Stati Uniti e Israele attaccano la Repubblica Islamica dell’Iran uccidendo il suo leader supremo, l’ayatollah Alì Khamenei. Pericolo “escalation” in tutto il Golfo Persico. Preoccupazione per l’allargamento del conflitto nel mondo. I Paesi arabi mediorientali alleati degli USA pronti a rispondere agli attacchi iraniani. Mosca e UE contrari all’azione militare contro il regime iraniano. Timori per rischi radiologici. La Francia aumenta la produzione di bombe atomiche. Il mondo rischia l’ “Armagheddon”.
Giuseppe Zingarelli
Una grave crisi di guerra si è abbattuta sull’Iran, che sta cercando di ricostruire la sua leadership nel mezzo di un furioso attacco in corso. Il presidente americano, Donald Trump, lo aveva detto più volte: “Se con l’Iran non si arriva ad un accordo chiaro e ben definito sul nucleare, per Teheran saranno giorni molti brutti!”. In precedenza l’ayatollah Alì Khamenei aveva più volte minacciato gli USA: “Se attaccati reagiremo e distruggeremo le portaerei statunitensi. Abbiamo i missili per affondarle. Gli americani da 47 anni non sono riusciti a eliminare la Repubblica Islamica dell’Iran e non ci riusciranno neanche questa volta. Non ce l’hanno fatta i precedenti presidenti statunitensi, non ce la farà neanche Trump questa volta!”. Il Dipartimento di Stato americano aveva risposto prontamente al leader iraniano: “Diciamo all’Iran e a Khamenei di non scherzare con Trump”. Con la diplomazia ormai appesa ad un filo e il Capo della Casa Bianca che, solo all’apparenza titubante, affermava di non aver ancora deciso se continuare o meno i negoziati indiretti con Teheran, apparsi fin da subito troppo sterili per riuscire a definire un’intesa tra le parti circa l’uranio arricchito, il 28 febbraio scorso, a seguito di un improvviso attacco aereo congiuntamente operato da USA e Israele contro Teheran in pieno giorno, è stato ucciso Alì Khamenei, l’uomo più potente dello Stato teocratico iraniano, leader carismatico e “Guida” suprema della Repubblica Islamica. Un’ operazione mirata che ha visto l’utilizzo di missili ad altissima precisione colpire impietosamente il ‘campound’ in cui si trovava l’ayatollah. La notizia della morte dell’86enne leader iraniano, in carica dal 1989, ha provocato reazioni miste, con migliaia di iraniani che si sono radunati in piazza Enghalab a Teheran per piangerne la sua scomparsa, mentre in altre parti del mondo e in alcune frange iraniane, la notizia è stata festeggiata gioiosamente, con canti e danze, per0 l’agognata fine di un’era di ceca e assurda tirannia, violenza e repressione. La morte di Khamenei ha lasciato un significativo vuoto di potere nel Paese mediorientale, poichè non vi era un successore designato ufficialmente pronto a raccoglierne l’eredità.
L’ Iran sta vivendo ore di grave crisi interna. È stato annunciato un periodo di 40 giorni di lutto nazionale per la morte del suo leader carismatico leader. L’ attacco militare sferrato da Washington e Tel Aviv è considerato il più grande colpo inferto alla Repubblica Islamica nella sua storia. Da Washington, Trump ha tuonato: “Non avrei mai permesso all’Iran di avere la bomba atomica. Abbiamo eliminato Khamenei, uno degli uomini più crudeli e malvagi al mondo. Dico adesso agli iraniani di riprendere in mano i destini del loro Paese. Come vi avevamo promesso siamo arrivati. L’ America vi sosterrà. È in arrivo una nuova e più intensa ondata di raid. Il peggio deve ancora arrivare. Deciderò sull’invio di truppe”. Il leader israeliano, Benjamin Netanyhau, dopo la mirata controffensiva, ha comunicato che “l’uccisione di Khamenei e di quella di altri 48 alti funzionari del regime delle Guardie Rivoluzionarie, figure chiave del programma nucleare iraniano, ha decapitato il regime di Teheran.
Il piano di attacco dell’Iran è stato definitivamente annullato. Ma nei giorni successivi le operazioni militari continueranno, per colpire migliaia di altri obiettivi del regime del ‘terrore’. Non avevamo altra scelta se volevamo colpire al cuore un regime tirannico e terroristico che lavorava per annientare lo Stato di Israele. Gli iraniani devono adesso prendere in mano la situazione del loro Paese. Non si poteva permettere all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Sarebbe stata una minaccia per l’intera umanità. Grazie Trump!”. Nei raid è rimasta uccisa anche Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, la 79enne moglie di Khamenei. Dubbi si nutrono sulla morte dell’ex sindaco di Teheran, Mohmoud Ahmadinejad, dal 2005 al 2013 sesto presidente della Repubblica Islamica. A meno di 24 ore dalla sua nomina a nuovo leader supremo, in un attacco aereo, è stato ucciso l’ayatollah Arafi. Dal Pentagono, il Segretario della Difesa USA, Pete Hegseth, ha spiegato che le forze armate americane stanno conducendo raid “chirurgici” e travolgenti e che, per l’effettuazione delle operazioni militari in corso volte a porre fine al regime iraniano di Khamenei, sono stati schierati migliaia di soldati: “Elevate sono le misure di protezione da noi adottate. L’ attacco da noi condotto è stato massiccio ed ha riguardato strutture chiave. L’ operazione Iran è esempio della capacità USA. L’ Iran era molto vicina a costruire l’arma atomica. Non abbiamo iniziato noi questa guerra, ma con il presidente Trump la finiremo. Questo non è l’Iraq e non è una guerra infinita. È l’opposto. È una missione devastante per annichilire una serie e concreta minaccia nucleare. Chi uccide un americano sarà braccato senza esitazione”. Il Capo di Stato maggiore USA, il generale Dan Caine, gli ha fatto eco: “L’ attacco è stato rapido, fulmineo. L’ Iran non ha avuto possibilità di difesa. Abbiamo persi tre caccia ma, fortunatamente, gli equipaggi sono salvi”.
