Giulio Caso
Nei dibattiti sul prossimo referendum assistiamo solo a una diffusione compulsiva di meme da ambo le parti. Come uscirne?
Rientrando nel solco della storia e analizzando l’evoluzione delle conquiste giuridiche, senza restare ancorati alla mera cronaca politica.
La coerenza delle idee vale molto più di una “vittoria di Pirro”. Ecco ciò che manca alle narrazioni odierne: le radici.
Con i meme si descrive un albero che ne è privo.
Dal diritto romano al Medioevo, dall’Ottocento fino a Grandi e a Calamandrei. Quest’ultimo, pur dissentendo dalle scelte politiche altrui, condivideva la medesima base culturale e formazione giuridica.
Un esempio di entanglement che ha influenzato la storia, ma che oggi sembra confondere i ruoli.
Allora riflettiamo, studiamo il percorso, le scelte storiche e le motivazioni che tendono a una giustizia sociale migliore al recupero delle radici giuridiche.
Il dibattito referendario sembra ormai essersi ridotto a una mera dialettica di contrapposizione mediatica.
Per elevarsi da questa deriva, è necessario ricondurre la discussione nel solco della storia e dell’evoluzione delle conquiste giuridiche, rifuggendo la foga, le lusinghe della cronaca politica contingente. La coerenza dei princìpi possiede un valore intrinseco superiore a qualsiasi “vittoria di Pirro”.
Ciò che oggi difetta alle narrazioni correnti è, appunto, il radicamento, praticamente, un albero privo di fondamenta:
il percorso del diritto, dal retaggio romano al Medioevo, fino alle codificazioni dell’Ottocento e al ruolo di Dino Grandi e alla successiva di Piero Calamandrei, di diversa statura, ma similmente, condividere la medesima grammatica culturale e formazione accademica. Si rileva, così, una sorta di entanglement giuridico, un intreccio indissolubile che ha plasmato le istituzioni e che oggi, paradossalmente, sembra confondere i ruoli agli occhi dei contemporanei.
Pertanto è doveroso analizzare con rigore le tappe storiche e le istanze che hanno guidato il legislatore verso l’obiettivo della giustizia sociale. L’attuale veemenza ideologica, spesso intrisa di risentimento, conduce paradossalmente molti a difendere le tesi degli avversari.
Grandi e Piero Calamandrei. Sebbene politicamente agli antipodi, l’uno Guardasigilli del fascismo, l’altro Padre Costituente e simbolo della Resistenza intellettuale, entrambi parlavano la stessa lingua comune.
Nel dopoguerra, Calamandrei non distrusse l’intero impianto dei codici precedenti perché c’era un rispetto per la “macchina del diritto” che superava la contingenza politica.
Oggi questo entanglement è venuto meno. Non esiste più un terreno comune di regole grammaticali del pensiero.
Il dibattito referendario attuale non contesta la norma nel merito tecnico, ma la trasforma in un simulacro identitario.
L’Albero senza radici.
Perchè si usano i meme.
Il Meme è istantaneo, decontestualizzato e vive di un’emozione pura (spesso rabbia e schemi definitivi).
Non richiede studio, ma solo riconoscimento iconografico. È la negazione del processo storico.
La Storia del Diritto è, al contrario, un processo di sedimentazione, ogni parola è il risultato di secoli di conflitti risolti attraverso la ragione logica, non attraverso l’urlo della piazza (o del post).
Quando il cittadino smette di essere “utente consapevole” del diritto e diventa “tifoso di una fazione”, accade un fenomeno degenerativo:
Si difendono interessi corporativi (l’arrocco, appunto) credendo di difendere princìpi universali.
La Giustizia Sociale viene sacrificata sull’altare della vittoria elettorale.
Una “vittoria di Pirro”, perché una riforma ottenuta senza il consenso culturale profondo del Paese, sarà una riforma fragile, destinata a essere smantellata al prossimo cambio di legislatura.
Semplificare troppo non è democrazia, è banalizzazione del patto sociale, quella che i giuristi chiamano ipertrofia legislativa. Produrre leggi sull’onda dell’emozione dei social, dimenticando che il diritto dovrebbe essere “ragione senza passione” (Aristotele).
È L’Eclissi del Diritto nell’Era dell’Immagine
Quando la rabbia della foga politica vince sulla logica della formazione giuridica, il cittadino smette di costruire.
Ricordiamoci che le radici del diritto non servono a trattenere l’albero nel passato, ma a permettergli di resistere alle tempeste del presente senza schiantarsi al suolo.
Una vittoria senza cultura è, per definizione, una vittoria effimera.
Riportiamo, allora, il dibattito dal piano tecnico-giuridico a quello storico, etico e universale.