Mentre un duro proclama della nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei jr, si diffonde in Iran, alcune fonti lo ritenevano in coma e privo di una gamba, persa il 28 febbraio, a seguito dell’attacco congiunto israelo-americano, il presidente americano, Donald Trump, dichiara che la guerra contro l’Iran è vinta e la resa della leadership del regime di Teheran, ormai “decapitato”, sia imminente. Il raid alla base italiana in Iraq, secondo l’intelligence nazionale e della CIA, è stato un vero e proprio atto deliberato da parte dell’Iran. Il petrolio di nuovo sopra i 100 dollari al barile. Missili su Gerusalemme. Giorgia Meloni chiama i capi dell’opposizione. Il capo del Pentagono, generale Pete Hegseth, riferisce che il regime della Repubblica Islamica non ha più scampo: “Vivono sottoterra, come topi”.
Giuseppe Zingarelli
Senza mostrarsi in pubblico, arrivano le prime dichiarazioni della nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, riflesso delle dichiarazioni già pronunciate nei giorni scorsi dal presidente Masoud Pezeshkian: “Non ci arrenderemo mai a Stati Uniti e Israele”. Il nuovo leader sembra intenzionato a perseguire una linea ancora più ferrea di quella del padre, l’ex ayatollah Alì Khamenei, e aggiunge: “Lo Stretto di Hormuz deve restare chiuso”. Le ricadute economiche sono pesanti. Intanto inizia ad assumere contorni più definiti la vicenda del drone iraniano ‘volato’ sulla base italiana di Erbil, in Iraq. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha affermato che l’attacco contro il contingente italiano “è stato un attacco deliberato. Quella è una base NATO ed è anche americana”. Crosetto, rispondendo al Tg1 e chiarendo i dettagli sul raid di Erbil, nel Kurdistan iracheno, ha poi ulteriormente precisato: “C’era stata l’ipotesi che il drone, uno dei 17 avvistati dagli USA, uno ‘shaded’, potesse non essere diretto contro la base, ma abbia preso quota finendo contro un mezzo militare”.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha affermato che “non è stato certo il luogo di partenza dei droni. Probabilmente sono partiti da basi irachene filo-iraniane”, spiega il ministro dalla Farnesina. Resta alto il livello di allarme nella base, colpita mentre in Italia erano circa le 23.30 di mercoledì. Il drone ha distrutto un autocarro per il trasporto di dispositivi logistici, andato in fiamme. Nel sito militare, denominato ‘Camp Singara’, lavorano 140 militari italiani che da 14 anni, nella lotta all’Isis, coordinano l’addestramento dell’esercito peshmerga nel Kurdistan iracheno. Per alcuni di essi, ha affermato Tajani, “è già previsto il rientro nei prossimi giorni”. Il contingente italiano “era già stato avvisato della possibilità di un attacco qualche ora prima, verso le 20.30 circa, e i militari avevano attivato tutte le condizioni di sicurezza, quindi erano entrati nelle aree protette, per questo non c’è stato alcun danno”, ha aggiunto Crosetto.
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso vicinanza ai soldati e, per confrontarsi sulla crisi nel Golfo Persico, ha telefonato alla segretaria del Pd, Elly Schlein, e a tutti i leader dell’opposizione: “Ci aggiorneremo ogni volta che sarà necessario. La situazione è molto preoccupante”, sottolinea Schlein. La convulsa situazione nella quale è piombato il regime di Teheran a seguito dei raid di USA e Israele, non avrebbe permesso al nuovo leader, Mojtaba Khamenei, di mostrarsi in pubblico. Ancora non si fa nè vedere nè sentire. Per alcuni è in coma. Per qualche altro è morto. Le risposte – sue o di altri? – sono passate dalla voce di una giornalista in tv, forse per non rivelare l’entità delle ferite, probabilmente gravissime. Secondo alcune fonti il 56enne ayatollah avrebbe perso una gamba, secondo altri sarebbe ormai in fin di vita dopo il raid che, uccidendo suo padre, ha dato inizio al conflitto nella penisola arabica l’ultimo giorno dello scorso febbraio, rendendo necessarie le elezioni per la successione.
Proprio a suo padre, l’86enne ex ayatollah Alì, è stato dedicato il primo pensiero: “L’ Iran non si arrenderà mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri e di tutti i nostri cittadini rimasti uccisi nelle incursioni aeree dei nemici. La vendetta colpirà molto presto i nostri avversari. Essi pagheranno un caro prezzo”, ha detto Khamenei jr, citando anche la strage della scuola delle bambine a Minab. “Otterremo un risarcimento dal nemico. Se si rifiuteranno, sequestreremo i loro beni come riterremo opportuno. E se anche questo si rivelasse impossibile, distruggeremo una quantità equivalente delle loro proprietà”, ha assicurato il nuovo leader iraniano, che ha richiesto ufficialmente la chiusura della basi militari statunitensi in Medio Oriente. Il novello ‘ayatollah’ ha poi delineato la sua strategia, dichiarando che “lo Stretto deve restare chiuso”. Hormuz deve continuare ad essere interdetto al transito delle navi americane, israeliane e quelle dei loro partner. I Pasdaran hanno subito aderito all’ordine della loro nuova Guida suprema. “Con la chiusura di Hormuz infliggeremo ai nemici invasori il più duro dei colpi”, ha affermato il comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione. Da giorni si discute del danno inferto all’economia globale generato dalla chiusura del passaggio “strozzato” da cui passai il 20% circa del gas naturale liquefatto e del greggio che circolano via mare in tutto il mondo, con un evidente effetto sui prezzi.
