La scomparsa dell’iconico portiere ligure, stile semplice e grande senso della posizione tra i pali, riaccende il nostalgico ricordo di un calcio d’altri tempi fatto di attaccamento alla maglia e schemi classici. Èntrò nella storia di una partita legata all’incredibile “doppia” profezia di Padre Pio da Pietrelcina: Foggia-Inter 3a2, giocata allo “Zaccheria” il 31 gennaio 1965.
Giuseppe Zingarelli
Lutto nel mondo del calcio. A 84 anni si è spento Rosario Di Vincenzo, per gli amici “Sarin”, storico portiere genovese. Nell’arco della sua lunga carriera vestì in Serie A le maglie di Inter, Genoa, Lazio e Sampdoria. L’ estremo difensore ligure ha lasciato un segno indelebile in tutte le squadre nelle quali ha militato, scrivendo pagine importanti della sua carriera ai massimi livelli del calcio italiano. Dopo gli esordi a Chiavari, nell’Entella, era il 1961, nella stagione successiva, 1962-63, fu chiamato da Helenio Herrera nella “Grande Inter” come ‘secondo’ di Giuliano Sarti. Voluto fortemente dall’allenatore Serafino Montanari, nel campionato 1963-64 andò a “farsi le ossa” a Trieste, in Serie B, difendendo ottimamente la porta degli “Alabardati” capitanati da Renato Sadar. Da allora, con la Triestina del presidente Giorgio Guarneri, Di Vincenzo destò sempre più interesse ed attenzioni di prestigiose società. Fu l’Inter a richiamarlo in nerazzurro nel 1964. Con il “Biscione” vinse due scudetti, 1963-1965, e una Coppa dei Campioni. Giovanni Borghi, presidente del Varese lo chiamò in terra lombarda a Varese ma, nel settembre del 1965, a stagione in corso, un accordo con l’allora presidente del Genoa, Giacomo Berrino, lo riportò in Liguria, dove vestì la maglia del Genoa agli ordini del tecnico Luigi Bonizzoni. A Marassi, tra i pali del “Vecchio Grifone”, Di Vincenzo sfiorò la promozione in Serie A. Alfredo Mancinelli, all’epoca allenatore del Potenza, con l’ “ok” dello staff dirigenziale, preparò il trasferimento del “numero uno” genovese in Basilicata, dove nel campionato 1966-67 disputò un’ottima stagione in Serie B, difendendo la porta del Potenza che, grazie alle sue parate, in quel torneo veleggiò costantemente a centro classifica, conquistando con largo.anticipo la permanenza in cadetteria. Approdò in seguito alla corte del “patron” della Lazio, Umberto Lenzini. Qui Bob Lovati, tecnico dei romani, lo utilizzò alternandolo all’altro portiere, il titolare Idilio Cei. Con le “Aquile” biancocelesti, “Sarin” disputò cinque stagioni consecutive, collezionando 87 presenze.
Nella Lazio allenata dal tecnico Lorenzo, Di Vincenzo giocò a fianco di giocatori che scrissero pagine importanti nella storia del club capitolino, all’epoca, avente sede in via Col di Lana: Ferruccio Mazzola, Piero Cucchi, Giampiero Morrone, Peppino Massa, Nello Governato, Diego Zanetti, Giuliano Fortunato, Rino Marchesi, Luigi Martini, Mario Facco, Pierpaolo Manservisi, Gigi Polentes, Pino Wilson, Franco Nanni e Giorgio Chinaglia. Gli ultimi sei, Wilson, Nanni, Facco, Polentes, Manservisi e Chinaglia, furono indiscussi artefici del primo, storico scudetto conquistato dai biancocelesti il 12 maggio 1974, con Tommaso Maestrelli in panchina. Con la Lazio ottenne due promozioni, dimostrando il suo valore, anche in categorie più difficili. La carriera di Di Vincenzo proseguì in Puglia, dove nella stagione agonistica 1972-73, giunse a Brindisi, lasciando un ricordo indelebile nei supporters bianco-blu. Con le “Rondinelle” del Sud, sfiorò nuovamente la promozione in Serie A. All’epoca, lo storico presidente, Franco Fanuzzi, al vertice del sodalizio bianco-blu, con impegno e sforzi economici non indifferenti, riuscì ad allestire un gruppo unito, affiatato, di straordinaria compattezza tecnica. Una sorta di grande famiglia.
