Gli assunti teorici per nuova visione oltre Covid, crisi economica e valoriale

Gli assunti teorici per nuova visione oltre Covid, crisi economica e valoriale

Dirigente Scolastico Michele Cirino* 

  La scuola diventa oasi se si guardano le cose da un punto di vista solidale, se apre le sue porte per creare uno spazio ospitale dove offrire ristoro e accoglienza a chi fuori vive una condizione di sofferenza. Si può affermare che la solidarietà e l’aiuto vanno visti come una potenziale risorsa e come un opportunità di crescita formativa. In questo senso la solidarietà, l’aiuto e la vicinanza ed il sostegno si amplificano come valori positivi. In questo senso la scuola dovrà lavorare per un progetto globale che consenta processi di effettiva vicinanza a chi soffre e ha bisogno di sostegno. La scuola dovrà sempre più configurarsi come una comunità educante ed educativa, una scuola aperta, compartecipata, condivisa, giusta, nella quale il bisogno di solidarietà e di vicinanza umana diventino risorse in più per la persona stessa e per gli altri. La solidarietà si pone oggi come un progetto di sfida rispetto alla società complessa, in cui ciascuno di noi è chiamato a svolgere il proprio ruolo propositivo. Nell’attuale contesto socio-economico, la scuola si costituisce come “presidio educativo e sociale” nel senso della disponibilità a contenere le domande di carattere pedagogico e /o assistenzialistico che le famiglie possono elaborare.

Lo scopo che si prefigge di raggiungere è quello di stabilire un rapporto di interazione dialettica tra le agenzie educative, di scoprire quali strumenti possono favorire il processo di collaborazione, realizzando un progetto che parte da una premessa nuova. Successo formativo e personalizzazione degli interventi Fra le scelte d’identità’  è da sottolineare quella di assicurare il successo formativo, ossia fare in modo che ogni alunno realizzi il pieno sviluppo della sua personalità. La scuola, pertanto, si impegna in modo prioritario non solo ad assicurare le conoscenze, ma soprattutto a promuovere la formazione delle capacità e degli atteggiamenti che caratterizzano la persona umana nella sua singolarità ed unicità. Solo una formazione rispettosa delle diversità può infatti considerarsi una piena formazione della personalità umana. Quando parliamo di diversità intendiamo riferirci sia a quelle culturali, sociali, linguistiche, religiose, musicali, artistiche ma in particolar modo alle diversità personali ossia alle diverse identità; ed è sul rispetto delle diverse identità che viene centrata l’azione educativa della nostra scuola. Per assicurare il successo formativo di ogni alunno, la nostra scuola provvede ad attuare una personalizzazione dell’azione educativa e didattica nel pieno rispetto delle nascenti identità dei singoli. Accanto agli obiettivi di apprendimento comuni a tutti gli alunni, perché mirati alla formazione dell’uomo e del cittadino, si uniscono gli Obiettivi formativi personalizzati che sono rispondenti alle esigenze formative dei singoli allievi. I percorsi formativi personalizzati vengono strutturati tenendo presente le modalità di apprendimento dei singoli alunni, dei loro livelli di apprendimento, dei loro ritmi e stili di apprendimento.

Una scuola che mira al successo formativo di ciascun alunno, è anche una scuola che mira alla “ gioia dell’apprendere”. A tal fine il rapporto tra gli insegnanti e gli alunni è basato sulla relazione educativa che, pur nella diversità dei ruoli e delle funzioni, implica l’accettazione e il prendersi cura l’uno dell’altro come persone. Le relazioni educative interpersonali che si sviluppano nei gruppi, nella classe e nella scuola, creano un clima particolarmente favorevole all’apprendimento. Prevenzione dei disagi e il recupero degli svantaggi Per gli alunni che hanno un retroterra sociale e culturale svantaggiato, la scuola programma i propri interventi mirando a rimuovere gli effetti negativi dei condizionamenti sociali, in maniera tale da superare le situazioni di svantaggio culturale e da favorire il massimo sviluppo di ciascuno e di tutti. In tal modo, la scuola cerca di rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’uguaglianza, “ impediscono il pieno sviluppo della persona umana “ ( art. 3 della Costituzione).

