Situazione caotica in Medioriente. Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti entra in una fase particolarmente complessa e delicata. Mentre in Iran l’ “Assemblea degli Eletti” nomina Mojtaba, già “bocciato” da Trump, gli attacchi israelo- statunitensi ai depositi di petrolio a Teheran provocano intense precipitazioni acide. Gli Emirati Arabi smentiscono il blitz. Elogio del tycoon alla premier Meloni: è polemica. Putin sente il tycoon e si dichiara disposto a fornire aiuti per stabilizzare i prezzi di petrolio e gas. Mentre il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, condanna il regime iraniano per aver oppresso il suo stesso popolo, Mattarella convoca il Consiglio Supremo di Difesa.
Giuseppe Zingarelli
Mentre l’Iran ha scelto la sua nuova Guida suprema, il conflitto in Medio Oriente, tra minacce e spiragli, continua. La nuova leadership iraniana diventa motivo di ulteriore scontro tra il regime di Teheran e i governi dei due Paesi, Stati Uniti e Israele, che il 28 febbraio hanno sferrato l’attacco, in quanto, ufficialmente, l’Iran non avrebbe rinunciato al suo programma nucleare. Per il presidente americano, Donald Trump, la nuova Guida suprema doveva ottenere l’approvazione degli Stati Uniti: “Se non la otterrà, Mojtaba non durerà a lungo. Vogliamo assicurare di non dover tornare a 10 anni fa!”. Di Mojtaba, dunque, il tycoon aveva già espressamente dichiarato: “È inaccettabile”. Alle parole di Trump avevano fatto eco quelle del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi: “Scegliamo noi chi eleggere, non Trump”. Nel frattempo Tel Aviv aveva dichiarato di continuare a perseguire qualsiasi successore di Alì Khamenei. Parole, com’era comprensibile, inaccettabili per Teheran: “Solo il popolo iraniano può eleggere il suo leader”.
In ogni caso, dopo la richiesta di resa incondizionata avanzata da Trump, la risposta dell’Iran, “non ci arrenderemo mai”, arrivava anche l’avvertimento dei Pasdaran: “Possiamo combattere per almeno altri sei mesi”. Nella notte tra sabato e domenica ci sono stati nuovi raid israeliani sull’Iran. Sono stati colpiti cinque impianti petroliferi alla periferia di Teheran che hanno generato una pioggia carica di petrolio sulla città. Gli abitanti della capitale due giorni fa si sono svegliati quasi al buio. Uno spettacolo inquietante creato dal denso fumo nero che si levava dai depositi di petrolio colpiti dagli attacchi dello Stato Ebraico. Con il sole “oscurato” la gente, spaventata e disorientata, ha dovuto accendere le luci, nelle case e quelle delle automobili nelle strade, per vedere attraverso l’oscurità.
Le autorità di Teheran hanno avvertito che i fumi nocivi potevano causare problemi respiratori e irritare gli occhi, esortando i residenti a rimanere in casa. Per la ‘Mezzaluna Rossa’, l’equivalente della nostra Croce Rossa, “quantità significative di idrocarburi tossici, ossidi di zolfo e azoto” sono state rilasciate nell’aria tornando a terra attraverso la pioggia che ha assunto un colore molto scuro. Le finestre degli edifici vicine ai depositi di greggio sono state distrutte dalle esplosioni, a decine di chilometri di distanza dai silos di carburante. I residenti hanno spazzato i loro balconi, che sono stati ricoperti da un mix di pioggia e pozzanghere di carburante. Gli Emirati Arabi, però, smentiscono il presunto attacco in Iran. Tuttavia resta il rischio di una reazione dei Paesi colpiti da droni iraniani, come rappresaglia per il sostegno militare fornito agli USA.
