Sui cieli della Turchia intercettato il terzo missile iraniano in dieci giorni. Erdogan fa capire che non tollererà più altre “invasioni” missilistiche da parte dell’Iran. Mentre Trump ribadisce la definitiva “capitolazione” degli ayatollah e “congela” le sanzioni sul greggio russo, suscitando proteste e polemiche di Regno Unito e UE, Roma smentisce contatti con Teheran per il transito di navi nello Stretto di Hormuz. Il Consiglio Supremo di Difesa, preoccupato per l’escalation del conflitto nel Mediterraneo Golfo Persico, ribadisce che l’Italia parteciperà alla guerra ma tiene alta l’allerta terrorismo.
Giuseppe Zingarelli
Dopo due settimane di guerra, al di là di minacce, strategie militari e rivendicazioni di sorta, sono soprattutto le questioni economiche a tenere banco. La proposta di Trump che “riabilita” il petrolio russo per sopperire al blocco navale a Hormuz scatena le proteste dell’Unione europea. Il tycoon ha annunciato su Truth che “l’Iran ha perso la guerra e, completamente sconfitto, adesso cerca disperatamente un accordo. Ma non un accordo che io accetterò. I media delle fake news odiano riportare i successi che l’esercito statunitense ha ottenuto contro l’Iran. Il regime aveva piani precisi e nen definiti per conquistare l’intero Medio Oriente e annientare totalmente Israele. Proprio come l’Iran stesso, quei piani ora sono morti”. Dichiarazione alla quale ha fatto seguito quella della controparte, il portavoce di Khatam, affiliato alle Guardie della Rivoluzione: “L’ esercito iraniano ridurrà ingegnere le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti in Medio Oriente. Non c’è stato nessun attacco USA alle infrastrutture petrolifere a Kharg. I nostri terminal sono pienamente operativi”.
Il governo italiano smentisce la trattativa, evidenziata dal quotidiano britannico, ‘Financial Times’, di trattare con l’Iran per i mercantili. La premier, Giorgia Meloni, esclude l’apertura dei negoziati bilaterali o che siano in atto trattative dirette con l’Iran per garantire il passaggio delle navi italiane. Ciò si evince in una nota di Palazzo Chigi: “Nessun colloquio Roma-Teheran è in corso per tentare di negoziare un accordo che garantisca il transito sicuro alle navi battenti bandiera italiana”. Il ‘Financial Times’, invece, sembra essere sicuro della notizia che “la Francia, insieme all’Italia, è uno dei Paesi coinvolti nei colloqui e che sono stati di fatto posti in essere concreti tentativi di avviare trattative con l’Iran”. Sul blocco delle navi, il presidente americano, Donald Trump, in un’intervista a ‘Fox News’, ha affermato che le navi in attesa a Hormuz dovrebbero avere il coraggio di attraversare lo Stretto. Diverse sono le imbarcazioni già attaccate dai Pasdaran. Molti oppositori del ‘numero uno’ della Casa Bianca, evidenziando l’inammissibilità di una simile, ingiustificabile ed inopportuna “spavalderia”, lo hanno apertamente accusato di sottovalutare, quasi deridendolo, i rischi legati all’attraversamento di Hormuz. Nelle ultime ore l’Iran avrebbe concesso a due petroliere indiane l’ok per il passaggio nella “strozzatura”, a seguito di in precedente colloquio intercorso tra il premier Narendra Modi e il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Dopo 16 giorni di raid la necessità impellente è quella di evitare un’ ulteriore impennata dei prezzi di gas e petrolio via nave, considerando le enormi difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Per questo, la decisione degli Stati Uniti, che revoca per 30 giorni le sanzioni sulle esportazioni del petrolio russo, attualmente bloccato in mare, fa molto discutere. La deroga, decisa dall’amministrazione guidata da Trump, interesserebbe 100 milioni di barili al giorno, pari a quasi un giorno di produzione mondiale di greggio.
A Bruxelles, e anche a Londra, non sono d’accordo. È una “mossa unilaterale che incide sulla sicurezza europea”, commenta il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Una portavoce della Commissione europea ha precisato che “le nostre sanzioni sul petrolio russo e il ‘price cap’, dell’UE rimangono validi. Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia, in quanto Mosca non può assolutamente essere la beneficiaria della guerra in Iran”. E mentre il Cremlino non nasconde di apprezzare la mossa di Washington, il presidente ucraino, Volidymir Zelensky, accusa: “La revoca non aiuta la pace”. Il petrolio, intanto, è tornato a salire varcando quota 100 dollari al barile, il ‘Brent’ poco sotto il Wti, e continuano a calare le Borse europee. In due settimane sono andati in fumo 1.162 miliardi di dollari. Molti analisti intravedono i presupposti per una “exit strategy” di Trump, ma, secondo altre fonti, in primis il ‘Wall Street Journal’, gli USA starebbero pensando di adottare altre strategie. I segnali sono però discordanti. Per Trump, “nessuno sa chi sia in questo momento il leader in Iran, quindi nessuno può annunciare la resa”, ha detto ieri, sminuendo l’elezione della nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei, elezione definita da Washington quasi insignificante. Tanto più che sia il Pentagono sia il Dipartimento di Stato americano concordano che, pur vivo, Mojtaba sarebbe gravemente ferito, rimanendo “sfigurato” nei raid del primo attacco israelo-statunitense che uccisero suo padre, l’ex ayatollah Alì Khamenei, il 28 febbraio scorso. Il Segetario USA alla Difesa, Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo del Pentagono, hanno opinioni convergenti quando affermano che “il motivo prioritario per cui il 56enne ayatollah non si mostra e non compare in alcun video è proprio questo, e il primo messaggio di Khamenei jr all’Iran, di fatto, è stato realizzato utilizzando materiale propagandistico, cioè filmati di repertorio”.
