Ubicata a confine di tre regioni, Puglia, Molise e Campania, la galleria “Passo del Lupo”, strategica infrastruttura realizzata oltre 50 anni fa in provincia di Foggia, consente alla Capitanata di poter fruire del collegamento stradale superveloce con il basso Fortore sannita, Campobasso, L’ Aquila, Isernia e Roma. Ingiustificabili negligenze, incomprensibili sottovalutazioni, inammissibili ritardi nella manutenzione, hanno accelerato il degrado di uno dei tunnel più importanti del Meridione “peninsulare” e dello Stivale. Il suo recupero sembra essere a rischio. In gioco la credibilità di ANAS e Governo.
Giuseppe Zingarelli
Nonostante le molteplici e prolungate chiusure al traffico decretate in circa otto anni dai responsabili di ANAS Spa-Regione Puglia, la prima il 27 novembre 2018, l’ultima dal 10 settembre al 30 novembre 2024, per procedere con lavori di manutenzione straordinaria al riammodernamento strutturale della galleria “Passo del Lupo”, allo stato attuale solo un terzo dell’estensione dell’intero traforo è stato interessato da interventi di infissione di centine metalliche a rinforzo della volta, circa 500 metri dei 1.373 totali, costo medio dei lavori circa 9mila euro al metro lineare, molti interrogativi alimentano dubbi, perplessità e incertezze sul programma di ripristino in sicurezza e decoro dell’infrastruttura. Allo stato attuale il tunnel è aperto ai flussi veicolari ma il malcontento di cittadini, automobilisti, sindaci dei Monti Dauni, del basso Fortore sannita e molisano, dilaga.
La delusione è palpabile. Sono in gioco fattori rilevanti,. i destini delle economie dei territori montani, la sicurezza degli automobilisti, la credibilità delle istituzioni nazionali. Situato al 33esimo chilometro di una delle arterie fondamentali per la viabilità, gli interscambi commerciali e le economie del “Mezzogiorno”, la Strada Statale 17 a scorrimento veloce, Foggia-Campobasso-
L’ Aquila, dell’Appennino Appulo-Sannita, SS16+SS645Molise, il budello consente il collegamento “interno” superveloce tra cinque regioni: Puglia, Campania, Molise, Abruzzo e Lazio. La storia “infinita” della “Passo del Lupo” è ormai nota. Un calvario “infinito” e un caso nazionale: sono trascorsi circa 2.615 giorni dall’inizio dei lavori di messa in sicurezza del tunnel ma non vi è alcuna certezza di poter restituire all’utenza automobilistica un’infrastruttura sicura e decorosa. Non era mai accaduto nella storia dell’Ente manutentore, l’ANAS, di “incappare” in una vicenda così tormentata. Un record negativo non solo per l’immagine dell’Azienda, ma anche per quella dell’Italia. Per la Capitanata, terza provincia più estesa d’Italia dopo Sassari e Bolzano, il traforo rappresenta l’unica via d’uscita rapida che consente di poter viaggiare direttamente verso Roma senza percorrere l’autostrada, anche se, di fatto, per abbreviare i tempi di percorrenza in direzione della “Citta Eterna” è d’ “obbligo” procedere in direzione nord sull’A1 per circa 140 chilometri, imboccando lo svincolo che conduce al casello autostradale di San Vittore, Frosinone, situato all’estremo sul del Lazio.