La smentita sarebbe giunta dal presidente del Consiglio federale degli Emirati Arabi Uniti, Rashid Al- Nuaimi. Un’ altra fonte emiratina, al ‘Times of Israel’, ha negato categoricamente la notizia: “Se gli Emirati Arabi faranno qualcosa o intraprenderanno un’azione, lo annunceranno e lo renderanno pubblico”. L’ affermazione ha il sapore di un timido segnale di “distensione” che fa seguito alle scuse arrivate sabato sera dall’Iran, dal presidente Massoud Pezeshkian, nei confronti dei Paesi del Golfo, nonostante il rischio di un’ulteriore ‘escalation’ resta altissimo, anche perché il rimorchiatore battente bandiera degli EAU sarebbe stato affondato dalle “Guardie Rivoluzionarie” nello Stretto di Hormuz.
In Arabia Saudita due persone sarebbero morte e dodici sono rimaste ferite dopo che un razzo è caduto su una zona residenziale nel governatorato di Al-Kharj. A Kwait City un vasto incendio ha avvolto completamente una torre. Il Libano resta un altro fronte di guerra molto delicato. Oltre mezzo milione di persone sono state sfollate a cause dei raid israeliani contro Hezbollah. Altre 117mila, come ha comunicato la ministra degli Affari sociali Haneen Sayed, sono state ospitate in centri di accoglienza. L’ Iran, intanto, continua ad alzare il tono dello scontro anche sul piano politico e minaccia direttamente l’Europa, accusata di silenzio sulle violazioni del diritto internazionale. A Washington la Camera dei rappresentanti ha respinto la risoluzione per limitare i poteri di Trump. Il Segretario della Difesa, Pete Hegseth, ha ribadito che gli USA hanno scorte di armi per sostenere il conflitto a lungo. Nella notte nuove esplosioni sono state segnalate a Beirut e a Teheran. Secondo fonti citate da Reuters, Israele starebbe bombardando l’Iran occidentale per favorire un’insurrezione dei gruppi curdi iraniani nelle città di confine.
Sul piano diplomatico proseguono i contatti internazionali: la Francia ha concesso sostegno all’Iraq. La Spagna ha manifestato solidarietà a Oman e Qatar dopo gli attacchi subiti. Proseguono i movimenti militari nella regione e il dispiegamento di forze occidentali nel Mediterraneo orientale. Il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Layen, parlando alla Conferenza degli ambasciatori dell’Unione Europea ha sottolineato che il susseguirsi degli eventi in Medio Oriente ha ormai mutato l’ordine mondiale: “L’ Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che ormai se n’ è andato e non tornerà più. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato su regole che abbiamo contribuito a costruire con gli alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difenderci. Il vecchio ordine mondiale non tutela e non protegge più l’Europa. Non si dovrebbero versare lacrime per il regime di Teheran che, crudelmente, ha inflitto morte e repressione al suo stesso popolo”.
Per Von der Layen ci sarebbero tre priorità indifferibili: l’UE deve mettere a punto una nuova strategia sulla sicurezza, sviluppare rapporti commerciali con Paesi terzi, armonizzare rapporti diplomatici che portino risultati proficui all’Europa. Il fatto che Mojtaba Khamenei, 56 anni, considerato vicino all’ala conservatrice del regime in particolare per i suoi rapporti con i Guardiani della Rovoluzione, l’esercito ideologico del Paese, i cosiddetti Pasdaran, un legame che risale alla sua partecipazione ad un’unità combattente verso la fine della guerra tra Iran e Iraq, continui a destare una certa preoccupazione in Trump è cosa nota. Il leader americano non ha perso tempo nel dichiarare che il secondogenito di Alì Khamenei durerà poco: “L’ Iran ha commesso un altro grande errore eleggendo Mojtaba. Gli iraniani non hanno più una Marina, nè aeronautica, nè impianti industriali. Gli abbiamo distrutto il 90% dei loro lanciatori di missili e decapitato la loro leadership, su più livelli. La guerra è praticamente quasi finita”.