Trump si dice certo che il 90% della forza militare iraniana sia stata distrutta. I suoi oppositori invece sono altrettanto sicuri che, al contrario, il conflitto in Medio Oriente non sia ancora entrato nel vivo, con dinamiche belliche e strategie militari ancora prossime ad evolversi. Le conferme delle enfasi propagandistiche sembrerebbero giungere da varie fonti. Secondo il ‘Wall Street Journal’ il Pentagono starebbe trasferendo altri 5mila marines e navi da guerra, dopo l’intensificarsi degli attacchi a Hormuz. Per ‘Abc News’ sono in arrivo 2.200 soldati della 31esima Unità dei marines. E ci sarebbe la probabilità che il gruppo di attacco possa essere destinato ad un’ operazione per la conquista dell’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, da cui transita l’80% dell’export petrolifero di Teheran. Il presidente della Turchia, Erdogan, dopo il terzo missile iraniano neutralizzato in dieci giorni, è stato perentorio: “Il nostro obiettivo primario è impedire qualsiasi altra violazione del nostro spazio aereo. Abbiamo l’impellente necessità di tenere il nostro Paese fuori dalla cintura di fuoco della guerra”.
Si ha la marcata sensazione che il leader di Ankara non tollererà più un’eventuale, ulteriore “invasione” missilistica da parte del regime della Repubblica Islamica. E anche in questo caso, nonostante il missile fosse probabilmente diretto verso Cipro, Paese dell’UE, intercettato nel cielo di un Paese membro della NATO, la Turchia appunto, l’Alleanza Atlantica non ha ritenuto di far scattare il meccanismo dell’Articolo 5, che impone il soccorso collettivo di tutti i Paesi membri dell’Alleanza in favore di un alleato. Nel frattempo continuano gli attacchi di Teheran su Israele e la replica dello Stato Ebraico, anche ieri durante una manifestazione del regime in piazza, letteralmente sotto le bombe. Secondo l’Idf, l’esercito israeliano, dall’inizio della guerra ad oggi, ha sferrato contro l’Iran 7.600 attacchi e 1.100 sarebbero quelli contati contro il Libano, dove ieri, nel sud del Paese, si è registrata un’altra strage in un centro medico, con proiettili israeliani esplosi contro una base Unifil. Coinvolti i soldati del Nepal. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha invitato Israele ad accettare “la disponibilità dell’esecutivo libanese ad avviare colloqui diretti”, offrendosi di “ospitarli a Parigi”. Macron, come ha scritto su X, ritiene “necessario fare tutto il possibile per evitare che il Libano precipiti nel caos. Hezbollah deve fermare l’escalation del conflitto.
Israele deve abbandonare la sua offensiva su larga scala e cessare i massicci raid aerei, soprattutto considerando che migliaia di persone sono già fuggite dai bombardamenti”. Il ministro della Difesa israeliano, Katz, ritiene che “la battaglia contro l’Iran si intensificherà ulteriormente ed entrerà in una fase decisiva che continuerà finché sarà necessario. Solo il popolo iraniano può porre fine alla guerra con una lotta decisa e determinata, volta al rovesciamento del regime terroristico di Teheran. Mi congratulo con il presidente Trump per il duro colpo inferto dall’esercito americano all’isola di Kharg. Una risposta appropriata ai campi minati nello Stretto di Hormutz e ai tentativi di ricatto dell’Iran”. E un’indagine interna chiarirà i motivi dello scontro tra due cisterne volanti nei cieli dell’Iran, che ha causato la morte di sei soldati americani. Ieri a Roma si è riuniti il Consiglio Supremo di Difesa. Attorno ad un tavolo, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i ministri coinvolti e i vertici militari italiani, hanno espresso preoccupazione per l’evoluzione della situazione in Medio Oriente.
Lo scenario della crisi ha indotto a considerare aspetti che hanno “imposto” di innalzare l’allerta per il crescente pericolo del terrorismo internazionale. Si legge nel documento finale che, “i gravi effetti destabilizzanti che la crisi in atto nell’area del Mediterraneo e del Medio Orientale sta producendo, fanno temere ulteriori ed inquietanti escalation del conflitto”. Intanto la polizia iraniana avrebbe arrestato 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo ‘Scià’ di Persia che, dall’esilio, si è offerto di guidare la transizione nel Paese. L’ accusa nei confronti degli arrestati è di pianificare rivolte in Iran. Altre due persone sono state arrestate, accusate di spionaggio a favore di Washington e Tel Aviv.