Dopo l’attacco di venerdì notte all’isola iraniana di Kharg, Trump sostiene di aver annientato completamente il regime di Teheran che, nel frattempo, considera gli Emirati Arabi Uniti un obiettivo legittimo e minaccia l’Ucraina. I droni di Kiev e la sfida agli “Shahed” iraniani, il possibile scontro sullo Stretto, con Israele pronto ad invadere il Libano e l’UE che studia uno “scudo” di protezione, rendono ancora più complesso, difficilie e infuocato lo scenario internazionale.
Giuseppe Zingarelli
Uno dei più potenti bombardamenti nella storia del Medio Oriente, in Italia era la notte di venerdi, ha completamente annientato ogni obiettivo militare sull’isola di Kharg. È quanto ha spiegato su Truth il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, specificando: “Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola. Tuttavia, qualora l’Iran dovesse decidere di fare qualcosa per interferire con il libero passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamende questa decisione”.
Il Comando militare statunitense ha confermato che 90 obiettivi militari sono stati distrutti a Kharg, preservando le infrastrutture per il greggio. Il tycoon ha confermato che l’Iran, completamente sconfitto, vuole negoziare un accordo con la Casa Bianca, ma non lo avrà, precisando inoltre che i tempi e i termini per discutere di intese con Teheran sono ancora molto lontani. La posizione riflette la linea dura dello “Studio Ovale” che insiste su condizioni di resa incondizionata. Washington, peraltro, in tal senso, ha respinto anche il pressing dei Paesi partner nel Golfo Persico. Versione diametralmente opposta da Teheran, che sostiene la normalità delle esportazioni di petrolio dall’isola di Kharg, nonostante gli attacchi americani. Il terminal petrolifero, anzi, per il regime sarebbe “pienamente operativo”. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, “gli USA hanno lanciato missili dai Paesi limitrofi anche da vicino a Dubai. Risponderemo agli attacchi facendo però molta attenzione a non colpire aree popolate e distruggeremo i terminal. I porti degli Emirati sono obiettivi legittimi”.
Se da una parte Trump afferma che Mojtaba Khamenei potrebbe essere morto, “mi giunge voce che non sia più in vita e, se lo fosse, dovrebbe oltre che mostrarsi in tv, fare qualcosa di molto intelligente per l’Iran. Arrendersi”, dall’altra, il ministro Araghchi, all’opposto, conferma che il figlio dell’ex Ayatollah, Alì Khamenei, ucciso nei raid di USA e Israele il 28 febbraio scorso, “gode di ottima salute e governa pienamente il Paese. Tra sospetti e insinuazioni, una cosa però è certa. Da quando è stato eletto, la scorsa settimana, Guida suprema del regime di Teheran, l’assenza di Khamenei jr dalla vita pubblica dal Paese è evidente. Il Segretario alla Difesa USA, Pete Hegseth, ha affermato: “Mojtaba Khamenei, anche se volesse, non potrebbe mostrarsi in video o in tv, in quanto oltre ad essere gravemente ferito è probabilmente ‘sfigurato’ e potrebbe aver perso anche una gamba”. L’isola di Kharg, in persiano significa ‘dattero ancora acerbo’, circa 20 chilometri quadrati, due volte l’isola di Capri, oppure, se si preferisce, un terzo dell’estensione di Manhattan, è strategica per l’Iran. Non a caso l’ attenzione degli Stati Stati Uniti si sarebbe concentrata su questo lembo di terra dislocato nella parte nord del Golfo Persico, 483 chilometri a nord-ovest dello Stretto di Hormuz. Arida e cespugliosa ospita il più vasto terminale di petrolio greggio dell’Iran, che gestisce circa il 90% delle esportazioni del Paese.
La sua importanza è cresciuta quando ha iniziato a ricevere superpetroliere, sostituendo il porto di Abadan, più a nord, al confine con l’Iraq, diventando così la principale porta petrolifera dell’Iran verso il mondo. Nell’isola si trovano decine di serbatoi di stoccaggio, lunghi ormeggi in acque profonde per il carico dei “Titanic” del petrolio, alloggi per i lavoratori e una pista di atterraggio che la collega alla terra ferma. Quasi ogni giorno, circa un milione di barili di greggio sgorgano dai principali giacimenti iraniani e, attraverso gli oleodotti, vengono portati fino all’isola. Molti Paesi, specialmente quelli colpiti dal tentativo dell’Iran di chiudere Hormuz, invieranno navi da guerra, in collaborazione con gli USA, per mantenere lo Stretto aperto e sicuro”, così Trump ha annunciato su Truth, auspicando “la partecipazione di Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e agli altri altri Paesi penalizzati, affinché lo Stretto non sia più minacciato da una nazione totalmente ‘decapitata’ e ormai sconfitta”. Nel frattempo gli USA bombardano la linea costiera affondando imbarcazioni e navi iraniane. Secondo i media statunitensi, che confermano, Washington ha mobilitato 5mila marines e altre navi da guerra.
