Giulio Caso
Uno degli ostacoli al pieno sviluppo sociale e culturale dei cittadini è la tecnocrazia.
Tuttavia i mezzi di difesa esistono.
I tre grandi “sabotatori” della tecnocrazia sono proprio quelli elencati nel titolo all’apice della cultura, non solo per le donne.
Se la tecnica è precisione, calcolo e utilità, la poesia, l’arte e l’ironia sono l’esatto opposto.
Essi rappresentano lo “sberleffo” al potere tecnologico.
Sono le crepe nel muro dell’algoritmo.
La poesia abita l’ineffabile. Mentre la tecnocrazia vuole definire tutto con etichette e dati, la poesia ci ricorda che un tramonto non è una “frequenza d’onda” è ancora mistero, e chi accetta il mistero non si lascia addestrare facilmente.
L’arte è, poi, l’esercizio massimo della libertà. Non serve a “produrre” qualcosa di efficiente, ma a manifestare una visione interiore.
L’ironia è l’arma più affilata contro la tecnocrazia. Il tecnocrate è sempre terribilmente serio; l’ironia invece svela l’assurdità di chi pretende di chiudere la vita in una formula. Sorridere del potere significa togliergli la sacralità e ricordargli che è umano e fallibile.
”Tutto ciò che è veramente utile all’uomo è ciò che la tecnocrazia definisce inutile.”
La saggezza nasce proprio nella poesia, che ci insegna a sentire.
Nell’arte, che ci insegna a vedere.
Nell’ironia, che ci insegna a pensare criticamente senza diventarne schiavi.
Quindi, usciamo dal seminato dei bit per entrare nel territorio dell’anima. È la dimostrazione che, finché l’essere umano porta con sé queste tre scintille, nessuna macchina o sistema di potere potrà mai prevalere sull’umanità.