A otto giorni di distanza dai raid di USA e Israele sull’Iran, dopo l’uccisione della Guida Suprema della Repubblica Islamica, Alì Khamenei, l’ “escalation” del conflitto nel Golfo Persico rischia di stravolgere ulteriormente le dimensioni della geopolitica internazionale. Trump allargherà la guerra in Iran. Sta per scoppiare la Terza Guerra Mondiale?
Giuseppe Zingarelli
Il mistero sulla successione al ruolo di Guida Suprema dell’Iran di Mojtaba Khamenei, mancherebbe solo l’ufficializzazione della nomina, cela un aspetto determinante per il regime iraniano: il controllo diretto ed esclusivo di un impero economico tra i più opachi e ramificati del Medio Oriente. Oltre 200 miliardi di dollari. Si tratta del SETAD, acronimo di ‘Sede Esecutiva dell”Ordine dell’Imam’, una fondazione creata nel 1989 su ordine dell’ex ayatollah, Ruhollah Khomeini, il padre della “Rivoluzione islamica”, per amministrare le proprietà confiscate dopo la sommossa insurrezionale che, nel 1979, rovesciò l’ex scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi.
Una gigantesca holding dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie, che 47 anni investe in quasi ogni settore dell’economia iraniana: immobiliare, telecomunicazioni, banche, assicurazioni, agricoltura, energia e industria. Sarebbero stati proprio i Pasdaran a far pressione sull’ “Assemblea degli Esperti”, il “Parlamento dei mullah”, un organo composto di 88 clerici, per far eleggere Mojtaba, primogenito figlio di Alì Khamenei, come successore di suo padre alla guida del Paese. La sopravvivenza del regime è stata la prima, vera urgente questione che l’élite iraniana ha dovuto affrontare dopo i raid decisi da Trump e Netanyhau su Teheran.
Un’elezione, quella di Mojtaba, non senza rischi, in quanto evidenzia una forma di nepotismo ai vertici della ‘governance’ dell’Iran che potrebbe accendere considerevolmente dissidi all’interno del regime stesso, creando, come sperano USA e Israele, un collassamento di potere in tutto l’Iran. Un’elezione, quella di Mojtaba Khamenei, che turba Trump, il quale dallo “Studio Ovale”, ha già fatto sapere che deve essere lui a scegliere chi, per il bene dell’Iran, dovrà in futuro governare il Paese. Il pugno di ferro del Capo della Casa Bianca è in atto politicamente su tutti i fronti. In un messaggio su Truth, l’inamovibile tycoon ha ufficializzato la sua sentenza: “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran senza una resa incondizionata. Soltanto dopo, e con la selezione di un grande e accettabile leader, noi e i nostri coraggiosi alleati e partner, lavoreremo instancabilmente per riportare l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte.
Oggi l’Iran sarà colpito ancora più duramente. A causa del suo cattivo comportamento, dopo le scuse ai Paesi vicini, Teheran non solo non è più il bullo del Medio Oriente, ma sarà il perdente del Medio Oriente. Colpiremo nuovi bersagli. Ci sono aree e gruppi di persone che finora non erano stati presi da noi in considerazione come obiettivi. Ora lo saranno e saranno destinati a distruzione completa e morta certa”. Alla Cnn, il vulcanico presidente statunitense, ha anche “profetato” la caduta di Cuba, “molto presto cadrà”, annunciando che sull’isola, il ritorno degli americani “è solo una questione di tempo”. Da Teheran, il presidente Masoud Pezeshkian, ha prontamente rilanciato all’esortazione di Trump: “L’ Iran non si arrenderà mai a USA e Israele. I nemici devono portarsi nella tomba il desiderio che l’Iran si arrenda”. Pezeshkian ha poi inviato a nome dell’Iran le scuse e il cordoglio ai Paesi vicini per gli attacchi lanciati dopo i raid israelo-statunitense.
Il Consiglio ‘ad interim’ a capo dell’Iran ha deciso che fermerà gli attacchi contro di loro, ma ad una sola condizione: che essi non lo attaccheranno. Il presidente iraniano ha poi ringraziato Il presidente russo, Vladimir Putin, per la solidarietà dimostrata al suo Paese. La Russia, infatti, sta fornendo all’Iran preziose informazioni nonchè sofisticati ‘software’ tecnologici per individuare la posizione delle risorse militari statunitensi, aiutando in tal modo Teheran a colpire le forze militari USA nell’intera area del Golfo Persico. Lo ha riferito il ‘Washington Post’ che a conferma della veridicità della rivelazione ha citato tre diverse fonti legate all’ “Intelligence” americana, le quali hanno chiesto di essere garantite da anonimato.