Ma Trump ha dei piani segreti sul figlio dell’ex ayatollah che continua a non svelare: “Non ve li dirò. Certamente, come ho già detto in precedenza, non sono affatto contento dell’elezione di Mojtaba”. Resta concreta, e non soltanto una semplice supposizione, che la nuova Guida suprema del regime di Teheran possa essere ucciso come suo padre. È altamente probabile che il Mossad, i Servizi Segreti israeliani e la CIA, l’ “Intelligence” statunitense, lo stiano già braccando per eliminarlo. Il tycoon ha avuto anche una telefonata molto “costruttiva” con il presidente russo, Vladimir Putin. I contenuti del colloquio, molto amichevole a quanto si dice, è durato oltre un’ora, si sono concentrati essenzialmente sulla crisi in Iran, tanto che Washington, di fatto, sta valutando un allentamento delle sanzioni sul petrolio russo. Da Miami, Trump ha fatto sapere che “in Iran serve un leader che voglia la pace. Il nostro intervento è stato necessario per evitare la distruzione di Israele e per evitare che Teheran, al tempo stesso, usasse armi nucleari per conquistare il Medio Oriente. Il petrolio?. Ora collaboriamo con il Venezuela in modo soddisfacente anche su questo aspetto e poi il petrolio non può essere ostaggio dell’Iran. Non permetterò a un regime terroristico di tenere in ostaggio il mondo e di tentare di interrompere l’ approvvigionamento globale di petrolio.
Se l’Iran farà qualcosa in tal senso, subirà un contraccolpo durissimo, un attacco 20 volte più potente di quelli attuali, tal che ricostruire il Paese, dopo, per loro sarà impossibile. Porremo fine a questa minaccia una volta per tutte. Il risultato saranno prezzi più bassi per petrolio e gas. Putin?. Gli ho detto che tra poco la guerra finirà e i prezzi del greggio scenderanno e poi gli ho detto anche che stiamo agendo per il bene di altri Paesi, anche per il bene della Cina, in modo che il petrolio possa continuare ad andare anche in Cina. Il ‘Capo del Cremlino’ mi ha detto che vuole essere di grande aiuto in Medio Oriente”. Trump ipotizza non solo scorte navali nello Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del greggio mondiale, ma non è convinto che vi possa essere un ritorno a Teheran di Reza Pahlavi. Un missile iraniano in volo verso la Turchia è stato abbattuto ieri nello spazio aereo turco, un Paese della NATO. Il razzo è stato distrutto dalle difese dell’Alleanza Atlantica nel Mediterraneo orientale, con frammenti caduti nelle campagne di Gaziendep, nel sud-est della Turchia. Il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha messo in guardia Teheran: “Voglio solo ricordare che non bisognerebbe insistere e perseverare in un errore. Rispettare gli avvertimenti della Turchia è nell’interesse di tutti”. Un’ affermazione, quella di Erdogan, che suona più come un ultimatum che come un monito diplomatico.
Ancora una volta però, per la NATO, non ci sono le condizioni per far scattare l’articolo 5, l’impegno comune degli alleati in difesa uno Stato membro minacciato. Il missile iraniano era probabilmente diretto a Cipro, che nel Mediterraneo orientale ospita le basi britanniche e americane. Anche per questo a Cipro si è precipitato il presidente francese, Emmanuel Macron che, incontrando il presidente cipriota, ha detto: “Sono qui per stare al vostro fianco. Per dirvi che quando Cipro viene attaccata è tutta l’Europa ad essere attaccata”. A protezione dell’isola sono state schierate fregate di Grecia, Gran Bretagna e la nave militare italiana, “Federico Martinengo” che è partita da Taranto, con a bordo 160 uomini. Nella crisi del Medio Oriente si muove anche Londra, per la prima volta dall’inizio del conflitto, con i caccia della Raf che hanno abbattuto droni iraniani diretti in Giordania e Bahrein. E in Libano è di 486 morti e circa 1.310 feriti l’ultimo bilancio dei raid aerei israeliani.
