Racconti africani: Tembo, l’elefante

Racconti africani: Tembo, l’elefante

Padre Oliviero Ferro  

“Pss, pss. Vieni qui un attimo” mi disse un giorno TEMBO, l’elefante.

“Sai, ho incontrato un vecchio con un bambino. Andavano lontano. Con loro c’era anche una capra. Ho guardato negli occhi il vecchio. Era triste e pensieroso. Mentre il bambino era allegro. Forse pensava a una bella passeggiata”.

Mentre mi parlava, all’improvviso, davanti agli occhi mi apparve un qualche cosa che avevo visto da tanto tempo prima, ma non riuscivo a ricordare bene.

Intanto Tembo continuava il suo racconto.

“Cominciai a seguirli. Certo, io andavo piano. Ero più pesante e poi non sapevo dove mettere la proboscide. Come tu ben sai, noi non abbiamo le tasche. In più c’erano dei noiosi moscerini che venivano a farmi dei dispetti. Insomma, ho dovuto avere una pazienza di elefante.

Il vecchio parlava dolcemente, quasi sottovoce, per paura che qualcuno lo ascoltasse. Sembrava che le sue parole andassero non so dove, forse verso il cielo. Tesi un po’ le grandi orecchie e sentii qualcosa.

Sai”diceva “Isa,figlio mio. Dobbiamo incontrare là sulla collina, tra i bananeti, una persona importante. Ci ha invitato nella sua capanna. Ci darà da bere la birra e con lui condivideremo i fagioli e la polenta di manioca. Sei contento?”

Vidi il piccolo Isa saltare al collo del vecchio, dicendogli: ”Come sono felice, baba. Ma quando arriveremo?”

E il vecchio: ”Abbi un po’ di pazienza. Piano, piano”.

Poi li persi di vista. Tu sai come è finita questa storia?”.

Veramente mi ero un po’ distratto. Ma subito mi ripresi. Mi avvicinai all’orecchio di Tembo e gli dissi: ”Pss, pss, pss…hai capito?”.

E lui, lanciando al cielo la sua proboscide, mi rispose aprendo i suoi occhioni: ”Ho capito. Lui è davvero grande! Lui è davvero forte! Non si stanca mai!”.