Cosa succederà adesso?. Difficile dirlo. Indubbiamente un carosello di spie rosse e di intrecci pericolosi si sono accese sulle mappe del Medio Oriente. I timori per un’ “escalation” e un
allargamento del conflitto nell’area del Golfo Persico e, più in generale, nel mondo, sono concreti e elevati. Decine di voli sono stati cancellati, molti aeroporti sono stati chiusi. Interdetto anche lo Stretto di Hormuz. Israele nel frattempo ha richiamato oltre 100mila riservisti. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che “l’offensiva dei nemici dichiarati dell’Iran, Stati Uniti e Israele, deve essere vendicata e che la vendetta adesso, più che mai, è un dovere”. L’ agenzia statale libanese Nna, riferisce che raid israeliani sono in corso sud di Beirut, roccaforte degli Hezbollah, in rappresaglia ad un attacco missilistico condotto con droni e missili in risposta all’uccisione di Khamenei. Missili iraniani hanno colpito circa 14 Paesi e, contemporaneamente, Tel Aviv, Gerusalemme, Dubai, Abu Dhabi e Doha, dove le sirene hanno suonato dopo che sono state udite diverse esplosioni e tremendi boati. Come confermato dai generali dell’Aeronautica e dell’Esercito israeliano, Idf, le Forze di Difesa aerea e di terra della “Stella di Davide” stanno sferrando un’ulteriore, intenso attacco contro il regime iraniano per smantellare sistemi di difesa e missili balistici della Repubblica Islamica. Ci sarebbero decine di morti. Israele ha altresì reso noto che finora sono state sganciate oltre 1.200 bombe. La “Mezzaluna rossa”, invece, riferisce che dall’inizio dei “raid” i morti in Iran sarebbero oltre 600. Missili iraniani hanno colpito la base militare USA anche0 in Bahrein. Un denso fumo è stato visto alzarsi sopra la capitale, Manama. Ci sarebbero vittime. La notizia è stata confermata sia dall’agenzia Fox News, sia dalla tv statale iraniana, Press TV/Fars. L’ incendio è divampato nella base navale che ospita la ‘Quinta Flotta’ della Marina statunitense, responsabile del Golfo Persico e del Mar Arabico. Attaccata pesantemente anche la base britannica della Raf a Cipro. Un piccolo drone, modello Shahed 136, è stato lanciato dall’Iran ed ha provocato danni, ma senza provocare vittime e feriti. Un Eurofighter USA è decollato per rispondere all’attacco. Trump, in un’intervista al ‘New York Times’ ha dichiarato che “la guerra contro l’Iran dovrebbe durare quattro o cinque settimane se necessario, ma forse potrebbe essere anche molto più lunga. Non dovrebbe essere difficile per gli USA e per Israele mantenere costante l’intensità della battaglia, avendo enormi quantità di munizioni immagazzinate in tutto il mondo in diversi Paesi”. Cina, Polonia, Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna hanno invitato i loro cittadini a lasciare subito l’Iran.
Il Cremlino ha espresso profonda delusione a seguito dell’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran. Mosca, nelle parole del portavoce Dimitry Pescov, deplora che “la situazione sia comunque notevolmente peggiorata fino a trasformarsi in una vera e propria aggressione”. Si temono ricadute anche sui negoziati per l’Ucraina. A tal proposito Peskov ha fatto sapere che “noi continuiamo ad apprezzare molto gli sforzi di mediazione degli USA ma, in realtà, ci fidiamo solo di noi stessi”. È nostro interesse proseguire i negoziati nei confronti dei quali resteremo molto aperti”. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato apertamente ed energicamente gli attacchi nei confronti dell’Iran: “Li considero sconsiderati e indiscriminati in quanto rivolti contro territori sovrani nella regione mediorientale. Dobbiamo impegnarci con grande determinazione per ridurre l’escalation e impedite che il conflitto si estenda”. Nei prossimi due giorni la Francia invierà nel Mar Rosso due navi da guerra per unirsi a una missione navale a causa delle crescenti preoccupazioni per la sicurezza legate alla guerra contro l’Iran per proteggere gli.interessi economici marittimi dell’UE. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha convocato il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, dando disposizione di potenziare tutti gli obiettivi sensibili, in particolare, le strutture statunitensi e israeliane. L’ incontro si terrà nel pomeriggio al Viminale. Intanto a Vienna è stata convocata una riunione urgente dedicata alla situazione in Iran. Si teme la possibilità che nel corso dei raid contro l’Iran possano essete state danneggiste infrastrutture e impianti nucleari, con rilasci di radioattività che potrebbero avere gravi conseguenze. Nonostante l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, AIEA, non abbia al momento rilevato un aumento immediato dei livelli di radiazioni fuori dai siti colpiti, il pericolo di dispersione radioattiva resta concreto, per cui non si esclude la necessità di evacuare aree grandi o anche più grandi delle principali città del Paese.