Golfo Persico sempre più epicentro di uno scontro globale. Raid mirati distruggino cinque infrastrutture energetiche alla periferia di Teheran che, dopo l’uccisione dell’86enne ayatollah Alì Khamenei, si prepara ad eleggere la nuova Guida Suprema del Paese. Meloni conferma che l’Italia non parteciperà al conflitto ma il tycoon afferma che è un’ottima leader, sempre pronta ad aiutare. Farsa di Pedro Sanchez: dalla Spagna partono navi e 24 caccia americani diretti verso l’Iran. Bivio di Trump al regime: “Resa incondizionata. Vi distruggeremo. Sarà una vittoria record”.
Giuseppe Zingarelli
La crisi militare tra Iran, Israele e Stati Uniti continua a intensificarsi e a coinvolgere un numero crescente di Paesi nella regione mediorientale. Nelle ultime ore si sono registrati nuovi attacchi, dichiarazioni durissime e mosse strategiche che ormai sembrano confermare la sensazione che il conflitto coinvolgerà presto anche altre aree del mondo. Particolarmente delicata resta la situazione al confine tra Iaraele e Libano, dove proseguono senza sosta gli scontri con Hezbollah e dove entrambe le parti hanno ordinato evacuazioni di civili, segnale di un fronte che rischia di trasformarsi in un teatro di guerra stabile. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di adottare una decisa strategia definendo un programma militare da seguire. Il presidente degli EAU, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha dichiarato che il Paese è pronto ad entrare nel conflitto: “Siamo in guerra ma non saremo affatto prede facili”, sottolineando la volontà di rispondere cin reazioni concrete agli attacchi e alle costanti minacce dell’Iran. Sul piano internazionale la situazione si complica. Gli Stati Uniti, come ha confermato lo stesso presidente americano, Donald Trump, passeranno alla Fase 2 del programma militare contro Teheran, che prevede una marcata intensificazione di mirati bombardamenti su Teheran.che, al non giorno di guerra conta oltre 1.200 morti. Intensi raid aerei di Israele e USA sono in atto su obiettivi iraniani: cinque siti petroliferi ubicati nella vicina cintura perifetica di Teheran sono stati completamente distrutti.
L’ Iran ha appena attaccato l’ Azerbaijan, un paese senza basi militari USA. Soltanti pochi giorni gli azeri avevano definito l’Iran una nazione amica. A peggiorare ed incrinare definitivamente i rapporti tra i due Stati, uno dei droni iraniani destinato a una scuola elementare azera, mentre le lezioni erano ancora in corso. Il regime di Teheran tra poche ore dovrà eleggere la nuova Guida Suprema del Paese, il successore dell’ayatollah Alì Khamenei. Favorito appare il figlio secondogenito del defunto Alì, Mojtaba, 56 anni, rimasto ferito negli scorsi raid israelo-americani. L’ ayatollah Mirbaqueri ha confermato che è stata raggiunta la maggioranza per nominare ufficialmente il successore di Khamenei, scelto tra i nomi più odiati dal “Grande Satana”, cioè dagli USA. Ciò lascerebbe presupporre in linea teorica che, non grandendo affatto Trump la nomina di Mojtaba Khamenei, la scelta dell’ “Assemblea degli Esperti” potrebbe essere ricaduta su quest’ultimo. Intanto sarebbe partita la “jihad islamica”, che avrebbe decretato la morte del tycoon: “Ovunque voi siate, versate il sangue di Trump!”.
Il Capo della Casa Bianca, con i vertici del Pentagono, Dipartimento di Stato e di quello della Difesa, sta studiando ulteriori mosse del programma di attacco all’Iran: “Per quanto riguarda l’andamenti delle operazioni militari in Iran, stiami vincendo la guerra contro e lo stiamo facendo rapidamente, a livelli mai visti prima d’ora. Abbiamo fatto un incredibile lavoro, riducendo in mille pezzi i missili di Teheran, il cui numero è stato da noi ridotto drasticamente. Abbiamo distrutto siti petroliferi e fabbriche di armi. Sul fondo del mare giacciono 42 navi da guerra iraniane, da noi distrutte in sei giorni. Marina e aviazione dell’Iran sono sparite. Sparito ogni singolo elemento delle loro Forze Armate. Inoltre voglio sottolineare che anche la loro leadership non esiste più. Non c’è nulla che non sia stato eliminato.SOno state distrutte le comunicazioni dell’Iran in quanto costretti ad intervenire perchè erano vicini all’atomica. Sarà una vittoria record”.
