L’ Iran parla di aver effettuato attacchi contro obiettivi militari USA e israeliani. Il Pentagono rivendica attacchi ancora più massicci e mai così pesanti sull’Iran. Da Teheran rispondono agli Stati Uniti: “State attenti. Vi cancelleremo”. Trump apre al dialogo con il regime mentre la questione di Hormuz, a difesa dello Stretto l’asse ‘Starmer-Merz-Meloni, rischia di complicarsi. La Premier riferisce alle Camere.
Giuseppe Zingarelli
Le guerre, si sa, sono fatte anche di rivendiche e propaganda. Un rapporto che, nella storia moderna, è riassumibile in una celebre massima che spesso ricorre in tema di scontri bellici, “la prima vittima delle guerre è la verità”. Non fa eccezione il conflitto Iran, Stati Uniti, Israele. Nella 13esima giornata di guerra, che conta la 34esima ondata missilistica, se da una parte Teheran afferma di aver effettuato attacchi su larga scala contro obiettivi militari di Washingtin e Tel Aviv, come riferito da media statali iraniani, dall’ altra il Pentagono conferma di aver condotto duri raid contro il regime. Sirene d’allarme sarebbero risuonate in Israele, con le forze armate israeliane pronte ad intercettare droni e missili diretti su Tel Aviv e sulle basi americane nel Golfo Persico. L’ Arabia Saudita afferma di aver intercettato razzi e droni iraniani su un suo impianto petrolifero.
Il presidente USA, Donald Trump, lunedì sera aveva detto che gli attacchi avevano annientato la Marina militare iraniana: “Non hanno più comunicazioni e neppure l’aviazione”. Per questo, “la guerra finirà molto presto”, aveva decretato il tycoon, sottolineando però che gli USA avrebbero colpito l’Iran più duramente se avesse bloccato lo Stretto di Hormuz. Da Israele, sembrano “smarcarsi” da Trump, stando all’intervento del premier Benjamin Netanyhau: “Stiamo spezzando le ossa al regime e non abbiamo ancora finito”. Questo il commento da Tel Aviv. In ogni caso, “ieri è stato il giorno più intenso per gli attacchi all’Iran”, così ha affermato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. “Come ha detto il presidente, stiamo schiacciando il nemico”, ha aggiunto il capo del Pentagono. Da Teheran hanno subito risposto che l’Iran non ha paura delle minacce statunitensi: “Anche potenze più grandi di voi non sono riuscite a eliminare il popolo iraniano. Fate attenzione a voi stessi, per non essere voi quelli che rischiano di essere eliminati”, ha detto il capo della Sicurezza Nazionale, Alì Larijani. Che ha anche aggiunto: “Hormuz sarà un percorso di pace e prosperità per tutti, o un percorso di fallimento e sofferenza per gli ‘amanti’ della guerra”.
Il bilancio delle vittime, intanto, supera già quota 1.300, tra cui 200 donne bambini. Continuano i raid israeliani nel Golfo Persico e di Israele in Libano, circa 760mila gli sfollati, con la Turchia che schiera i Patriot, dopo i due missili intercettati dall’Iran. La tensione è fortissima ma Trump sembra non voler chiudere la porta. In un’intervista a ‘Fox News’, per il capo della Casa Bianca i dirigenti iraniani “hanno voglia di parlare” con lui, circostanza però smentita da Teheran. E, alla domanda su eventuali colloqui con l’Iran, il leader americano ha risposto: “È possibile. Dipende a quali condizioni. A pensarci bene non c’è più bisogno di parlare, ma è possibile”. Sembra che l’inviato di Trump in Medioriente, Steve Witkoff, sia pronto a recarsi in Israele più con il dubbio su quanto potranno essere produttivi i colloqui con Teheran che non con la certezza che possano essere davvero proficui per giungere ad un accordo che possa sancire la cessazione del conflitto. L’ emissario USA ha sottolineato la disponibilità di Trump ad ascoltare, eventualmente, Teheran. Sempre ieri, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo russo, Sergej Lavrov, per giungere alla de-escalation.