I nostri docenti si adoperano per creare un clima relazionale basato sulla disponibilità all’ascolto e al dialogo al fine di poter leggere i bisogni e i disagi dei loro allievi e di intervenire prima che si trasformino in malesseri, disadattamenti e abbandoni. Il Piano dell’Offerta Formativa (POF) è inclusivo quando prevede nella quotidianità delle azioni da compiere, degli interventi da adottare e dei progetti da realizzare la possibilità di dare risposte precise ad esigenze educative individuali; in tal senso, la presenza di alunni disabili non è un incidente di percorso, un‘emergenza da presidiare, ma un evento che richiede una riorganizzazione del sistema già individuata in via previsionale e che rappresenta un’occasione di crescita per tutti. L’integrazione/inclusione scolastica è, dunque, un valore fondativo, un assunto culturale che richiede una vigorosa leadership gestionale e relazionale da parte del Dirigente Scolastico, figurachiave per la costruzione di tale sistema. Al fine dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità è indispensabile ricordare che l’obiettivo fondamentale della Legge 104/92, art. 12, c. 3, è lo sviluppo degli apprendimenti mediante la comunicazione, la socializzazione e la relazione interpersonale. A questo riguardo, infatti, la Legge in questione recita: “L’integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione”; il c. 4 stabilisce inoltre che “l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap”. La progettazione educativa per gli alunni con disabilità deve, dunque, essere costruita tenendo ben presente questa priorità.

Qualora, per specifiche condizioni di salute dell’alunno (di cui deve essere edotto il Dirigente Scolastico) o per particolari situazioni di contesto, non fosse realmente possibile la frequenza scolastica per tutto l’orario, è necessario che sia programmato un intervento educativo e didattico rispettoso delle peculiari esigenze dell’alunno e, contemporaneamente, finalizzato al miglioramento delle abilità sociali, al loro potenziamento e allo sviluppo degli apprendimenti anche nei periodi in cui non è prevista la presenza in classe. Sulla base di tale assunto, è contraria alle disposizioni della Legge 104/92, la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico. E’ vero, comunque, che talvolta si tende a considerare esaurito il ruolo formativo della scuola nella socializzazione. Una considerazione corretta di questo concetto, tuttavia, porta ad interpretare la socializzazione come uno strumento di crescita da integrare attraverso il miglioramento degli apprendimenti con buone pratiche didattiche individualizzate e di gruppo.

Riemerge qui la centralità della progettazione educativa individualizzata che sulla base del caso concreto e delle sue esigenze dovrà individuare interventi equilibrati fra apprendimento e socializzazione, preferendo in linea di principio che l’apprendimento avvenga nell’ambito della classe e nel contesto del programma in essa attuato. Una progettazione educativa che scaturisca dal principio del diritto allo studio e allo sviluppo, nella logica anche della costruzione di un progetto di vita che consente all’alunno di “avere un futuro”, non può che definirsi all’interno dei Gruppi di lavoro deputati a tale fine per legge. L’istituzione di tali Gruppi in ogni istituzione scolastica è obbligatoria, non dipendendo dalla discrezionalità dell’autonomia funzionale. Per tale motivo il Dirigente Scolastico ha l’onere di intraprendere ogni iniziativa necessaria affinché i Gruppi in questione vengano istituiti, individuando anche orari compatibili per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi. Si è integrati/inclusi in un contesto, infatti, quando si effettuano esperienze e si attivano apprendimenti insieme agli altri, quando si condividono obiettivi e strategie di lavoro e non quando si vive, si lavora, si siede gli uni accanto agli altri. E tale integrazione, nella misura in cui sia sostanziale e non formale, non può essere lasciata al caso, o all’iniziativa degli insegnanti per le attività di sostegno, che operano come organi separati dal contesto complessivo della classe e della comunità educante. È necessario invece procedere secondo disposizioni che coinvolgano tutto il personale docente, curricolare e per le attività di sostegno, così come indicato nella nota ministeriale prot.n. 4798 del 25 luglio 2005, di cui si ribadisce la necessità di concreta e piena attuazione. La disponibilità verso l’altro Veniamo da un retroterra culturale dove, spesso, le idee prevalenti sono state quelle dell’opportunismo, del potere, del calcolo, del proprio vantaggio; paradossalmente si rifiuta il potere e se n’è abbagliati, quasi a chiederlo in cambio di sicurezza e di delega.

