Medio Oriente: missile colpisce Base italiana in Iraq, nessuna vittima
La guerra nel Golfo Persico tocca anche l’Italia. Il ministro Crosetto ha parlato con il colonnello Pizzotti, comandante della base: “Non ci sono vittime nel personale italiano. I militari erano nel bunker. Stanno tutti bene”. Cresce l’ipotesi che il vero bersaglio fossero le forze americane presenti nella zona. Il presidente USA, Trump, avverte: “La fine della guerra la deciderò io”. L’ Iran minaccia: “Presto petrolio 200 dollari a barile”. L’ AIE, Agenzia per l’energia, sblocca le riserve strategiche di greggio: oltre 400 milioni di barili. Mai accaduto in precedenza.
Giuseppe Zingarelli
La guerra tocca anche l’Italia. A tarda sera un missile ha centrato la base italiana di Erbil in Iraq. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Guido Crosetto dopo le 23.30 italiane: “Non conosco l’esito ma non ci sono vittime. Stanno tutti bene”. Il ministro conferma di aver parlato personalmente con il colonnello Stefano Pizzotti, comandante della base. La struttura di Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno, al confine tra Siria, Turchia e Iran, è nata nell’ambito dell’operazione internazionale contro l’Isis. Ospita circa 300 militari italiani che, da 14 anni, coordinano l’addestramento dell’esercito peshmerga in quella zona dell’Iraq. La Farnesina ha contattato l’ambasciatore in Iraq, condannando l’attacco: “I nostri militari sono al sicuro nel bunker. L’ episodio è inaccettabile, verificheremo chi sia il responsabile. La premier, Giorgia Meloni, è stata subito informata”. Già nei giorni scorsi erano state registrare diverse esplosioni a Erbil, città che ospita anche truppe statunitensi e dista circa 100-120 chilometri dall’Iran. Intorno all’una di questa notte la Farnesina ha spiegato di non avere certezza che l’attacco potesse considerarsi concluso, pur non essendoci notizie di un secondo blitz. Proseguiva il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “La base italiana a Erbil è all’interno di un comprensorio che comprende altre basi di altri Paesi ma, di fatto, non sappiamo se l’attacco fosse diretto contro gli italiani o contro quell’insediamento in generale. Di sicuro, non si capisce se l’attacco sia stato effettuato da un missile iraniano di milizie filo-iraniane. Sappiamo, ed è certo, che quella parte del Kurdistan è sotto attacco e la situazione è estremanente pericolosa”.
E infatti arrivava poi la notizia di colonne di fumo che si alzavano dalla zona dell’aeroporto, colpito da un pesante attacco missilistico iraniano. Il bersaglio, secondo fonti locali, sarebbero forze degli Stati Uniti e ci sarebbero incendi di vaste proporzioni che i pompieri hanno faticato a contenere. Il tutto dopo un’altra giornata che ha ruotato intorno al ‘numero uno’ della Casa Bianca, Donald Trump, che ha affermato: “La guerra finirà presto. Ed è già stata vinta da noi. Perchè non è rimasto praticamente più niente da colpire. Quando deciderò che deve finire, finirà. Non pensavo però avrei dovuto utilizzare l’esercito così tanto”. Dichiarazioni che stridono con gli annunci di Teheran, che rivendica di aver colpito due navi nello Stretto di Hormuz, una battente bandiera della Liberia, ma di proprietà israeliana e l’altra thailandese. Ma sono almeno tre i cargo colpiti e squarciati: ce n’è anche uno delle Isole Marshall, di proprietà greca. Le forze armate USA valutano di rispondere bombardando i porti civili iraniani, anche in questo caso, controrappresaglie già annunciate.
L’ Iran ha dichiarato di aver sferrato nella notte tra martedì e mercoledì la sua opposizione più intensa e pesante, citando tra l’altro i missili lanciati verso una base americana in Kuwait, la base navale USA della ‘Quinta Flotta’ in Bahrein, i droni caduti nei pressi dell’aeroporto di Dubai, quelli su una struttura diplomatica a Baghdad. E ancora gli attacchi a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa. Successivamente Trump ha affermato di non essere preoccupato dalla possibilità di attacchi terroristici sul suolo statunitense, anche se l’Fbi teme l’utilizzo di droni sulla California. Intanto, per difendere le acque al largo di Cipro, è arrivata la fregata ‘Federico Martinengo’ con a bordo circa 170 militari italiani. Al di là delle navi colpite con modalità poco chiare, nello Stretto di Hormuz crescono i timori legati al presunto utilizzo delle mine. Che le Guardie Rivoluzionarie iraniane controllino lo Stretto è un dato di fatto.