Ripercorriamo in sintesi le vicende, storiche e attuali, della importantissima galleria, vitale per i collegamenti viari della Capitanata e del Sud Italia. All’altezza di Motta Montecorvino, piccolo centro in provincia di Foggia, oltre 50 anni fa, negli agri confinanti di due antichi ed incantevoli borghi medievali dislocati lungo i pendii montano-collinari del subappennino daunio, Volturino e Volturara Appula, fu scavato nella montagna un tunnel lungo meno di un chilometro e mezzo che, fin da subito, rivelò la sua eccezionale strategicità. Con il trascorrere dei decenni l’infrastruttura iniziò a manifestare tangibilmente i primi, visibili segni di degrado cui però, inspiegabilmente, non fecero seguito subitanei interventi di riadeguamento tecnico-strutturale da parte dell’ente preposto alla manutenzione, l’ ANAS Spa, Regione Puglia. Progressivamente, le sue condizioni di “salute” si aggravarono. La superstrada Puglia-Molise-Lazio e la galleria “Passo del Lupo” sorsero per volontà degli amministratori dell’Ente Provincia di Foggia e di Campobasso, con il diretto sostegno dell’ Amministrazione provinciale di Bari e dei parlamentari pugliesi e molisani dell’epoca. A partire dalla metà degli anni ’60, infatti, l’intuito e la lungimiranza degli amministratori di quel periodo storico diedero vita ad una serie di ‘summit’ istituzionali. Costruttivi dibattiti indussero a ritenere “necessaria”, per lo sviluppo dei due territori e, più in generale, del Mezzogiorno e del Paese, la realizzazione di un nuovo tracciato che riducendo drasticamente distanze e tempi di percorrenza fra la “Citta del Tavoliere”, Foggia, e il capoluogo molisano, Campobasso, facilitasse il trasporto di mezzi, merci e persone su scala regionale. Quel progetto si rivelò vincente. Rese più scorrevoli i flussi veicolari al confine di tre province, Foggia, Campobasso e Benevento e tre regioni, Puglia, Campania e Molise; potenziò le economie agricole e le dinamiche commerciali dei tre territori, cuore pulsante del Sud Italia, unendone indissolubilmente i destini. Dinamicizzando oltremodo i flussi veicolari, gli scambi commerciali e le economie agricole di altre due regioni, Abruzzo e Lazio, il progetto contribuì ad intensificare anche le produzioni ortofrutticole, vitivinicole e casearie dell’intero Mezzogiorno, sviluppando decisamente l’identità dei luoghi. La nuova SS17 VAR Foggia- Campobasso valorizzò notevolmente il paesaggio montano a confine di Puglia, Campania e Molise, trasformandolo in una preziosa risorsa per il turismo e l’agriturismo di qualità, contribuendo in tal modo anche al rispetto degli ecosistemi, nonchè alla diffusione delle culture locali.
Fu così che le produzioni agricole tipiche dei mercati ortofrutticoli delle province di Foggia, Campobasso, Benevento, Isernia, L’ Aquila, Frosinone e Latina, raggiunsero anche i mercati della Capitale. La duplice necessità di “smussare” il tormentato collegamento interno della Capitanata con il Molise, consentendo al contempo il collegamento rapido anche con la Regione Campania, reso possibile grazie alla costruzione dello svincolo di San Bartolomeo in Galdo, decretò il successo ingegneristico della SS17 VAR Foggia-Campobasso-L’Aquila dell’Appennino Appulo-Sannita, Variante di Volturara Appula. Un’opera decisamente ambiziosa e avvenieristica per l’epoca in cui venne realizzata. Il nuovo tracciato, infatti, consentì di aggirare efficacemente le aspre tortuosità della Strada-Provinciale che dal bivio “Crocella di Motta Montecorvino”, alleviando le “sofferenze” degli automobilisti pugliesi, costretti ad affrontare “oceani” di curve e “devastanti” tornanti, per raggiungere prima Volturara Appula e poi proseguire in direzione di Campobasso.
Dal 27 novembre 2018, l’ANAS avviò una serie di interventi volti a risintonizzare la galleria alle vigenti statuizioni normative previste dalla legge per la sicurezza dei tunnel. Dopo i recenti interventi effettuati dall’Azienda nel trimestre settembre-novembre 2024, paradossalmente, il budello, allo stato attuale, risulta essere ancor più “aggredito” da corpose infiltrazioni e abbondanti rivoli di acqua che, riempiendo i bordi del tunnel per gran parte della sua lunghezza, ristagnano diffusamente all’interno coprendo buche e sconnessioni stradali. Il tunnel, che continua ad essere sfornito del previsto impianto antincendio e di vie di fuga, non è stato ancora dotato di impianti di ventilazione per lo smaltimento dei gas di scarico degli autoveicoli, obbligatori per legge. Più che mai obsoleta è l’illuminazione, mai sostituita da una nuova impiantistica supportante moderni corpi luminosi a led. “Dilaniato” dalla fortissima umidità interna, prive di adeguati rivestimenti, flagellate da diffusi, marcati e visibili logoramenti, le pareti sono sempre più interessate da effluorescenze saline e percolamenti di acqua.