“La società odierna, sostiene Volpi, non può tollerare che la persona umana si rivolga all’altro nella totalità delle proprie attribuzioni, non può consentire che l’altro divenga un valore assoluto”17. Per uscire dallo smarrimento di senso18 che sembra accompagnare il nostro tempo occorre, invece, disporsi produttivamente verso l’amore in un atteggiamento completo ed incondizionato verso l’altro, restituendogli le capacità di scelta e di decisione (contro un potere coercitivo) e la responsabilità del proprio progetto di vita (speranza esistenziale). Ciò significa valorizzare le qualità dei rapporti senza desiderare il possesso dell’altro o comunque che l’altro sia dipendente da noi, in varia misura. Significa sentirsi coinvolti, riconoscere la straordinarietà del quotidiano, valorizzare le azioni poiché tutte irripetibili ed insostituibili nell’attore, vuol dire, infine, riconoscere la portata educativa dell’amore non come sentimentalismo ma come frutto di sentimento, emozione, intelligenza e pensiero. Scegliere di “vedere il positivo”, senza negare il negativo, ci consente di attivare la disponibilità agli altri, la costante ricerca di ciò che è bene fare, del giusto momento in cui farlo, affrontando i problemi e non avendone paura e rimuovendoli. Il modo in cui scegliamo di vedere il mondo e gli altri crea il mondo che vediamo. Ciò consente di dire a B.N.Kaufman, padre di un ragazzo autistico giudicato gravemente compromesso: “Al nostro primo figlio maschio era stata diagnosticata una forma presumibilmente incurabile di disordine neurologico e cerebrale di tipo autistico. Il bambino passava le ore girando in cerchio, dondolando avanti e indietro, agitando le dita davanti agli occhi ed emettendo una serie infinita di suoni strani e misteriosi.

Gli oggetti …trattenevano ipnoticamente la sua attenzione, trasportandolo in un mondo privo di contatti umani … non ci guardava mai. …. Quando gli specialisti ci elencavano le sue profonde deficienze, noi facevamo attenzione ad ogni barlume delle sue capacità. Abbiamo deciso di essere fieri di nostro figlio, abbiamo cercato di entrare nel suo mondo… i suoi comportamenti li abbiamo usati come veicolo per comunicargli che lo accettavamo e per aiutarlo a scoprire il mondo. Quando agitava le dita, le agitavamo anche noi. … Ci addentravamo lentamente nel buio … creando un ponte di parole e di affetto”19. Siamo esseri che costruiscono convinzioni e che le consumano. Esse dipendono dai nostri punti di vista. Acquisire il punto di vista positivo significa migliorare se stessi e dare fiducia a chi ci sta vicino. Come ci insegnava il popolarismo pedagogico di Marco Agosti il ruolo della scuola è quello di offrire la prima e fondamentale occasione di aiuto, elevazione e riscatto, per superare differenze sociali e non solo, per un risorgimento inteso soprattutto in senso culturale e morale. Serve per la scuola dell’autonomia e per il suo definitivo decollo (inteso come allargamento del tempo scuola, dei servizi integrati all’offerta formativa, dell’avvio dei laboratori e del cooperative learning, dell’entusiasmo e delle competenze professionali, della sicurezza, del decollo di un sistema di formazione integrato al territorio).

  • IC “Fresa Pascoli” Nocera Superiore