Nell’ottavo giorno di guerra sono state udite numerose esplosioni a Teheran. La tv di Stato iraniana ha dato notizia di dense colonne di fumo innalzatesi vicino all’aeroporto della capitale. L’ esercito israeliano ha condotto un duplice raid. Il primo sulla capitale libanese, Beirut. Il secondo, nella notte, nel villaggio di Nabi Sheet, nell’est del Libano. Un raid che aveva il preciso obiettivo di localizzare i resti del pilota ebraico, Ron Arad, catturato in Libano nel 1986 e poi dichiarato “disperso” die anni dopo, nel 1988. Gli elicotteri militari delle forze armate israeliane sono atterrati vicino al villaggio, nella valle della Beqaa, e in seguito i soldati sono avanzati fino a rintracciarne i resti nel cimitero. Molto attivi anche i miliziani di Hezbollah che hanno nuovamente aperto il fuoco contro le truppe di Tel Aviv. Gli israeliani si sono ritirati, usufruendo della massiccia copertura aerea. L’ ultimo bilancio, non ancora ufficiale, parla di 16 morti e 35 feriti libanesi. Dopo la ‘Uss Gerald Ford’ e la ‘Uss Abraham Lincoln’, gli Stati Uniti hanno inviato una terza portaerei verso il Mediterraneo.
La controffensiva iraniana ha sferrato in nuovo raid missilistico nei confronti dell’Idf, le forze armate della “Stella di Davide”, utilizzando droni sui Paesi del Golfo. Considerando l’evolversi degli eventi, la “Lega Araba” ha deciso domani, in mattinata, di convocare con urgenza una riunione per discutere il punto della situazione e adottare congiuntamente importanti provvedimenti militari. Nel frattempo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Baghaei, ha dichiarato alla stampa che “l’ONU deve assumersi tutte le responsabilità, in quanto l’attacco verso l’Iran “è, e deve considerarsi a tutti gli effetti, un vero e proprio atto di aggressione immotivata da parte di USA e Israele”. Teheran ha riferito anche di aver colpito la petroliera “Prima”, dopo che questa aveva ignorato gli avvertimenti della Marina Iraniana sul divieto di traffico e la pericolosità dello Stretto di Hormuz che, sia pur dichiarato area di operazioni belliche, è stato ufficiamente riaperto al transito di tutte le navi, eccetto quelle battenti bandiera americana e israeliana. Anche ‘Tasnim’, l’organo di informazione delle Guardie della Rivoluzione, i Pasdaran”, avrebbe confermato la notizia. Colpiti in Iraq anche i separatisti curdi.
Il fatto che 200 caccia USA e israeliani hanno colpito circa 500 obiettivi per tutto il territorio dell’Iran, facendo si che il neo-eletto khamenei abbia incassato il pieno sostegno di Mosca, ha alimentato ulteriori inquietudini nella già complessa panoramica internazionale. Si ha fondato motivo di ritenere che l’Iran stia registrando una consistente diminuzione del suo arsenale militare e, la riapertura di alcuni aeroporti mediorientali, indirettamente, ne fornirebbe la prova. È il leader nordcoreano, Kim Jong-un, a rendere tuttavia ancor più cupa e turbolenta l’atmosfera del momento, affermando: “Se dovesse farne richiesta, la Corea del Nord fornirà all’Iran missili e armamenti necessari a fronteggiare l’offensiva israelo-americano. Un solo missile coreano sarebbe sufficiente a cancellare definitivamente Israele”. Il ministro degli Esteri nordcoreano, Choe Son- hui, ha dichiarato che “l’Iran è stato aggredito sotto gli occhi del mondo. Subendo peraltro un vile attacco in seguito ad una gravissima violazione del diritto internazionale. Washington ha perseguito una condotta egemonica e destabilizzante”.
Intanto Germania, Regno Unito, Francia e Italia, stanno organizzandosi per cercare di coordinarsi. I premier dei quattro Paesi europei, Friedrich Merz, Keir Starmer, Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, dopo una telefonata congiunta, si sono dichiarati concordi nel lavorare insieme, affinchè attraverso la diplomazia si possa riuscire a dare una risposta concreta e, in qualche modo disinnescare la ‘furiosa’ escalation bellica nel Golfo. Dal porto di Taranto è partita la fregata missilistica “Federico Martinengo”, della Marina Militare italiana, diretta a Cipro per la difesa dell’isola. L’ operazione è stata lanciata in coordinamento tra Italia, Spagna, Francia e Olanda. La fregata è composta di 160 unità. La guerra in Medio Oriente, finora quasi 1500 morti, principale incognita di uno scacchiere euro-internazionale già “insaguinato” da quattro anni di conflitto tra Russia e Ucraina, rischia di deflagrare e coinvolgere il mondo. L’ Italia osserva con ansia e crescente preoccupazione.
La premier Giorgia Meloni ha avvertito che una possibile reazione di Teheran potrebbe avere conseguenze dirette anche per il nostro Paese, innescando pericolose incertezze e forti instabilità: dall’energia alla sicurezza nel Mediterraneo, fino alle basi militari, destabilizzando completamente il Golfo Persico. In tutto il territorio italiano sono dislocate 60 basi militari americane. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ieri ha ammesso che il rischio che l’Iran possa colpire l’Europa e l’Italia è reale. Le regioni più esposte alla non lunga gittata dei missili di Teheran, che in ogni caso sarebbero in grado di raggiungere lo “Stivale”, sono quelle del Mezzogiorno. Uno scenario che, se si verificasse, potrebbe mutare decisioni politiche e strategie in tutto il “Vecchio Continente”. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è preoccupato: “Le guerre rischiano di arrivare in piazza, in quanto le ragioni presenti dietro questi conflitti si trasformano in contrapposizioni ideologiche radicali che si trasferiscono nelle manifestazioni e nelle piazze”.