I percolamenti interessano anche la volta, non ancora del tutto rinforzata, e sono causati da falde che si accumulano nella montagna sovrastante. Le lunghe e periodiche interdizioni veicolari a “singhozzo” decretate nel tempo dalle ordinanze di ANAS-Puglia, che non hanno prodotto alcun riammodernamento del traforo, causarono invece notevoli disagi non solo agli abitanti delle cittadine orbitanti nei pressi dell’infrastruttura e di quel vasto tratto dei Monti Dauni, bensì anche alla viabilità: ambulanze, studenti pendolari, anziani, molti dei quali necessitanti di cure sanitarie. Arrecando incalcolabili danni alle piccole imprese del territorio, e più in generale, alle già fragili economie della zona, oltre a chi, nella quotidianità, era costretto a spostarsi per esclusive ragioni di lavoro. Il tunnel riaprì i battenti una prima volta il 7 gennaio 2019, ma dopo circa 25 giorni, il 1° febbraio 2019, si sfiorò la tragedia: a transito veicolare aperto, una fenditura prodottasi nella calotta dell’infrastruttura provocò il distacco di abbondanti calcinacci dalla volta. Per puro caso non si contarono morti e feriti. Ulteriori 40 giorni di chiusura occorsero per procedere con “somma urgenza” a rinforzare circa 25 metri di volta, lato Campobasso, mediante infissione di centine metalliche, tamponati successivamente con getti di calcestruzzo spritz-beton. Dal giorno della sua inaugurazione ad oggi, la galleria “Passo del Lupo” non è mai stata dotata di impianti essenziali a tutela della sicurezza automobilistica. Il 6 maggio 2024, 34 sindaci del Fortore sannita, molisano e dei Monti Dauni, a tutela della vita sociale delle loro comunità irretite dalle reiterate e lunghe interdizioni veicolari del “budello”, decisero di scrivere al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, al Capo Compartimento ANAS, ingegner Vincenzo Marzi, al RUP, ingegner Roberto Sciancalepore e all’allora Prefetto di Foggia, dottor Maurizio Valiante, per richiedere la verifica delle compatibilità delle chiusure al traffico del traforo con le molteplici esigenze del territorio.
A firmare la lettera per la provincia di Foggia furono, Giuseppe Pitta sindaco di Lucera, Vincenzo Zibisco, sindaco di Volturara Appula, Domenico Iavagnilio, sindaco di Motta Montecorvino, Luigi Piacquadio sindaco di San Marco La Catola, Pasquale Marchese sindaco di Castelluccio Valmaggiore, Domenico Zuppa sindaco di Pietramontecorvino, Michele Pavia, sindaco di Faeto, Lucilla Parisi sindaca di Roseto Valfortore, Noè Andreano sindaco di Casalvecchio di Puglia, Pasquale Codianni sindaco di Casalnuovo Monterotaro, Leonardo Cavalieri sindaco di Troia, Stefania Russo sindaca di Bovino, Leonardo De Matthaeis sindaco di Alberona, Giovanni Nicola Di Francesco sindaco di Castelluccio dei Sauri, Gianfilippo Mignogna sindaco di Biccari, Pasquale Bizzarro sindaco di Deliceto, Massimo Venditti sindaco di Celenza Valfortore, Pompeo Cirillo sindaco di Rocchetta Sant’Antonio, Amedeo De Cotiis sindaco di Panni, Vincenzo Sarcone sindaco di Ascoli Satriano. Per la provincia di Benevento firmarono, Angelo Pepe sindaco di Apice, Lucio Ferella sindaco di Baselice, Michele Gambarota sindaco di Buonalbergo, Andrea Giallonardo sindaco di Castelfranco in Miscano, Gianfranco Mottola sindaco di Castelvetere in Valfortore, Giuseppe Ruggero sindaco di Foiano di Valfortore, Edi Barile sindaco di Ginestra degli Schiavoni, Giuseppe Addabbo sindaco di Molinara, Leonardo Sacchetti sindaco di Montefalcone in Valfortore, Domenico Vessichelli sindaco di Paduli, Nicola De Vizio sindaco di San Giorgio La Molara, Angelo Marino sindaco di San Marco dei Cavoti, Zaccaria Spina presidente della Comunità Montana del Fortore. Per il Molise, Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortore, Campobasso, presidente ANCI Molise.
