San Giuseppe, cooperatore di Dio, nella spiritualità di Don Alberione

San Giuseppe, cooperatore di Dio, nella spiritualità di Don Alberione
Antonietta Rago
Il beato Alberione, cresciuto nella devozione a San Giuseppe, racconta nella storia carismatica della F.P. che volle aggiungere al proprio nome, in occasione della sua professione religiosa, anche quello di Giuseppe.
Riconoscendo in San Giuseppe l’ufficio di presentare Gesù al mondo assieme alla Madonna (Lo presentò ai pastori e ai magi…e lo presentò al tempio…
Inoltre, difese Gesù, custodì Gesù, allevò Gesù.. fino a introdurlo nel mondo), lo additava come “modello degli Apostoli” e affidava a lui le sue opere di apostolato.
Introdusse nei suoi Istituti l’uso di dedicare il mese di marzo e il primo mercoledì di ogni mese alla meditazione e alla
speciale preghiera a San Giuseppe. A San Giuseppe si rivolgeva nelle difficoltà e con piena fiducia. Si racconta che, nei primi anni delle sue attività, per vincere la resistenza di alcuni proprietari a vendere i terreni sui quali desiderava costruire la sua opera, si rivolse a San Giuseppe. Allo scopo fece “seminare” sui terreni desiderati alcune medaglie di San
Giuseppe e aspettò l’esito. San Giuseppe fece il miracolo.
I proprietari divennero subito accondiscendenti e vendettero la proprietà senza esosità.
Gli dedicò chiese, altari, statue e case. Ad Alba, nel grande Tempio dedicato a San Paolo, volle che un altare fosse dedicato al nostro Santo. Il 15 febbraio 1953, Don Alberione consegnò per la stampa il testo di una “coroncina” in cui, sotto i titoli tradizionali di San Giuseppe, vengono evocati i valori più attuali, dinamici, propri della sua funzione di  “Cooperatore di Dio”. Da un breve esame di questa preghiera, in sette punti, possiamo cogliere una visione viva e attualizzata di San Giuseppe.
E’ anzitutto il fedele cooperatore di Dio per la redenzione del mondo: l’uomo dell’ascolto e della risposta concreta, grazie alla quale il piano di Dio ha potuto realizzarsi. Il suo primo contributo fu di assumersi la paternità terrena di Gesù. Grazie a lui, il Figlio di Dio nato verginalmente da Maria acquistò cittadinanza legale e religiosa nella discendenza di Abramo e di Davide. Giuseppe fu padre di Gesù per assunzione piena di responsabilità, sul piano umano, spirituale, morale, pedagogico, verso il figlio di Maria. Lo amò come vero figlio, e lo trattò da figlio: lo educò, lo nutrì, lo protesse, gli insegnò un lavoro e lo avviò nella vita. E da questo rapporto spirituale con Cristo, Giuseppe attinse anche la più intima e profonda esperienza di Dio. Giuseppe fu vero sposo di Maria: legato a lei da un amore sponsale autentico, profondo ed esclusivo, realizzò l’ideale di ogni matrimonio: la “unanimità” (un cuor solo e un’anima sola) e la oblatività di un amore al suo livello più alto, che supera il sesso per consacrarsi al servizio di un figlio “nato non dal sangue né per volere di carne, ma da Dio”. Giuseppe fu uomo giusto: esemplare di credente, di virtuoso, di fedele, di “onesto” in ogni senso della parola: nei confronti di Dio e degli uomini, nella sfera individuale e in quella sociale. Egli fu modello dei lavoratori e maestro di lavoro allo stesso Figlio di Dio: solidale con i poveri, gli emarginati e gli emigranti, per aver provato egli stesso il bisogno, e averlo superato con la fatica personale e la fede nella Provvidenza. Perciò a lui, immagine terrena della paternità di Dio, si possono affidare le grandi cause sociali: una buona legislazione, le questioni operaie e sindacali, un nuovo ordine economico-sociale.
Protettore degli agonizzanti, beneficiario di un’assistenza ideale da parte di Gesù e di Maria, Giuseppe è il patrono della “buona morte”, nel senso consolantissimo del “passaggio alla vera vita”. In lui possiamo recuperare la visione cristiana della malattia e della vecchiaia, l’ispirazione di atteggiamenti più umani e cristiani da parte del personale medico, e
soprattutto una visione serena del trapasso, assistito dalla pietà dei familiari. Infine Giuseppe è il protettore della Chiesa universale, in qualità di “patriarca”, capo e responsabile della famiglia di Dio, formata da popoli resi fratelli dal “Padre nostro”. Perfetto capofamiglia, rimane l’ideale di ogni autorità, esercitata come servizio, nella Chiesa, nella società civile e
nel nucleo familiare. Egli continua a salvaguardare i beni supremi dell’umanità, la vita e la pace fraterna, sempre minacciati dai piccoli Erodi di ogni epoca. Questa è la visione alta che Don Alberione indicava di San Giuseppe ai suoi religiosi, per esortarli ad assumere il Santo di Nazareth come modello di vita e di azione (cfr. Preghiere della Famiglia Paolina); anche la grande lezione che Don Alberione ha inteso lasciarci, additandoci la figura esemplare di San Giuseppe, per le sue virtù . Anche noi in questo cammino sinodale lasciamoci modellare dalle virtù di San Giuseppe soprattutto da una fede operosa , dal coraggio che smuove le montagne, che fa trovare un giaciglio per partorire , anche per scappare di notte verso l’Egitto con un bambino in braccio . Guardiamo le tante mamme con i loro figli scappano da questa guerra atroce, per cercare riparo, cibo, dimora…
Il Papa nella lettera apostolica Patris Corde sostiene che San Giuseppe è anche l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. Affidiamoci all’intercessione di San Giuseppe , diventiamo anche noi uomini e donne di presenza operosa e creativa , Cooperatori di Dio.