La suora domenicana Klara Moes e gli Angeli

La suora domenicana Klara Moes e gli Angeli

don Marcello Stanzione

La mistica domenicana Klara Moes, nata nel 1832 a Bous nei pressi di Remich (Lussemburgo) e morta – dopo tante sofferenze vissute eroicamente, durante le quali poté somigliare a Cristo anche nelle stigmate – il 24 febbraio del 1895, nel monastero di Limpertsberg, da lei fondato, fu disconosciuta da viva e riabilitata solo dopo un processo ecclesiastico. Fu guidata ed istruita sin da bambina, in maniera tangibile e spesso anche visibile, dal suo angelo custode, ma ebbe anche in generale rapporti particolarmente familiari con gli angeli.

Scrisse nelle sue note autobiografiche al suo confessore: “L’amore e venerazione degli angeli mi furono trasmessi nel cuore sin dalla tenera età, maturando man mano che crescevo. La mia contemplazione per loro è continua, passano pochi attimi nei quali non penso e non parlo con loro, a volte con preghiere di ringraziamento, a volte con preghiere di richiesta. Non inizio nessuna opera, fosse essa anche insignificante, senza aver chiesto l’aiuto dei cari angeli. Dedico loro un giorno a settimana per venerarli in modo speciale; lo stesso giorno ricevo in loro onore la santa comunione. Non faccio trascorrere un mese, senza recitare le novene per la loro adorazione.. Come potrei non fare tutto per venerare ed amare i santi angeli, visto che hanno fatto così tanto per me e continuano tuttora a rivolgermi il loro tenero amore.”

Il primo biografo della suora Klara Moes, suo confessore da anni, J. P. Barthel, scrive: “Sin dal giorno del suo battesimo fu degnata di un rapporto pressoché ininterrotto con il suo angelo custode. Dio gli affidò il compito di conferire al suo protetto la prima educazione alla vita spirituale. Doveva istruire Anna – il nome di battesimo della serva di Dio, Klara Moes – nella preghiera orale e contemplativa, soffocare le sue inclinazioni sbagliate, decorare il suo cuore di virtù, proteggere la sua anima dalle influenze del male e tenere lontano tutto ciò che avrebbe potuto compromettere la sua purezza ed ingenuità.”

Una volta, la suora Klara Moes confessò: “Un padre ed una madre non possono prendersi più cura del loro figlio, di quanto non abbia fatto la mia guida, l’angelo custode, con me. Mi è stato padre per l’anima e il corpo e angelo consolatore in ogni afflizione. È stato tutto per me ed in me. Quando ero malata allora mi curava, ero stanca, allora mi rafforzava, quando ero triste e afflitta allora mi consolava, ero abbandonata, allora mi regalava la sua dolce presenza, quando ero afflitta da tempeste di dubbi, allora cercava di alleviarmele fin dove poteva; quando ero impegnata in un lavoro che superava le mie forze, allora accorreva in mio aiuto; nella preghiera era visibilmente a mio fianco e pregava con me, poi mi accompagnava nel lavoro. Mentre mi ordinò di dormire qualche ora la notte, si inginocchiò vicino al mio letto e pregava per me, quando arrivò il momento di alzarmi, mi svegliò con le dolci parole: ‘ Bambina, è ora di alzarti; il tuo sposo celeste ti chiama al suo servizio; alzati e sacrificati alla sua volontà divina! Esegui tutto fedelmente e con precisione riguardo a ciò che ti chiede! Accetta tutto con il massimo amore e gratitudine dalle sue mani, sia esso dolce o amaro! Tutto ti sarà di grande utilità!”

La bambina Anna Moes si raccomandava al suo angelo custode giornaliero con la seguente preghiera: “Santo angelo custode e fedele guardia della mia vita, al quale sono stata affidata da Dio, rimani sempre al mio fianco e tienimi lontano tutto ciò che ti ripugna! Aiutami e proteggimi perché io rimanga pura nell’ anima e nel corpo. Non accettare nulla in me che ti potrebbe rattristare! Quando commetto errori, rimproverali e puniscimi secondo il loro peso, perché io non li commetta un’altra volta! Ammoniscimi con dolcezza e rigore perché non possa trovare scuse di nessun genere! Rendimi umile, obbediente e condiscendente, perché io diventi una figlia del cuore di Dio e perché tu possa, quando sarà giunta la fine della mia vita, farti onore di me!”