La navigazione è bloccata. Due giorni fa, mentre Washington smentiva l’indiscrezione secondo cui la Marina USA avrebbe scortato una petroliera, Trump, a riguardo delle mine disseminate dall’Iran in quel tratto di mare, aveva avvertito: “Se ciò fosse vero, colpiremo 20 volte più forte”. Il tycoon, però, ieri ha detto di non credere a questa eventualità. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha sottolineato che non ci sono conferme da parte dei servizi di intelligence ma, l’agenzia ‘Reuters’, si spinge a quantificare il numero delle mine: sarebbero una dozzina. Secondo alcune stime Teheran ne possiede oltre 5mila. Negli ultimi giorni gli USA hanno dichiarato di aver affondato almeno 31 navi posamine o anche solo semplicemente sospettate di una simile attività. Gli ordigni possono essere piazzati a varie profondità oppure essere visibili a fior d’acqua. Sono attivate da sensori, non per contatto. Dall’Iran minacciano: “Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati. Preparatevi a pagare il petrolio a 200 dollari al barile, perchè il prezzo dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato”. Nella giornata di ieri l’IEA, Agenzia Internazionale per l’Energia, che racchiude 32 Paesi membri tra cui l’Italia, ha sbloccato 400 milioni di barili dalle sue riserve. Si tratta del maggior rilascio di sempre, per attenuare l’impatto che la guerra esplosa nell’area mediorientale ha determinato sui prezzi energetici e sull’inflazione. Le riserve strategiche di petrolio fungono da cuscinetto in caso di shock o interruzioni dei flussi. Il petrolio non solo alimenta automobili, barche e aerei, ma è anche la risorsa principale che compone una serie di articoli di uso quotidiano in plastica.
È insomma essenziale per l’economia. Si sta prendendo confidenza con un altro termine tecnico di grande attualità: stagflazione. Un termine che, precisamente, definisce una situazione in cui l’economia rallenta mentre i prezzi continuano a salire. La contemporanea presenza della stagnazione economica e dell’inflazione, dato contenuto in una nota di ‘Confesercenti’, con rincari di carburanti, gas e elettricità, determinerà il serio rischio di stangate economiche pari, o anche ed superiori, a 14 miliardi di euro. In Iran restava da svelare il mistero di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema iraniana, figlio dell’86enne ayatollah Alì Khamenei ucciso, insieme alla moglie 79 enne, all’inizio dei raid. L’ ambasciatore iraniano a Cipro, Alireza Salarian, in un’intervista rilasciata al ‘Guardian’ ha dichiarato che Mojtaba è probabilmente in ospedale e non è in condizioni di pronunciare un discorso. Secondo Cnn e ‘New York Times’, Mojtaba nel primo giorno di bombardamenti avrebbe riportato la frattura di un piede, una ferita alla gamba, lividi all’occhio sinistro e lacerazioni varie al volto. E invece il nuovo leader dell’Iran sembra abbia tenuto un discorso di insediamento nella carica che è stata del padre, letto alla tv di Stato: “Mi rivolgo ai Paesi vicini. Non siete voi i nemici. Stiamo colpendo solo le basi americane che vanno chiuse. Lo Stretto di Hormuz resterà chiuso per fare pressione sui nemici. La guerra è, e sarà ormai senza sosta. Ci saranno fronti aggiuntivi e ci sarà vendetta per ogni vittima caduta in combattimento”. Altre fonti, invece, riferiscono che Mojtaba sarebbe in coma, avendo perso una gamba. E poi il Libano. Il governo di Beirut ha stimato che, dopo dieci giorni di combattimenti tra Hezbollah e Israele, il bilancio è di circa 640 vittime e 800mila sfollati: un’altra catastrofe. L’ UE ha deciso di fornire uno stanziamento pari a 100milioni di euro da destinare in aiuti umanitari. “Rimarremo lì fino a quando sarà necessario”, dichiara invece Israele che, nella notte, ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei su vasta scala a Teheran. Decine di nuovi razzi sono stati invece lanciati da Hezbollah verso il nord dello Stato Ebraico. Il gruppo terroristico, in totale, ha lanciato circa 150 razzi verso il nord nel giro di diverse ore, almeno stando alle valutazioni dei militari israeliani. Il regime iraniano sta lanciando missili su Gerusalemme. Uno di questi ha colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal muro del Pianto, dalla chiesa del Santo Sepolcro e dalla moschea di Al-Aqsa. Così riferisce il ministero degli Esteri israeliano su X. Sospesa la preghiera in tutti i luoghi sacri della “Citta Santa”.