Da Londra replicano con prudenza: “Attualmente stiamo discutendo una serie di opzioni con alleati e partner”. Teheran replica che Hormuz, di fatto, è chiuso solo per i nemici, aggiungendo che “le forze militari iraniane risponderanno a qualsiasi attacco contro le infrastrutture energetiche e prenderanno di mira gli impianti delle compagnie americane nella regione, se le nostre infrastrutture verranno attaccate”. Ieri raid con i droni hanno colpito Kuwait City e l’ambasciata USA a Bagdad. Il regime di Teheran ha fatto sapere che l’Ucraina ha fornito droni a Israele, offrendo supporto e collaborazione contro gli “Shahed” iraniani a USA, Paesi del Golfo e Israele. In tal modo Kiev è diventato un obiettivo legittimo dell’Iran. Israele sarebbe pronto a invadere il Libano, già in ginocchio da giorni, con un piano speciale. Le vittime degli attacchi in Libano, secondo il Ministero della Salute di Beirut, sarebbero circa 900. Sul fronte diplomatico qualcosa però si sta muovendo. Il giornale ‘Haaretz’, riporta che rappresentanti israeliani e libanesi dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni. All’ex ministro, Ron Dermer, il premier dello Stato Ebraico, Benjamin Netanyhau, ha affidato la conduzione dei negoziati. I colloqui potrebbero svolgersi a Cipro o a Parigi, proposta come sede proprio dal presidente francese, Emmanuel Macron, per “evitare il caos”.
Circola anche l’ipotesi che si chieda al Libano di riconoscere Israele. E intanto, il regime degli ayatollah continua ad attaccare Israele e a reprimere il consenso: la polizia ha arrestato con l’accusa di spionaggio 54 persone sostenitori del figlio dell’ex Scià, Reza Pahlavi, da alcuni indicato come un possibile leader per la transizione dell’Iran. Da rimarcare che egli non sarebbe gradito a Trump. ÈA evidente che il blocco del petrolio iraniano, con l’impennata dei prezzi, impone una riflessione. L’ Unione europea, in tal direzione, sta lavorando ad uno “scudo” d protezione. Una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia degli Stati membri dell’ UE è prevista nelle prossime ore. Si discuterà anche della scelta di Trump, non condivisa da Bruxelles, con l’eccezione dell’Ungheria, di “congelare” per un mese le sanzioni sul petrolio russo bloccato via mare, per ampliare la disponibilità del greggio e colmare il calo di produzione nel Golfo Persico e la contrazione del traffico navale a Hormuz. La scelta di Trump sul petrolio russo, il cui valore è subito cresciuto, ancora una volta, divide i due vicepremier del governo Meloni: il leghista Salvini vorrebbe che l’Italia la sostenesse, il forzista Tajani non la condivide.
E nell’UE, l’Ungheria ripete che “non si può superare la crisi senza il petrolio russo”, spiega Orban, tornato ad attaccare il presidente ucraino Zelensky: “Non darà ordini qui”. In ogni caso, ieri, gli ambasciatori dei Paesi UE hanno raggiunto un accordo per prorogare di altri sei mesi le sanzioni individuali contro la Russia. Oggi la base di Ali Al Salem, in kuwait, con personale italiano e americano, è stata attaccata con un drone che ha colpito un capannone, dove si trovava un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, andato distrutto. Lo ha dichiarato il capo di stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, il quale ha aggiunto che “quel velivolo era indispensabile per le nostre operazioni. Siamo costantemente in contatto con il ministero della Difesa e seguiamo attentamente l’evolversi della situazione”. Al momento dell’attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che domani vedrà a Bruxelles il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato: “Non ci facciamo intimidire. Le missioni italiane continueranno. Stiamo riducendo il personale ma dobbiamo mettere al sicuro il maggior numero di uomini, tenendo fede agli impegni internazionali”.