, e guadagneremmo un sacco di soldi. Il popolo americano è in ansia e vorrebbe vederci tornare a casa e io voglio rendere felice il mio popolo”. Durante la conferenza, Trump è tornato a criticare duramente gli alleati degli Stati Uniti, accusandoli di non averli guidati in questa guerra, al contrario di quanto hanno invece fatto i Paesi del Golfo Persico, nominandoli uno per uno: “il Giappone?. Non ci ha aiutato. L’ Australia?. Non ci ha aiutato. La Nato?. Non ci ha aiutato. Sono molto deluso da loro. Questo rappresenta una macchia per l’Alleanza Atlantica, una macchia che non sparirà mai più dalla mia mente, e ciò sin da quando avevo proposto per la prima volta di acquisire la Groenlandia.
Sapete, mercoledì verranno a trovarmi e mi diranno che vogliono fare questo e poi vogliono fare quello. Ora, guarda caso, tutto a un tratto, vogliono inviare materiale, capite?”. Così si è lamentato il leader di Washington alla vigilia della visita alla Casa Bianca del Segretario Generale della NATO, l’olandese Mark Rutte. Il quale Rutte, in precedenza, aveva dato ragione a Trump nel ritenere l’Iran un pericolo per il mondo se riuscisse a dotarsi di testata atomico-nucleare. Trump si è scagliato apertamente e duramente contro diversi membri della NATO per essersi letteralmente rifiutati di fornire sostegno agli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran, contestando la decisione di alcune nazioni di chiudere il proprio spazio aereo o le proprie basi militari alle forze armate statunitensi. “Per me la Nato senza gli USA è solo una ‘Tigre di carta’. Noi non avevamo bisogno della Nato anche prima della guerra nel Golfo Persico. Bombarderemo l’Iran senza pietà senza accordi. Dio ci sosterrà. Sosterrà le azioni americane contro il regime di Teheran. Putin?. Anche Putin non ha assolutamente paura della Nato.
Putin ha paura di noi. Ha molta paura di noi”, ha dichiarato il capo dello Studio Ovale. Nel giorno in cui è prevista la scadenza dell ultimatum del presidente americano, Teheran ne respinge la “retorica rozza e arrogante insieme alle minacce infondate”, esortando tutti i giovani, atleti, artisti, studenti, professori, a formare catene umane intorno alle sue centrali elettriche. Trump ha minacciato di distruggerle, con i ponti, e l’Iran, a sua volta, ha promesso “devastanti ritorsioni”. Israele, nel frattempo, si sta rivolgendo alla popolazione iraniana sconsigliando fino a sera l’uso dei treni e, in generale, la vicinanza alle linee ferroviarie. L’ Iran ha già comunicato al Pakistan il suo no, motivando “in 10 punti” la bocciatura alla proposta di Washington di mettere fine alla guerra. Aggiungendo, inoltre, altre sue richieste, altre precise condizioni: fermare i conflitti nella regione, firmare un protocollo d’intesa per il ripristino del transito nello Stretto di Hormuz, pagare i risarcimenti per i danni causati alla nazione in virtù dell’aggressione israelo-statunitense, revocare le sanzioni contro l’Iran. Secondo alcuni media, ci sarebbero contatti per mediare una tregua di 45 giorni. Intanto il Pentagono ha annullato il briefing con la stampa previsto oggi alle 14, ore italiane, con il capo Pete Hegseth e con il capo di Stato Maggiore USA, generale Dan Caine.
Intanto, nella notte sono state registrate violente esplosioni nella capitale iraniana, dove, secondo i media locali, una sinagoga sarebbe stata totalmente distrutta. Altri raid sono stati condotti dalle forze americane nelle città di Shahriar e l Karaj, quest’ultima situata ad ovest di Teheran. Massicci attacchi USA anche nella provincia di Isfahan, nell’Iran centrale, dove risultano danni all’aeroporto di Kashan per effetto di esplosioni verificatesi in un deposito di munizioni. L’ esercito dello Stato Ebraico, Idf, conferma di aver colpito e semidistrutto un impianto petrolchimico iraniano. Anche i media di Teheran parlerebbero, confermando, di un impianto petrolchimico, quello di Marvdasht, attaccato dai raid israelo-americani e colpito a poche ore di distanza dall’attacco di Asaluyah. Entrambi gli impianti sono legati al giacimenti di gas di South Pars. In risposta ai raid operati “dai nemici dell’Iran”, USA-Israele, Teheran ha annunciato di aver attaccato strutture omologhe a quelle colpite, precisamente il complesso petrolchimico ubicato in una vasta area industriale nella città di Jubail, in Arabia Saudita.
L’agenzia francese Afp, dà notizia di forti esplosioni nell’impianto della Sabic. Jubail, nell’est dell’Arabia Saudita, ospita uno dei maggiori poli industriali del mondo, dove si producono acciaio, benzina, prodotti petrolchimici, oli lubrificanti e fertilizzanti chimici. Bombardamenti si susseguono anche in Libano. Le forze militari israeliane hanno bombardato il settimo ponte sul fiume Litani. Secondo l’Idf il ponte veniva usato per fare entrare militanti di Hezbollah e armi nel Sud del Paese. Sarebbrro almeno otto i morti vittima dei raid. Non si è fatta attendere la risposta iraniana contro Israele. Sirene di allarme sono risuonate a Tel Aviv. Prorogate fino a giovedì sera le misure di emergenza in tutto lo Stato Ebraico che prevedono la chiusura delle scuole in alcune aree più a rischio, limitando gli assembramenti a massimo 50 persone e a condizione che ci siano rifugi vicini. Un dettagliato rapporto è stato redatto congiuntamente dai Servizi segreti di Washington e Tel Aviv. Riguarderebbe Mojtaba Khamenei.
Gli 007 iaraelo-americani, Cia e Mossad, ritengono che il figlio del defunto ayatollah, Alì Khamenei, succeduto al padre, sarebbe ricoverato in gravissime condizioni in un ospedale di Qom: “È in condizione di totale incoscienza, incapace di partecipare ad alcun processo decisionale del regime iraniano”. Moytaba, mai apparso in pubblico da quando fu designato successore di suo padre, Alì, fu colpito il 28 febbraio scorso, giorno che diede inizio al conflitto in Medio Oriente, nel raid mirato USA-Israele che distrusse completamente il palazzo presidenziale dove si era rifugiato insieme a suo padre, ex Guida Suprema del Paese, e a tutta la sua famiglia. Ne dà conferma anche uno dei più prestigiosi quotidiani britannici, il Times. Da più parti si afferma che Mojtaba Khamenei sarebbe sì sopravvissuto ai bombardamenti, ma rimanendo sfigurato e, secondo altre fonti, avrebbe perso entrambe le gambe.