Il Paese, bersagliato dagli attacchi contro Hezbollah, l’organizzazione filo-iraniana, con pesanti incursioni via terra, si dice disposto a negoziare con lo Stato Ebraico per arrivare ad una pace “solida”. Lo ha fatto sapere il governo libanese. Proprio in Libano è stato ucciso in un bombardamento il parroco di Qlayaa, padre Pierre El Ralì. Dopo essersi fermato a 100 dollari al barile, e aver sfiorato i 120, i Paesi del G7 si sono detti pronti ad attivarsi per adottare le misure necessarie a calmierare le impennate di greggio e gas sui mercati. Macron parla di di una missione, puramente difensiva, inviando navi per riaprire Hormuz dopo la fase più calda della guerra, giunta oggi al dodicesimo giorno. Mosca, a riguardo della proposta di Macron, concorda. Putin ha affermato che “la Russia è pronta a garantire agli europei le forniture necessarie per stabilizzare i mercati. Ma, per poter far questo, attende risposte dall’UE. Quasi una provocazione dopo quattro anni di accuse incrociate sull’Ucraina, sfociate nella rinuncia di Bruxelles al gas della Russia. Eppure Putin ieri ha anche dichiarato il suo sostegno incondizionato a Mojtaba Khamenei e piena solidarietà ai suoi amici iraniani, oltre che rivendicare direttamente a Trump un’avanzata nel Donbass, cosa che dovrebbe incoraggiare a risolvere il conflitto russo-ucraino con il negoziato. Nel frattempo anche i Pasdaran hanno giurato a Mojtaba fedeltà e obbedienza totale, dichiarando: “La fine della guerra la decideremo noi, non gli Stati Uniti”. Contemporaneamente i tank militari israeliani si sono appena schierati nuovamente a confine con il Libano. Il nuovo “endorsement” del “numero uno” dello Studio Ovale nei confronti di Giorgia Meloni, emerso in un colloquio con il “Corriere della Sera”, sta alimentando nuove polemiche. Le affermazioni del tycoon, “Giorgia Meloni è una grande leader che cerca sempre di aiutare, ed è oltretutto una mia grande amica”, hanno sollevato pesanti “strascichi” a Roma. Nei giorni scorsi il capo dell’ “Esecutivo” nazionale aveva dichiarato che l’Italia non è in guerra. Ribadendo la premier che “il nostro Paese non è parte nel conflitto e non ha alcuna intenzione di diventarlo”. Meloni ha chiarito che “non condivide, nè condanna l’attacco USA all’Iran”. Le affermazioni di Trump hanno letteralmente infuocato le opposizioni, facendo insorgere il Pd: “Le dichiarazioni di Washington sono gravi e inquietanti. L’ Italia deve lavorare per fermare una guerra illegale, contraria agli interessi e ai principi della Costituzione italiana”.
Dal governo, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, smonta la polemica: “Non ho nulla da chiarire. Quello che l’esecutivo sta facendo è stato spiegato in Parlamento”. A Palazzo Chigi è stata convocata una riunione urgente con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il sottosegretario Montovano, i vertici militari e i vertici dell’ “Intelligence”. Saranno discusse e approfondite le informative connesse all’intensificarsi della crisi nel Golfo Persico. In Iran, infatti, il capo del Consigliio di sicurezza, Larijani, ha avuto modo di indispettire nuovamente Trump e gli USA: “Non vi temiamo. Anche se intensificherete di 20 volte i vostri raid, sappiate che chi è più grande di voi non potrebbe mai eliminarci. Fate attenzione voi. Perchè siete voi che rischiate di essere eliminati”. Trump sarebbe pronto a parlare con Teheran. Intanto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per il prossimo venerdì, 13 marzo, alle ore 10, il Consiglio Supremo di Difesa per discutere la situazione in Medio Oriente che, sempre più complessa, sembra entrare in una fase di grande pericolo per la stabilità e gli equilibri geopolitici internazionali. Segnale che la crisi è davvero profonda. Molto più di quanto appaia.