L’angelo custode incitò la ragazza, molto concretamente in diverse situazioni, all’ubbidienza, ma anche a opere di penitenza. “L’educatore celeste, d’altro canto, non si lasciò distogliere dal rallegrare ogni tanto la sua protetta in modo singolare: “Ogni volta che ubbidivo al caro angelo e facevo tutto nel modo in cui mi era stato ordinato, allora mi invitava a conversare nella cerchia di molti angeli e a rallegrarmi con loro. Allora giocavamo come bambini piccoli.”

L’angelo custode introdusse la ragazzina Anna Moes anche nella sua straordinaria missione: “Nell’ottobre del 1833 apparve a Anna Moes l’angelo custode e le fece vedere un cuore rosso avvolto da una corona di spine: ‘Non temere, cara bambina, il Santo Redentore ti ha prescelto per partecipare in modo singolare alle sofferenze che gli vengono inflitte da persone empie nella sua santa Chiesa. Sopravverranno grandi ed incessanti afflizioni su di loro. L’inferno mobiliterà tutta la sua forza, per far sì che gli stessi figli della Chiesa si ribellino contro di essa e la perseguitino. Gli uomini si faranno ingannare e tentare, e cominceranno a correre furibondi contro la loro madre, la Chiesa, credendo persino di fare grandi opere perseguendola al massimo, ma il Signore degli eserciti celesti li farà correre fino alla loro rovina. Vedi, mia cara bambina, per tutto ciò, il Redentore divino cerca consolazione e aiuto da parte tua. Ti manderà numerosissime e pesanti sofferenze, ma non ti negherà mai il suo aiuto. È la sua divina volontà che tu sacrifichi tutte le tue sofferenze allo scopo che Egli ha scelto per te. Il Suo santissimo cuore dovrà essere la tua durevole dimora. Prega spesso e con ardore, che la contemplazione del dolce cuore di Gesù entri nei cuori delle persone benintenzionate, soprattutto in quelle della tua patria. Prega molto che il divino cuore di Gesù illumini le persone che si sono perse, perché loro abbandonino il sentiero della non fede e dell’immoralità! Invoca con fiducia il santissimo cuore di Gesù, perché mandi degni sacerdoti nelle viti del Signore perché dove sono bravi sacerdoti, ci saranno anche bravi cristiani.” “Con questo, la piccola sposa della croce era giunta ad un momento cruciale, gravido di conseguenze. Doveva impegnare tutta la sua vita in un cerchio di innumerevoli sofferenze di ogni genere, per la salvezza delle anime immortali. La fedele guardia la condusse in chiesa ai piedi dell’altare e la incitò a offrirsi completamente come sacrificio espiatorio, cosa che lei fece con grande disponibilità. Allora l’angelo pronunciò le importanti parole: ‘Ora, figlia mia, sei entrata nella scuola della sofferenza, che non lascerai prima del momento in cui la tua anima sarà condotta dal tuo fedele angelo al trono di Dio, per essere ivi incoronata dal tuo divino sposo.”

La sofferenza espiatoria destinata alla bambina ebbe inizio con una strana malattia agli occhi, che migliorò, un poco, solo nel 1840. Al suo posto si manifestarono, durante tutta la sua vita, altri dolori fisici e spirituali di qualunque genere. Anna Moes non solo veniva sempre consolata ed incoraggiata dal suo angelo custode, ma anche da altri angeli, perché il suo protettore un giorno le aveva detto: “Che il Signore le aveva mandato da ciascuno dei nove cori angelici il loro principe per proteggerla. Questi santi angeli le sarebbero stati inviati da Dio a seconda del tempo, degli eventi e delle necessità e che l’arcangelo Michele le avrebbe prestato grandi servizi e che, come grande condottiero invincibile, l’avrebbe protetta contro i nemici infernali. Per questo motivo era suo dovere assoluto essere grata ai nove cori degli angeli e in particolare all’arcangelo Michele e amarli e venerarli fortemente.”

La bambina venne preparata ed istruita, dal suo angelo custode, al voto di eterna verginità e purezza. Fu di nuovo l’angelo custode che la aiutò in maniera vistosa nei preparativi per la prima confessione e per la prima santa comunione.

Dal giorno della sua prima comunione, Anna Moes assistette ogni giorno alla Messa.