Un danno che per i primi sei giorni di guerra è stato di oltre 11, 3 miliardi di dollari. Alcuni Paesi europei, Gran Bretagna, italia, Francia e Germania, oltre agli Stati Uniti, si sono detti pronti a “scortare” le petroliere e le navi che trasportano materie prime per l’energia. L’ Iran avrebbe risposto con le mine, per scoraggiare il commercio, anche se ieri Teheran ha smentito di aver disseminato “trappole” nel tratto di mare. Con l’intensificarsi della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la produzione di greggio sta calando di circa 10 milioni di barili al giorni, secondo l’Aie, l’agenzia internazionale per l’Energia. E a poco è servito il riascio di 400 milioni di barili, da diversi Paesi. I prezzi del petrolio sono saliti del 9%, chiudendo poco sopra i 100 dollari al barile. La minaccia dell’Iran è che si possa arrivare fino a 200 dollari al barile. “Direi che è improbabile che il greggio salga a quei livelli, ma siamo concentrati sulla risoluzione del problema”, spiega il ministro dell’Energia statunitense, Chris Wright, alla Cnn. La questione del petrolio viene mostrata come un’ opportunità per gli Stati Uniti. Trump ha ricordato che “siamo il più grande produttore di greggio al mondo. Quando il prezzo del petrolio sale, facciamo un sacco di soldi.
La priorità del momento per me è fermare l’ ‘Impero del male’ e io non avrei mai permesso all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Avrebbe distrutto il Medio Oriente. E noi questo non lo permetteremo mai”. Cosi il tycoon, rispondendo ai giornalisti sulle pressioni e preoccupazioni crescenti negli USA s causa del conflitto. Un terzo missile balistico lanciato dall’Iran è stato distrutto dalla contraerea della NATO nello spazio aereo turco. Lo ha riferito il ministro della Difesa di Ankara. I residenti della città meridionale di Adana hanno riferito di aver udito una fortissima esplosione e poi, subito dopo, le sirene della base aerea di Incirlik. Non ci sarebbero vittime. Nei giorni scorsi la NATO aveva schierato un sistema di difesa aerea Patriot nel sud est della Turchia. Missili iraniani anche contro Gerusalemme. Sarebbero caduti a poca distanza dal “Muro del Pianto”, dalla chiesa del Santo Sepolcro e dalla moschea di Al-Aqsa. In tutti i luoghi Sacri della “Città Santa” la preghiera è stata sospesa. Ma c’è un giallo: le immagini utilizzate per motivare la decisione di chiudere l’area risalgono al 28 febbraio scorso, sono prese da un filmato del primo giorno di guerra. Trump, su Truth, ha reso noto che “la leadership iraniana è stata ‘decapitata’.
Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa. Ci siamo sbarazzati di un cancro che minacciava tutti noi. Ed è per me, 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, un grande onore uccidere queste squilibrate canaglie dell’Iran che per 47 anni hanno ucciso migliaia di innocenti in tutto il mondo. Ora io sto uccidendo loro. Non sappiamo con precisione se Mojtaba Khamenei sia vivo o morto. Forse è ancora vivo. Penso sia ancora vivo. Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico di Teheran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo. Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo”. In una riunione virtuale con i leader del G7, Trump ha ulteriormente confermato che l’Iran “sta per arrendersi”. Tre alti funzionari del G7 avrebbero confermato che la resa del regime è ormai imminente. Intanto continuano i raid su Teheran, Beirut, Esfahan e altre città, come Ahvaz e Arak. Come riferisce Al Jazeera, ci sarebbero tre vittime, un uomo, una donna e un bambino. Continuano i taid israeliani contro Hezbollah nella periferia Sud della capitale libanese. Colpite altre città. Almeno 14 sarebbero le vittime finora accertate. Un aereo-cisterna USA è precipitato in Iraq a causa di un incidente: morti i quattro militari a bordo. Un militare francese è stato ucciso ad Erbil. Esplosioni e fumo intenso anche su Dubai, negli Emirati Arabi. Il segretario del Consiglio di sicurezza iraniano, Larijani, ha dichiarato che “Trump non è abbastanza intelligente da capire che siamo una nazione matura, forte e determinata”.
Ma il capo del Pentagono, generale Pete Hegseth, gli ha replicato: “La leadership iraniana, ormai, vive rifugiata sottoterra. Sono come topi in trappola”. Il ‘Financial Times’ quotidiano britannico, conferma che alcuni Paesi europei, tra i quali Francia e Italia, stanno tentando di negoziare un accordo con Teheran per garantire un passaggio sicuri alle proprie navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Consiglio Supremo di Dofesa, convocato in mattinata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presenti la Premier Giorgia Meloni, i ministri Tajami, Crosetto, Piantedosi, Giorgetti, Urso e il Capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, nonchè il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il Segretario generale alla presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, nonchè il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio supremo di difesa e Segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani, ha analizzato il preoccupante scenario di crisi nel Mediterraneo e nell’area mediorientale. Condannando le disumane repressioni del regime di Teheran, il Consiglio ha espresso preoccupazione per i conflitti geopolitici in atto in Ucraina e nel Golfo Persico, considerando anche l’allarme per il pericolo concreto di possibili “guerre ibride” in un momento di così elevata instabilità internazionale. La discussione si è incentrata anche sui livelli di allerta e sulla protezione delle infrastrutture critiche a fronte delle attuali, molteplici minacce da parte di organizzazioni terroristiche operanti in tutto il mondo.