I Sindaci Infatti, pur comprendendo l’esigenza di continuare i lavori avviati al fine di completare le lavorazioni, definite “improcrastinabili” e “indispensabili” alla messa in sicurezza della galleria e pur apprezzando l’impegno assunto da ANAS Spa- Puglia di procedere su due turni per complessivi 20 ore di lavoro al giorno per 7 giorni a settimana, al fine di ridurre in modo significativo i tempi delle lavorazioni, in quanto detti lavori non potevano avvenire lasciando la strada aperta al traffico veicolare, ritennero che le chiusure previste confliggevano gravemente con la vita socio-lavorativa del territorio. A preoccupare i sindaci, fu la continua procrastinazione dei lavori, la frequente diluizione dei vari cronoprogrammi ANAS e di conseguenza, il mancato rispetto dei tempi operativi dichiarati dall’Azienda. I sindaci, in quella circostanza, chiesero ufficialmente la convocazione, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di un tavolo tecnico per concordare un nuovo cronoprogramma compatibile con le esigenze del territorio anche al fine di individuare percorsi alternativi, esistenti o da allestire, a ridosso della galleria, da destinarsi al transito di mezzi agricoli e del traffico veicolare, leggero, chiedendo anche, nelle more, di non dar seguito all’ordinanza. Si ipotizzò l’attivazione di una bretella in agro di Volturino che, aggirando la galleria o percorrendola a fianco, consentisse la non interruzione del traffico ai mezzi leggeri lungo la SS17. Il problema degli espropri per la realizzazione della bretella, bloccò la proposta avanzata dagli amministratori. Carmine Agostinelli, sindaco di San Bartolomeo in Galdo, comune molto legato a livello commerciale a Foggia, ringraziò tutti i sindaci firmatari per aver condiviso il documento che, da quel giorno, chiamò direttamente in causa il Governo italiano. A Foggia, Palazzo Dogana, il 10 maggio 2024, in una riunione congiunta con i responsabili
di ANAS-Puglia, ingegneri Vincenzo Marzi e Roberto Sciancalepore, i Sindaci tornarono a chiedere assicurazioni sui tempi di completamento dei lavori. L’ ingegner Marzi rimarcò che la mancanza di un finanziamento unico per l’ultimazione degli interventi aveva costretto l’azienda a ricorrere, volta per volta, ai finanziamenti ordinari annuali, forzando la scelta dei lavori “spezzettati”. Sempre a Foggia, Palazzo Dogana, il 9 settembre 2024, un’ulteriore interlocuzione intercorse tra i “Primi Cittadini” del Fortore pugliese, beneventano e molisano, i responsabili di ANAS-Spa, ingegneri Marzi e Sciancalepore, e due parlamentari, la senatrice foggiana, Anna Maria Fallucchi e il senatore campano, Domenico Matera. In quella riunione si convenne di fare il possibile per non sforare i tempi stabiliti per terminare il cronoprogramma definito da ANAS. Venne confermato che per la definitiva messa in sicurezza della galleria occorreva una cifra compresa tra i 9 e gli 11 milioni di euro. Si ventilò anche l’ipotesi di realizzare un moderno tunnel che sostituisse quello preesistente, il cui costi sarebbero.stati stimata all’incirca tra gli 88 e i 92 milioni di euro. Inoltre venne concordato di non chiudere più il traforo, confermando infatti che le aperture e le chiusure del cantiere dovevano proseguire nel rispetto di una pianificazione operativa “non-stop” prevedente otto ore di lavoro al giorno, correlata ad una definita fascia oraria notturna: dalle ore 22:00 alle ore 06:00. I senatori Fallucchi e Matera assicurarono di riprospettare ufficialmente la questione in sede parlamentare al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, nonchè alla premier, Giorgia Meloni. Il 3 febbraio 2025, nella sala consiliare del comune sannita di San Bartolomeo in Galdo, Benevento, coordinato dal Sindaco Agostinelli, si tenne un nuovo ‘summit’ tra alcuni sindaci dei Monti Dauni e del Molise con l’intento di ottimizzare un’azione coordinata e condivisa, mirante a definire precise richieste.
Dopo un ampio dibattito fu proposto di attivare una procedura urgente volta a definire un programma certo per il completamento della messa in sicurezza del tunnel. Al termine dell’incontro, i sindaci partecipanti concordarono la sottoscrizione di un documento nel quale si ufficializzò la richiesta di approntare un appalto in un unico lotto, con il cantiere aperto h24 affidato ad un’impresa serie e professionale, che avesse maestranze veramente capaci di terminare i lavori. Quel verbale fu inoltrato ad Anas-Puglia e al Governo nazionale. Quasi ad annunciare che il non riuscire a riqualificare un’infrastruttura così importante per la mobilità di merci, mezzi e persone, in futuro, rappresenterebbe l’emblema di una sconfitta amara per la Capitanata e il Mezzogiorno.