Il calcio mondiale registra nella sua storia un evento da “Guinness dei Primati”. Per la prima volta una Nazionale 4 volte Campione del Mondo, l’Italia, non si qualifica ai Mondiali per tre volte di fila. È crisi profonda che alimenta diffusi malumori e fortissime polemiche.
Giuseppe Zingarelli
L’ Italia è fuori dal Mondiale. È il punto più basso della storia recente della Nazionale azzurra. La clamorosa esclusione per mano della Bosnia ha scatenato in tutto il Paese un’ondata di profonda, devastante delusione generale. Quasi di sdegno e incredulità. Dopo le dichiarazioni ‘post match’ del presidente federale, Gabriele Gravina, di non volersi dimettere, domina la convinzione che in Italia sia ormai in atto qualcosa di molto più grave di una qualificazione mancata; cioè un vero e proprio fallimento sistemico. Un rassegnarsi all’ “abitudine della mediocrità”. Sconcerto, delusione, rabbia, amarezza sono palpabili. L’ Italia ha perso ai calci di rigore contro la Bosnia. Con un punteggio aggregato di 5 a 2, in parità, 1 a 1, il risultato alla fine dei tempi regolamentari e supplementari, mancando clamorosamente il Mondiale per la terza volta consecutiva. Il calcio italiano non è mai caduto così in basso nella sua pluridecennale storia.
Complessivamente, gli azzurri non partecipano per la quinta volta, 1930-1958-2018-2022-2026, alla fase finale di un Campionato del Mondo. La gara di Zenica, al 90esimo, dopo la rete realizzata da Kean al 14esimo minuto di gioco, in realtà un autentico “assist” del portiere Vasilj”, era stata pareggiata nella ripresa da Tabakobic al minuto 34. Dopo l’espulsione di Bastoni al 41esimo per un netto fallo in tackle da dietro su Memic,
lanciato a rete verso Donnarumma, rosso immediato decretato dall’arbitro francese Turpin all’interista, nel secondo tempo l’Italia aveva tre chiare, nitide, cristalline occasioni, tre ciclopiche palle-gol, per passare in vantaggio e chiudere definitivamente l’incontro. Ma, incredibilmente, le fallica. Nei tempi supplementari il risultato di parità persisteva. Ai rigori non c’è stata storia. L’ esecuzione dagli 11 metri dei “blues” bosniaci è stata perfetta: 4 rigori messi a segno contro uno solo realizzato da Tonali. La Bosnia trova la seconda partecipazione della sua storia a una fase finale mondiale dopo Brasile 2014. I “Dragoni” sono al loro secondo successo contro gli azzurri su 7 incontri disputati. Il Commissario Tecnico, Rino Gattuso, a fine gara, umilmente, ha chiesto scusa alla Nazione. Il clamoroso flop del 2024 all’europeo tedesco, all’epoca gli azzurri erano guidati dal CT Luciano Spalletti, aveva gia suscitato consistenti dubbi e diffuse perplessità che questa Nazionale potesse riuscire a traguardare qualcosa di importante per il futuro. A seguito di quella “figuraccia” internazionale, paradossalmente, il presidente federale, Gabriele Gravina, non aveva affatto pensato a ressegnare immediatamente le proprie dimissioni, convinto che il “giocattolo Italia” potesse in qualche modo essere frettolosamente “riparato alla meglio” in vista dei Mondiali 2026. L’ errore di Gravina, fin da allora, è stato macroscopico per essere oggi considerato giustificabile. Lo strepitoso, impressionte, colossale “insuccesso” maturato
in terra di Germania, il peggior campionato europeo di sempre disputato dall’Italia, non aveva fatto comprendere bene al 72enne presidente di Castellaneta che sedere su una poltrona federale è cosa seria. Molto seria. Come se un delirio di onnipotenza si fosse impadronito della sua mente ostinata, il suo caparbio “attaccamento alla poltrona”, un atavico male molto diffuso a tutti i livelli nello “Stivale”, ha prodotto un’altra storica p”debacle” del calcio italiano.
Dall’Euroflop 2024, paradossalmente, l’ immagine del “numero uno” federale tarantino, ed è questo il dato oggettivo veramente inquietante, preoccupante e stupefacente, ne usciva addirittura rafforzata e “trionfante”. Come a dire che, in Italia, più si perde, più si scivola in basso, più si falliscono miseramente obiettivi importanti, più i risultati non arrivano e più, incomprensibilmente, i responsabili di gestioni errate e fallimentari, non devono essere “rimossi”. Dunque, nella “Penisola” è oggi più che mai in gioco la credibilità di un intero sistema. Ora, dopo aver raggiunto quest’altro invidiabile “record”, terza qualificazione ai Mondiali fallita consecutivamente, occorre ridisegnare tutto, riazzerarando, riprogrammando e ricostruendo dalle fondamenta.
L’ ennesima eliminazione prova, facendo scattare l’allarme rosso, che l’esclusione è diventata la regola, la normalità. Di Mondiale se ne riparlerà nel 2030, quando saranno trascorsi 16 anni, una vita, dall’ultima presenza azzurra alla più grande e spettacolare “kermesse” internazionale al mondo. Quando avremo ragazzi che diventeranno maggiorenni senza mai aver visto l’Italia in azione in una Coppa del Mondo. È in sostanza quello che ha dichiarato il ministro dello Sport, Andrea Abodi: “Il calcio è uno sport e, in un tempo di di crisi militari ed economiche come quello che stiamo vivendo, non va caricato di significato eccessivi. D’altra parte però, è innegabile che non sia solo uno sport. Particolarmente in Italia dove il calcio è cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale. Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbiano ancora provato l’emozione di vedere giocare la Nazionale in un Mondiale”. Ciò che si spera in futuro è di non assistere più ad ingiustificabili narrazioni in cui il sistema continua a definirsi “tra i migliori al mondo” o a minimizzare i fallimenti passati, mentre la realtà del campo continua a raccontare storie diametralmente opposte, fatte di tracolli, fiaschi, disastri e inguardabili calciatori, alcuni dei quali sopravvalutati all’accesso e per niente da “maglia azzurra”. Sperando ancora che il “cancro” presente nel sistema non riesca più a normalizzare la sconfitta, come se nulla, o quasi, fosse accaduto, è davvero il caso di dire che andare avanti così, proprio non va più.