Alla guida tecnica della compagine pugliese, gia l’anno precedente, in Serie C1, stagione 1971-72, era stato chiamato un certo Louis Vinicio de Menezes che, in un girone infuocato, riuscì ad ottenere una brillante promozione in Serie B. Vinicio rilanciò entusiasmo, squadra e città, “pretendendo” un portiere di grande esperienza per tentare con il Brindisi una “storica” impresa: approdare in Serie A. La difesa della porta brindisina nel campionato cadetto, senza esitazione, fu affidata a Rosario Di Vincenzo. Con in campo giocatori del calibro di Franzoni, La Palma, Giannattasio, Boccolini, Novembre, Renna, Tomy, Papadopulo e Bellan, il Brindisi di Vinicio totalizzò a fine torneo qualcosa come 41 punti in classifica: un campionato da incorniciare. Furono molte le prodezze dell “Ragno Nero” ligure nel corso di quel torneo, che vide salire in Serie A l’ex squadra di “Sarin”, il Genoa, insieme a Cesena e Foggia. Fu, in sostanza, il Brindisi dei miracoli che, con Fanuzzi presidente riuscì a disputare in totale quattro campionati consecutivi in Serie B.
Nella stagione 1975-76, portiere titolare del Brindisi divenne Raffaele Trentini, proveniente dal Foggia, in quanto Di Vincenzo fu interessato da movimenti di mercato. Nella patria dell’Ammiraglio più famoso della storia della navigazione di tutti i tempi, Cristoforo Colombo, il presidente blucerchiato, Glauco Lolli Ghetti, un facoltoso armatore ciociaro, originario di Farentino, spesso in giro a Montecarlo per affari, già presidente del sodalizio doriano dal 1961 al 1965, aveva pensato a giugno 1975 di sostituire l’allenatore Giulio Corsini. Il 35enne Claudio Bandoni, già alla Lazio con “Sarin” agli inizi degli anni ’70, “secondo” del giovane portiere marchigiano, Massimo Cacciatori, era in età “pensionabile” dopo una lunga e onorata carriera agonistica a difesa della porta di Fiorentina, Catanzaro, Napoli, Mantova, Lazio e Sampdoria. Alla guida tecnica dei blucerchiati, Lolli Ghetti chiamò il “Sergente” di ferro, Eugenio Bersellini che, a sua volta, pensò subito di richiamare dalla Puglia il “numero uno” del Brindisi.
Dopo tre campionati disputati alla Sampdoria, giocati a fianco di autentiche “leggende” del calcio doriano, Marcello Lippi e Giancarlo Salvi “uber alles”, nel 1978 Di Vincenzo si trasferì ad Imperia, chiudendo la carriera nella Pro Vercelli. Dopo il ritiro “Sarin” non si è mai allontanato dal mondo del calcio. Per 27 anni consecutivi, instancabilmente, ha continuato quella che da sempre è stata la sua grande passione: dedicarsi ai settori giovanili per trasmettere alle nuove generazioni i valori autentici dello sport. Allenò i settori giovanili di molte squadre. Un anno alla Viterbese, quattro anni al Napoli, quattro anni al Siena, poi ancora alla Lazio, Palermo e lunghi anni alla Sampdoria. Galeotta fu una incredibile profezia di Padre Pio da Pietrelcina, passata alla storia, che “coinvolse”, diciamo così, in prima persona Di Vincenzo nel pomeriggio del 31 gennaio 1965. Il pomeriggio precedente, era sabato 30 gennaio, l’intera delegazione nerazzurra, Campione d’Europa e del Mondo per Club, scesa in Puglia per affrontare il neopromosso Foggia, alla sua prima apparizione in Serie A, si recò a San Giovanni Rotondo per far visita al “Santo del Gargano”. Padre Pio incontro l’inter nella sagrestia del convento di Santa Maria delle Grazie. Lo stigmatizzato” interloquendo con il famoso allenatore argentino, gli profetò la sconfitta: “Cosa siete venuti a fare qui?
Domani a Foggia perderete ma vincerete il campionato!”. Così fu. Il Foggia, allenato da Orinzo Pugliese, sconfisse l’Inter Euromondiale di Herrera e Moratti. Il match fu memorabile. Cambattuto, palpitante, spettacolare, mozzafiato, vibrante, incantò il pubblico per emotività e intensità di gioco, entrando non solo nella storia calcistica della città di Foggia ma, al contempo, anche in quella dell’Inter. Il presidente nerazzurro, Angelo Moratti e il tecnico Helenio Herrera, al termine dell’incontro si congratularono con i “rossoneri”, pur riconoscendo che l’Inter aveva giocato allo “Zaccheria” la migliore gara di quel campionato: “Il Foggia è stato semplicemente meraviglioso!”. Il 31 gennaio 1965, Rosario Di Vincenzo, in quel Foggia-Inter, era il portiere dell’Inter Campione del Mondo. Dopo quattro mesi, il 6 giugno 1965, a conclusione di una fantastica rimonta sul Milan, che fino a qualche giornata dal termine della stagione era sempre stato in vetta, guidando saldamente la classifica, l’Inter vinse lo scudetto. Il nono titolo della sua storia. Padre Pio aveva previsto tutto.