L’ Iran intanto continua ad attaccare tutti: Iraq, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Turchia, Cipro. Le milizie armate iraniane, dall’inizio della guerra, si sono dichiarate pronte a sostenere i più duri combattimenti di terra. Teheran ha avvertito di essere in grado di combattere per almeno altri sei mesi di guerra intensa contro USA e Israele al ritmo attuale delle operazioni. Lo ha dichiarato Alì Naini, portavoce delle Guardie della Rivoluzione Islamica, disposte ad “immolarsi” per la causa del Paese. I Pasdaran sostengono di aver colpito con missili la base americana di Juffer, in Bahrein, come risposta estorsiva all’attacco contro l’impianto di desalinizzazione di Qeshm, notizia che estenderebbe di esserexcinfermata da fonti attendibili. Nelle ultime ore sono state segnalate anche esplosioni a Dubai, città già colpita la scorsa mattinata da un attacco contro l’aeroporto. Le autorità di Dubai hanno riferito la morte di una persona che dopo frammenti di un missile intercettato dalla difesa aerea sino caduti nella città, su un’auto.
A riferirlo è il ‘Dubai Media Office’, precisando che la vittima era un residente di origine asiatica. L’ incidente è avvenuto mentre i sistemi di difesa degli Emirati erano impegnati a intercettare nuovi attacchi missilistici nella regione del Golfo. Il primo ministri israeliano, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “Israele dispone di un piano organizzato prevedente molte sorprese. Il piano verrà messo in atto per la prossima fase del conflitto contro Teheran, per destabilizzare il regime e rendere possibile un cambio ai vertici governativi dell’Iran”. Il leader di Tel Aviv ha inoltre rivolti un messaggio diretto ai Pasdaran: “Ormai siete nel nostro mirino. Chiunque deporrà le armi non subirà alcun danno e sarà graziato. Chi non lo farà avrà il sangue in testa e sarà ucciso. Continueremo a colpire duramente le strutture militari iraniane. Per il popolo dell’Iran si avvicina il momento della verità e della liberazione dal sanguinario, repressivo e violento giogo del regime”.
Nella giornata di ieri, il presidente Masoud Pezeshkian, aveva “recapitato” a Washington un chiaro messaggio per Trump e Netanyhau; “Non ci arrenderemo mai al nemico.
La disavventura agli Stati Uniti è già costata all’esercito americano in una settimana di scontri 100 miliardi di dollari, oltre a numerose vite di giovani soldati”. Secondo le stime fornite negli ultimi giorni da alcuni funzionari statunitensi al Congresso, effettivamente l’Iran ha ancora il 50% del suo programma missilistico e una quota ancora maggiore di droni. Lo avrebbe riferito e confermato anche il ‘New York Times’. Un enorme incendio ha avvolto una torre di Kuwait City in seguito a un attacco di droni iraniani. Le fiamme, il rogo sembra essere stato domato, sono scoppiate devastando rovinosamente la sede governativa dell’edificio, l’Istituto pubblico per la sicurezza sociale. La conferma giunge dagli uffici del ‘Dipartimento di Stato’ di Kuwait City. Due pompieri kuwaitiani sono morti.
In Europa, una violentissima esplosione si è verificata dopo l’una di notte nei pressi dell’ambasciata americana di Oslo. I danni sarebbero lievi. Non sono stati segnalati feriti. Il comandante della polizia Michael Delner, dall’emittente norvegese NRK, ha dichiarato che la fortissima detonazione ha colpito l’ingresso della sezione consolare dell’ambasciata, confermando che i dagini sono in corso per accertare gli autori dell”attacco. Dirigenti della polizia norvegese hanno inoltre precisato che, in ogni caso, nulla verrà divulgato, per motivi precauzionali e di sicurezza, sulla natura dall’attacco, su cosa abbia provocato l’esplosione o altri dettagli, e che la sorveglianza del plesso è stata affidata a reparti speciali delle forze dell’ordine norvegesi. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha’aggiornato la situazione dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolti dal conflitto, precisando che oltre 20mila nostri connazionali sono rientrati in Italia dall’inizio della crisi bellica nel Golfo Persico.
La posizione del governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, è stata espressa dalla stessa premier: “Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta dagli Stati Uniti sull’utilizzo di basi americane presenti sul suolo italiano. Decideremo in Parlamento. L’ Italia non è coinvolta nel conflitto e non intende entrarci”. Meloni ha inoltre precisato che ogni eventuale decisione dovrà comunque avvenire nel rispetto degli accordi bilaterali, risalenti al 1954, e delle procedure istituzionali, con il pieno coinvolgimento dell’intera assise parlamentare. Intanto Trump afferma: “Giorgia Meloni è un’ ottima leader, è mia amica ed è sempre pronta ad aiutare”. Farsa di Pedro Samchez. Dalla Spagna, inizialmente dichiaratasi restia ad entrare nel conflitto, sono partite navi e 24 caccia americani verso l’Iran.