La scuola per lei durò molto poco. Presto fu coinvolta nel lavoro, un ambito dove realizzò in modo commovente il motto “ora et labora”, secondo le indicazioni del suo angelo custode: “Quello che mi ha reso particolarmente facile l’unione fra lavoro e preghiera, furono gli insegnamenti degli angeli sui segreti di Gesù sulla terra. Quindi mi abituai, durante le mie diverse occupazioni, a immaginarmi il Redentore che lavorava nella sua infanzia oppure a contemplare un determinato segreto della sua vita. In questo modo riuscii nella mia infanzia, quando gli angeli mi incitavano ai lavori domestici, a visualizzare vivamente il divino bambino Gesù come serviva sua Madre in mansioni simili, com’era preoccupato a fare esattamente quello che sua Madre gli aveva incaricato, rimanendo allo stesso tempo sempre unito con la volontà del Padre Celeste. Inoltre gli angeli mi insegnavano ad offrire il mio lavoro come preghiera, in unione con i lavori del Figlio al Santo Padre, talvolta per questo, talvolta per quell’altro scopo. Cercavano di ottenere sempre, che io facessi tutto in onore di Dio senza che l’egoismo si intrappolasse nelle mie azioni.”

Il 20 gennaio del 1850, la diciottenne Anna Moes si sposò misticamente con Cristo. Il 20 giugno dello stesso anno ricevette da Cristo il messaggio che avrebbe dovuto fondare un monastero domenicano. In seguito il Signore sollecitò la sua sposa frequentemente “di pregare e soffrire per uno nuovo slancio e la rinascita dell’ordine domenicano, nello spirito originale del suo santo fondatore. Anna fu completamente ignara di come avrebbe dovuto realizzare tutto ciò, ma si fece condurre umilmente al compito per il quale era predestinata.

Nel 1856 Anna Moes raggiunse suo fratello sacerdote Michele Moes, diventato vicario a Siebenbrunnen e si occupò della casa nel suo modestissimo appartamento fino alla sua precoce morte, avvenuta l’11 luglio del 1858. Durante questo periodo, la serva di Dio continuava a condurre sempre una commovente vita di penitenza e sacrificio.

Dal 1860 iniziò poi il graduale e faticoso processo della fondazione del monastero sul Monte Limperto, incaricatole dal Signore. Si trattava della lotta fatale per il riconoscimento e la realizzazione, da parte della chiesa, del suo compito di vita nella comunità del terzo ordine di san Domenico, al quale apparteneva Anna Moes come suora Maria Domenica Clara della Santa Croce e come madre priora del suo ordine.

Non solo equivoci e disconoscimenti da parte degli uomini accompagnavano Anna Moes nel suo percorso della fondazione del monastero, bensì anche aggressioni nemiche da parte dell’inferno. “Le lotte sataniche e le persecuzioni duravano nel suo caso, con brevi interruzioni, tutta la vita. L’entità e la forza variavano in modo innumerevole. Esse le fornivano ampie possibilità di esercitarsi in azioni di devozione eroica e pazienza nonché imperturbabile fiducia in Dio.” Non posso descrivere ciò che la mia anima ha dovuto subire dal 1860 fino ad oggi (1879) da parte dell’inferno,” scrive la suora Klara Moes in un racconto, redatto su incarico del suo confessore. Con commovente gratitudine ricorda anche l’aiuto straordinario, ricevuto su intercessione della Regina degli santi angeli. “Alla mia cara dolce Madre Maria devo: 1. l’assegnazione di diversi angeli sul mio percorso pericoloso e sofferto; 2. sin dall’infanzia ho coltivato contro il peccato e soprattutto un odio contro la santa purezza in me; 3. i progressi fatti nel bene e la devozione alla volontà di Dio durante le mie afflizioni interne ed esterne, che fossero le mie vie anche penose e tormentate; ma questa grazia ha fatto sì che non ho mai dovuto chiedere al Signore di liberarmene, gli ho solo chiesto il dono della fermezza; poteva fare di me quello che voleva; 4. devo a lei, la Beata vergine Maria in gran parte le vittorie che ho ottenuto nelle mie disperate battaglie con l’intero inferno; 5. l’8 dicembre del 1873 mi concesse finalmente la grazia di liberarmi dagli spiriti impuri, che durante gli ultimi 12 anni mi avevano torturata nei modi più terribili.” La vita terrestre di questa mistica dell’ordine domenicano finì il 24 febbraio del 1895