Giulio Caso
In zona Vesuvio, anche il caffè è un rito che rasenta l’alchimia.
A proposito, nel passato, per poter far apparire prodigi speciali sui loro quadri, anche i pittori usavano, per stupire, giocare sulla temperatura e sull’umidità, pressione etc. , per ottenere i migliori colori, proprio come oggi c’è la gara a chi ottiene il miglior caffè.
Esiste un sale di cobalto che è una vera magia naturale.
Quando l’aria è umida o la sostanza è fredda, è di un bellissimo rosa delicato.
Se si scalda leggermente, perde acqua e diventa istantaneamente blu intenso.
Nel settecento lo usavano per dipingere paesaggi “magici” dove il cielo diventava sereno (blu) quando usciva il sole, lasciando gli spettatori a bocca aperta.
Con la resina di Dracaena ottenevano il rosso fuoco.
Il trucco.
A differenza dell’ematite, questa resina si scioglie istantaneamente nell’alcol, ma non nell’acqua.
Un pittore furbo poteva mostrare un ammasso rosso solido e “trasformarlo” in liquido rosso sangue semplicemente toccandolo con un dito bagnato di spirito, un trucco perfetto per stupire le persone.
L’ematite dei pittori e i feldspati, poi, cambiano aspetto a seconda di quanta acqua o calore ricevono.
Questi ed altre, dimenticate trasformazioni erano note fin dal medioevo. Pensiamo, perciò, a quanto è sottile il confine tra un esperimento di laboratorio ed un fenomeno che ci sorprende. Ecco, per celia, una ricetta, quasi di fantasia chimico/artistica o di Amalia la strega del Vesuvio: una sospensione di frazione argillosa ed ematite. Un pizzico di carbonato di calcio (che tiene il pH stabile). Un’anima di cloruro ferrico, lo stesso che tinge i vapori delle solfatare e…chissà che verrà fuori.