Lunedì Trump aveva parlato al telefono proprio con con il presidente Vladimir Putin, cercando una soluzione che potrebbe rimettere in campo lo “zar”. Mojtaba Khamenei, dopo l’elezione a Guida suprema, nel solco di suo padre, ucciso nel primo giorno degli attacchi, non si è ancora visto nè sentito. Nei giorni scorsi si era parlato del suo ferimento nel raid del 28 febbraio contro il padre. Dopo le indiscrezioni sulle convergenze sul suo nome, Khamenei jr è stato eletto domenica dall’ ‘Assemblea degli Esperti’, in realtà, molto divisa al suo interno. E così, in nome della continuità, il secondogenito 56enne dell’ex ayatollah si ritrova a ricoprire il ruolo di Guida suprema del Paese, la terza dalla Rivoluzione del 1979 che rovesciò lo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi. Dall’elezione però, più nulla. Lunedi in migliaia si erano radunati nelle piazze, in attesa del primo discorso ufficiale, mai arrivato. E ieri, una fonte governativa di alto livello, ha dichiarato che il presidente Masoud Pezeshkian non ha avuto alcun tipo di contatto con Mojtaba dal giorno della sua nomina, non conoscendo e non non avendo informazioni sulla sua situazione attuale. “I ministri del governo iraniano non hanno sue notizie e, per quanto ne so, lo stesso signor Pezeshkian non ha avuto contatti con lui”, riferisce la fonte. Probabilmente Khamenei jr è tenuto in un luogo segreto, braccato delle “Intelligence” israelo-statunitense che vogliono eliminarlo. Infatti anche ieri Trump aveva confermato che la nomina di Mojtaba non gli era affatto gradita, facendo capire che il nuovo leader è già nel “mirino” di CIA e Mossad. Sicuramente Mojtaba è stato ferito. Fonti confermano che è stato colpito alla gamba durante il raid che ha ucciso suo padre.
L’ impegno di tutti è concentrato per un ritorno alla circolazione di gas e petrolio, ma c’è un giallo su Hormuz, con le minacce Trump. Serve una scorta alle navi che attraversano il canale, dopo lo stop dovuto alle bombe e alla paura. Parlando dello Stretto di Hormuz, tra i più importanti in quanto vi transita il 20% della produzione mondiale di greggio, i leader di Italia, Regno Unito e Germania, rispettivamente Giorgia Meloni, che oggi sarà in Parlamento per le attese comunicazioni sulla crisi in Iran, Keir Starmer e Friederick Merz, hanno concordato sulla vitale importanza della libertà di navigazione. I tre capi di governo hanno inoltre deciso di collaborare strettamente di fronte alle minacce iraniane. La conferma della collaborazione è stata definita e confermata dopo un colloquio telefonico tra i tre premier. Anche il Presidente francese, Emmanuel Macron, si era impegnato per la scorta delle navi. E ieri, secondo il ministro americano dell’Energia, Chris Wright, una prima petroliera avrebbe attraversato Hormuz con la protezione della Marina militare USA. Sta di fatto che il post di Wright su X è sparito dopo pochi minuti, con la secca smentita della Casa Bianca. Anche l’Iran ha negato che una nave americana si sia affacciata nello Stretto: “Ogni mezzo sarebbe nel nostro mirino”. L’ agenzia britannica per la sicurezza marittima, Ukmto, conferma che una nave cargo che si trovava a undici miglia nautiche a nord dell’Oman ha chiesto assistenza per essere stata colpita da proiettili che hanno provocato un incendio a bordo. L’ equipaggio è stato evacuato.
Anche un’altra nave portacontainer sarebbe stata colpita da proiettili a 25 miglia nautiche dalla costa degli Emirati Arabi Uniti. Secondo la Cbs, che cita gli 007 USA, l’Iran potrebbe aver disseminato mine in quel tratto di mare. Un’ipotesi che ieri ha scatenato la reazione di Trump: ” Se fosse vero colpiremo l’Iran con attacchi 20 volte più potenti. Poi per loro sarebbe difficile ricostruire il Paese!”. Le Borse sono in risalita. I costi del petrolio in discesa. Il rimbalzo per i mercati finanziari, dopo i crolli dei giorni scorsi: Milano ha chiuso a +2,67%. Calo a due cifre per il petrolio, sceso sotto gli 80 dollari al barile, dopo il picco di 120 di lunedì. Stessa sorte per il gas sul mercato di Amsterdam: -19%, a 45,45 euro al megawattora. E ieri sono saltate le annunciate misure sulle accise mobili, a cui lo Stato può rinunciare, in Consiglio dei ministri. Gli interventi contro la speculazione sui carburanti sono rinviati, nonostante il pressing sul governo, con il gasolio salito in alcuni distributori autostradali a 2,6 euro al litro. Le opposizioni protestano, accusando il governo di grave ritardo. Ma anche l’Europa frena, in attesa delle mosse del tycoon che assicura: “In futuro i prezzi del carburante sicuramente scenderanno”.